Castelnuovo Don Bosco, 15.10.2006
Memoria del Cav. Mario Bargetto
redatta in occasione dell’inaugurazione
della Nuova Sede della C.R.I. di Castelnuovo D.B.
Penso che in questa occasione sia giusto ricordare e tentare di fare una cronistoria e del Soggiorno per Anziani “San Giuseppe” e della C.R.I.
Nel periodo del dopo-guerra (1948-1960), l’amministrazione comunale fu retta dal Partito dei Contadini con Sindaco il Cav. Bava Stefano e Vice-Sindaco l’americano Savio Luigi e la D.C. in minoranza di pochi voti. Il Dr. Pietro Andriano, segretario della D.C. di , pensò ed ebbe allora il coraggio di fare una lista con il simbolo crociato della D.C. Vinse le elezioni (1960-1964) con Sindaco il Cav. Musso Giuseppe, originario di Bardella, “Cascine Grosse”, dette “Piazza Castello” (e cioè il centro di Bardella), e Vice-Sindaco Musso Domenico. Il Partito dei Contadini (Bava – Savio) era di minoranza.
Il sindaco Musso era proprietario del famoso negozio alimentari di Torino detto “Alimentazione Torinese”, sito in Via Andrea Doria, angolo Via Lagrange, con attiguo il Ristorante “Bel Turin”, pure sua proprietà.
In quegli anni tutti i paesi sotto i 3.000 abitanti avevano pensato di proporre come Sindaci delle persone nate nel paese, ma andati da giovani a Torino. C’era in loro l’ambizione di fare qualche cosa per il paese di origine, ma se non erano già in pensione il tempo da destinare al lavoro di Sindaco per loro era poco e i compaesani non avevano a disposizione il Sindaco tutti i giorni per esporre i vari problemi del paese e delle frazioni, specialmente i lavori da fare sulle strade comunali e vicinali. Così, trascorsi i quattro anni, si pensò bene di ritornare a puntare su persone del posto.
Nel 1964 la D.C., sempre con segretario il Dr. Andriano, presentò una lista con Sindaco il Cav. Musso Domenico; la seconda lista era quella del Partito Socialista Democratico, con il Cav. Pietro Magnone. Il Partito dei Contadini invece non si presentò con una propria lista per motivi di età e di salute. Vinte le elezioni, il Consiglio, con Sindaco il Cav. Musso Domenico, risultò composto dal Vice-Sindaco Bargetto Mario, dagli Assessori Filipello Alberto, Bertagna Eugenio, Serra Carlo di Mondonio e Maglione Pietro (rappresentante della minoranza). Così tutto funzionò sempre in comune accordo. Non ci furono battaglie di maggioranza e minoranza; le delibere di giunta, ratificate, in quel tempo, dal Consiglio, andarono sempre avanti senza problemi.
E bene ricordare anche i nomi dei Consiglieri: per la maggioranza, Musso Carlo di Mondonio, Cerniti Domenico di Ranello, Gianoglio Sandro di Morialdo, Matta Giuseppe, Barbaso Paolo, Bargetto Gino (Società), Cav. Musso Giuseppe; per la minoranza, Cav. Pietro Magnone, Salvà Dino, Cafasso Ugo.
Segretario Comunale: Rag. Delio Accomero.
In quei tempi il Personale era così composto: in ufficio vi erano Rizzi Pino, guardia; Penna Giovanni, messo; Aiassa Mario; Sig.a Bava; cantonieri comunali erano Emanuel Felice, Nervo Angelo, Giacomini Nino; non in organico, Materazzi Livio, Francesco Arato (per Mondonio).
Con i cantonieri vennero fatti molti lavori in muratura: Via Caretto, fognatura della Bialera (dalle mura di Magnone al campo sportivo), fognatura del Casot, lavori vari alla Fonte Solforosa, a Ranello, a Mondonio, a Morialdo, a Nevissano. Tutti lavori eseguiti oltre al solito lavoro proprio dei cantonieri: fossi, ghiaia in autunno, pulizia delle strade del paese e delle frazioni, spalatura della neve in paese, con l’appaltatore, il trattore e il “Lesun” (Michele Bargetto) per le strade comunali e le frazioni; lavori al cimitero (riesumazioni, chiusura loculi).
