Scultura romanica a Vezzolano

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arco in pietra

Ministero per i beni e le Attività Culturali
Direzione Regionale
per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte
Soprintendenza
per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte
Fondazione Cassa di Risparmio di Asti

Santa Maria di Vezzolano
Prosegue la mostra
La Materia e l’Invenzione
Scultura Romanica nel Monferrato
La mostra è aperta solo per gruppi in visita guidata
Telefonare al 011.9872463

Son trascorsi più di venti anni dalla pubblicazione del censimento delle chiese romaniche delle campagne astigiane che la Soprintendenza, allora per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte, avviò con il preciso intento di focalizzare l’attenzione delle parrocchie, degli enti locali e delle altre istituzioni su questo raro patrimonio architettonico, che punteggia il dolce paesaggio collinare astigiano.

Una felice connessione di eventi legati alla celebrazione del Grande Giubileo Anno 2000, portata avanti con determinazione dalla Soprintendenza e dalla Provincia di Asti, rese possibile il restauro di dodici chiesette, grazie anche alla munificenza delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Asti e di Torino.

I lavori, condotti sotto l’alta sorveglianza delle competenti Soprintendenze con le garanzie scientifiche che la preziosita dei singoli monumenti richiedeva, consentirono l’osservazione ravvicinata delle sculture ricavate nelle tenere arenarie, eleganti e spesso bizzarre, elementi che nella consuetudine costruttiva romanica adornano le strutture architettoniche, costituendone insieme la ossatura e l’abbellimento.

Delle più significative figurazioni sono stati tratti dei calchi (prassi con saggezza operativa già sperimentata dal d'Andrade nell’ultimo scorcio dell’Ottocento), nell’intento di conservarne l’attuale aspetto. Difatti il materiale da cui sono ricavate le sculture è assai fragile, ed è purtroppo sufficiente una non tempestiva manutenzione, o la stessa azione eolica, per logorare queste superfici lavorate quasi a bulino. Per consentire ai visitatori l’emozione di una ravvicinata visione di queste opere d'arte, poco percepibili in quanto di norma collocate in alto, si espone qui una campionatura di calchi di elementi scolpiti tratti da quattro chiese: San Giorgio di Casorzo, San Secondo di Cortazzone, San Nazario di Montechiaro d’Asti, San Nicolao di Settime. Le sculture sono state scelte per sottolineare il sapido repertorio iconografico che pesca nella terragna cultura contadina, ma soprattutto con l’allestimento della mostra si è voluto ricostruire l’atmosfera di un cantiere edile medievale anche per porre in evidenza la tecnica di lavorazione delle pietre operata da quei remoti, abili artigiani, che con fluidità passavano dal ruolo di scalpellini a quello di magistri doctissimi.

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