I lavori compiuti a Mondonio furono numerosi: muro di sostegno della strada che dal Peso va verso il Paese Alto, fatto da Felice e Angelo con l’aiuto di Arato Cichin; muro di sostegno del giardinetto che delimita la piazza, compresi i gabinetti, pure eseguito da Felice, Angelo ed Arato; fognatura della strada verso Pino, strada S. Rocco, fatta da Angelo e Giacomini; muretto di cinta del Vecchio Cimitero, dove era stato sepolto S. Domenico Savio, realizzato da Angelo, Arato, Materazzi e Giacomini. Nel punto esatto dove era stato sepolto S. Domenico Savio venne piantato il pino che esiste tuttora.
Durante questi ultimi lavori, Emanuel Felice cadde sulla strada di Nevissano con la lambretta, producendosi una brutta frattura; rischiò anzi di aver amputata la gamba fratturata, perché era già stata congelata in Russia. All’ospedale di Chieri volevano tagliare la gamba, ma Felice non era d’accordo. Vista la situazione grave, decisi d’interessarmi e, venuto a casa, quella sera per caso trovai Teresa Andriano, sorella del Dr. Andriano; e lei, che a Torino aveva molte conoscenze, mi disse: «Telefono a una mia amica, che conosce un ortopedico molto bravo: il Dr. Tenef, russo». Il giorno dopo mi disse: «Sì, è disposto a prendere Felice e lo ricovera al Vecchio Ospedale S. Giovanni, ancora in parte in funzione». Lo portai a Torino e la gamba fu salva; e Felice andò in pensione e finì i suoi giorni, molti anni dopo, con le sue gambe.
Si avvertiva la necessità di fare qualche cosa per l’Ospedale S. Giuseppe, l’ente di carità per gli anziani del paese, situato vicino alla Chiesa dei “Batù”, e cioè S. Bartolomeo. Esso era stato aperto nel 1875 dal Sindaco di allora, Geom. Comm. Aventino Musso, e dal Parroco, Don Giovanni Battista Rossi, nella casa del Signorotto del paese, il Cav. Pescarmona, fondatore parimenti dell’Asilo “Pescarmona”. L’apertura “ufficiale” aveva avuto luogo nel 1880. I tempi però erano cambiati: le famiglie si erano fatte sempre più piccole e venivano a mancare le persone per assistere gli anziani in casa. Si pensò così ad una nuova costruzione fuori del Paese, che risultasse comoda per arrivarvi con le macchine ed offrisse più spazio come posti letto: i 25 posti del Vecchio Ospedale S. Giuseppe infatti non bastavano più!
Intanto il Veterinario Pietro Andriano viene eletto Consigliere Provinciale di Asti nel Collegio di Castelnuovo, Montafia, Roatto, Maretto, Buttigliera, Pino d’Asti, Moncucco, Bersano, Albugnano e, dopo una legislatura, viene nominato Presidente della Provincia di Asti. Egli porta sempre in cuore il suo Castelnuovo e i paesi limitrofi. Viene così a sapere che ad Asti c’è un ufficio degli “Aiuti Intemazionali” (A.A.I.I.), con sede centrale a Roma; ne era Presidente il fratello di Papa Montini, Prof. Giovanni Montini: un Ente che era la continuazione dell’U.N.R.A., l’istituzione nata per aiutare le nazioni europee della guerra 1940-1945. Questo Ente aiutava gli Asili e le Case per Anziani, con generi alimentari e anche con aiuti in denaro, in parte a fondo perduto e in parte pagando un interesse del 3%, da restituire poco alla volta a scadenza. La cosa interessò tutti noi del Consiglio ed anche il Segretario Comunale, Geom. Giovanni Ravinale, che nel frattempo aveva sostituito il Rag. Delio Accornero, passato al posto di Ravinale a Pino e Passerano.
Nel vecchio Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale si erano alternati come Presidenti i castelnovesi Savio Eugenio (Baina), Roffinello Carlo (Vini), e altri, tra cui Bassi Santino: questi aveva sposato la figlia di Felice Picollo, Carla; fu daziere e fu anche consigliere dell’Ospedale per molti anni.
Dopo la vittoria della lista D.C. del 1964, io feci il nome del Dott. Giuseppe Cafasso, in pensione, già segretario-capo per 40 anni della Provincia di Torino, persona molto stimata nel suo ambiente a Torino, però poco conosciuta nel suo paese di origine. Lo conoscevo da molti anni ed ero sicuro che avrebbe avuto il coraggio e la volontà di svolgere bene la responsabilità di Presidente dell’ospedale, con l’idea di fare una nuova costruzione di 100 posti.
Con l’appoggio del Dr. Pietro Andriano, Presidente della Provincia, si pensò di tracciare la circonvallazione con partenza dal Cimitero ed arrivando, senza danneggiare le proprietà, fino a Piazza Dante. Questa nuova strada tagliava il percorso della strada detta “del Barol” (un Ostino della Frazione Freis, verso Bardella, faceva il trasporto solo vini, forse anche Barolo, con un po’ di vanto, dal Monferrato a Torino!). La continuazione di questa strada portava nella zona detta “Autin” (Alteno). In questa zona quattro proprietari erano d’accordo di vendere il terreno pianeggiante: erano i Sigg. Marchisio Giovanni (Era), Filipello Berto, Rovello (della Consolata), Bertagna Albino.
Si deliberò così, da parte dell’Ente, l’acquisto dei terreni e il progetto per il nuovo Soggiorno Anziani Giuseppe. Tramite l’Ufficio Provinciale dell’“A.A.I.I.” si avviò la pratica per i milioni necessari per la realizzazione del progetto. Sempre su consiglio dell’“A.A.I.I.” di Asti e di Roma, per il progetto venne incaricato l’Architetto Bini di Milano, perché aveva già progettato costruzioni, come la nostra, in varie località del Veneto: perciò risultava firmatario di progetti già approvati in quelle città sempre per conto dell’“A.A.I.I.”
I costi si aggirarono sui 350/360 milioni, tutto compreso (mobili, eco.). Il contributo ottenuto fu di 150 milioni ad interesse del 3% con fideiussione da parte del Comune, per non avere il carico degli interessi.
In merito alla fideiussione, devo dire che il Cav. Musso Giuseppe non era molto d’accordo. Egli, come amministratore di negozi e ristoranti, diceva che nel 1961, in occasione dei festeggiamenti per i 100 anni dell’unità d’Italia, a Torino aveva servito al Valentino, nel ristorante improvvisato, molte migliaia di persone; sosteneva pertanto che noi, come amministratori del Soggiorno, non eravamo all’altezza di dirigere un Ente così grande. Dopo molte parole, ricordo che il consigliere di Mondonio, Musso Carlo – proprietario della macchina “èèda bate ’l granàà” quando era più giovane – prese il foglio di carta bianco che il messo comunale aveva messo davanti ad ogni componente del consiglio; con una biro fece un piccolo segno nero in mezzo al foglio e, avendo vicino di posto il Cav. Musso Giuseppe, glielo portò davanti; e questi disse: «Cosa vuol dire? è un foglio bianco con un puntino nero!». Il nostro “saggio”, che forse aveva fatto 5a elementare, rispose con voce alta che tutti sentissero: «Il puntino nero sono i problemi che ci saranno per la costruzione e la conduzione della casa, però il bianco è il “bene” che questa Casa può portare per la gente di Castelnuovo e paesi vicini». Si passò ai voti e la fideiussione fu deliberata a favore dell’Ente.
La prima pietra venne messa nel mese di aprile 1970.
Nel maggio 1970, in occasione delle elezioni comunali, provinciali e regionali, la lista D.C. perse le elezioni per una decina di voti. Vincente fu la lista degli Indipendenti capeggiata dal Dr. Como, Veterinario, e dal Geom. Valerio Cagliero; io, Bargetto Mario, risultai di minoranza, con 7 consiglieri su 15.
L’appalto dell’Ospedale era stato vinto dall’impresa “Bai” di Chieri e i lavori iniziarono nell’estate. Durante detti lavori, vista la serietà degli Amministratori dell’ospedale (Dr. Giuseppe Cafasso, Presidente; Geom. Giovanni Ravinale Segretario e il Sindaco, Geom. Valerio Cagliero), gli “A.A.I.I.” destinarono una ulteriore cifra di 25 milioni e, un paio di anni dopo, altri 25 milioni a fondo perduto. Si arrivò così a 200 milioni.
Il Presidente, Dr. Giuseppe Cafasso, nel frattempo studiò anche un prestito da parte dei privati, prestito detto delle “Prenotazioni”, riconosciuto dalle autorità di controllo degli Enti di carità (Prefetto, ecc.). Si trattava di 2 milioni, a cartella nominativa, all’interesse del 5%. L’iniziativa incontrò molto interesse da parte di chi era già di una certa età, oppure riteneva di avere bisogno, in avvenire, del Soggiorno per anziani S. Giuseppe. La cifra raccolta con il prestito delle “Prenotazioni”, anche se non ricordo con precisione, fu molto alta.
Verso la fine dei lavori il Presidente Dr. Cafasso pensò di ricorrere ad un ulteriore mutuo di qualche milione e finì per pareggiare la cifra mancante versando di tasca sua 20 milioni senza interessi.
Queste cose è bene che si sappiano. Detta somma fu rimborsata quando io ero Vice-Presidente e responsabile del Personale (1977-1995), con un grande “Grazie”, ma senza interessi, proprio come era stato promesso, anche se le possibilità c’erano, dopo 10 anni di gestione oculata da parte del Dr. Cafasso, davvero un buon amministratore!
Dopo la morte del Dr. Giuseppe Cafasso (luglio 1989) e del Dr. Cagliero Spirito, il Consiglio del Soggiorno S. Giuseppe fu formato dal Dr. Carlo Gai di Passerano come Presidente, da me come Vice-Presidente e Direttore, dai Consiglieri Dr. Turco Renato, Sig. Bassi, Sig. Mario Gilardi, Geom. Stuardi, Dr. Tessore, Ortopedico, Sig.a Neccia Burdese Ravinale, e dal Segretario Comunale Geom. Balletto Felice.
Il Dr. Gai, dopo la morte della giovane figlia per parto, ebbe un grave infarto e rassegnò le dimissioni. Il Sindaco, Geom. Giovanni Ravinale, propose allora, come Presidente, il Dr. Mottura, padrone della Cascina di Cornareto, Vice-Presidente e Responsabile del Personale Mario Bargetto, Consiglieri: Sig. Bassi, Ing. Gola, Dr. Turco Renato, Prof. Tessore, Sig.a Nuccia Burdese Ravinale, Sig. Gilardi Mario; Segretario il Dr. Elia Calogero Pirriatore. Per interessamento del Dr. Mottura, sfruttando la sua esperienza nel settore delle costruzioni e le sue conoscenze e capacità, nel 1995 si deliberò la costruzione della seconda parte del Soggiorno.
A questo punto ritengo utile spiegare il motivo per cui il Dr. Pietro Andriano nel 1964 volle come Sindaco di Castelnuovo Don Bosco il Cav. Musso Domenico. Questi era un tesserato della D.C. fin da quando era nata la sezione con a capo Sandro Allamano (“musparun”), al termine della guerra 1940-1945.
Con le giornate calde gli abitanti del paese erano soliti da sempre passare qualche ora nella “Lea” (cioè Viale Margherita) a godersi un po’ di riposo e di fresco. Molti bambini giocavano; vi era pure qualche donna, non molte però – in quei tempi le donne attendevano ai lavori di casa, sbrigando le faccende che non avevano il tempo di fare nei giorni lavorativi.
Dopo la caduta del Fascismo e di Mussolini (1943) e durante il tempo cosiddetto “dei Partigiani”, il giorno 20 agosto 1944, ci fu un rastrellamento a Castelnuovo.
Verso le ore 16 arrivarono molte camionette con i Tedeschi delle S.S. e i Repubblichini. Mi ricordo di avere visto anche un cannoncino trainato da un mezzo pesante (un camion). Venivano da Chieri. Si fermarono in Piazza Dante e si misero a sparare all’impazzata giù della “Lea”. La gente prese a gridare spaventata e ci fu un fuggi fuggi generale verso la Bialera del Mulino Vittoria e, oltrepassato il Rio Traversa, per i prati dell’Autin. Vari furono i feriti, donne e uomini.
Il figlio di Domenico Musso, Gianni, di 14 anni, si trovava anche lui giù per la “Lea” e si era messo a correre, con altre persone e ragazzi, arrivando fin verso i campi dove adesso sorge il Soggiorno Anziani S. Giuseppe.
Nel frattempo i Tedeschi e i Repubblichini passavano al setaccio tutte le case del Paese, arrivando anche fin verso la Chiesa di S. Andrea. Il loro intento era di trovare dei Partigiani. Affacciandosi dal muraglione del Vecchio Municipio e Ospedale S. Giuseppe, videro la gente che nei prati e campi dell’Autin correva per allontanarsi sempre di più. Tra questi c’era anche Gianni, il figlio di Domenico Musso. Purtroppo, con un fucile a lunga portata, i militari colpirono il ragazzo a morte. Maria Gilardi, la mamma di Giovanni Gilardi, che era nei paraggi per accudire all’orto e aveva con sé una carretta a mano, lo caricò e lo portò da Maria Musso, moglie di mio zio Mario Montefameglio (Ristorante Gelateria); dopo poche ore però il giovane morì dissanguato. Per questa grave tragedia Domenico Musso è sempre stato ben voluto nel paese e il Dr. Andriano pensò di affidargli la carica di Vice-Sindaco con Musso Giuseppe nel 1960, e di Sindaco nel 1964.
In questo contesto, desidero ricordare pure un altro fatto importante per me. Mio padre, Bargetto Luigi, era anche lui in Piazza Dante con gli amici in quella circostanza. Con l’arrivo dei militari, essi furono tutti radunati nella Piazzetta davanti all’attuale Banca di Novara. Gli amici erano Jo Dalbesio, l’americano, Carlin Mosso, “sarun”, e Don Turco Giovanni. Quella dei Turco era una famiglia di emigrati in America (S. José e S. Francisco): Dr. Angelo Turco, medico; Avv. Turco Renzo; lo stesso Don Turco, che era stato insegnante d’italiano a S. Francisco. Questi sapeva molte lingue, anche il tedesco.
Il comandante dei militari, avvicinatosi al gruppo, disse qualche parola in tedesco. Don Turco rispose pure in tedesco, spiegandogli che in paese non c’erano partigiani. Il comandante restò sorpreso e si mise a parlare con lui.
Nel frattempo i militari avevano ordinato a tutti di rivoltare le tasche dei pantaloni per vedere se avevano dei fazzoletti rossi. Tutti avevano fazzoletti bianchi, ma niente rossi. Il comandante commentò la cosa benevolmente e rinunciò, sollecitato anche da Don Turco, a caricare qualcuno sui camion per portarli come ostaggi a Chieri e poi forse anche in Via Asti a Torino in prigione.
L’Avv. Renzo Turco fu poi un grande benefattore del Pensionato S. Giuseppe e della C.R.I di Castelnuovo Don Bosco. Ricordo che l’Ambulanza, con la scritta: «Avv. Renzo Turco e Margherita 1980», era stata donata dalla sua generosità. Madrina la Sig.a Ada Turco, moglie del Dr. Renato Turco.
Sento poi anche il bisogno di precisare come sono andate le cose per le due cascine Clerico. Il Colonnello Enrico Clerico, proprietario delle medesime, abitava, con la famiglia che annoverava molti antenati militari, a Torino in Via Della Rocca. Egli aveva sposato una Castelnovese, Maria Musso, sorella del farmacista Dr. Vittorio Musso, dell’Ing. Mario Musso e del medico Dr. Umberto Musso. Dal matrimonio era nato Augusto, che, dopo la Laurea, sposò Carlotta Pellosio; questi due però non potevano avere figli.
Durante la guerra 1940-1945 il Colonnello Enrico, che aveva conosciuto Don Bosco, venne a morire, lasciando scritto che tutta la proprietà doveva andare per beneficenza ai Salesiani di Don Bosco.
A Castelnuovo, morto Don Bosco nel 1888, il suo Primo Successore, il Beato Don Michele Rua, aveva aperto un collegio per giovani che desiderassero farsi prete. Questi ragazzi arrivavano da tutte le parti dell’Alta Italia, specialmente veneti, lombardi. Anche molti giovani del paese approfittavano di questa scuola per continuare gli studi o, anche solo, fare qualche anno di scuola in più delle elementari. Pure i ragazzi dei paesi vicini ne approfittavano e molti si consideravano ex-allievi salesiani dell’istituto Paterno di Castelnuovo Don Bosco. Si faceva per questo anche la Festa e il pranzo, tutti gli anni, fino al 1990.
Prima della guerra 1940-1945 Direttore dell’istituto era Don Giuseppe Stella, siciliano di nascita. Egli fu un grande Direttore. Saputo dalla Sig.a Maria Musso Clerico della disposizione del marito, con i ragazzi dell’istituto, al giovedì, in occasione della passeggiata settimanale dei ragazzi, si recava spesso – magari forse non proprio tutti i giovedì – alla cascina Tambornino. Dopo corse e salti per i prati e nel bellissimo Parco, la Sig.a Clerico offriva a tutti d’estate bevande fresche e d’inverno the caldo con biscotti. Immaginarsi la gioia dei ragazzi e degli assistenti!
Però le strade di Nostro Signore non sempre sono le nostre. L’Ing. Augusto Clerico si ammalò di tumore al polmone e le cure di quei tempi, purtroppo, difficilmente risolvevano il problema. L’Ingegnere morì. A nulla valsero nemmeno le preghiere a Don Bosco e il lumicino al quadro del Santo che la Mamma con molta cura cercava di mantenere acceso, addirittura con olio ricavato dalle noci di produzione propria.
I mezzadri, la famiglia Moglia, da molti anni al lavoro in questa proprietà, prima alla cascina Gallo e dopo alla cascina Tambornino, erano una famiglia numerosa di fratelli e sorelle: Sandro (1910), Angelo (1911), Romano (1914), Giovanni (1920), Teresa (1915), Erminia (1916).
Io sono andato per molti anni tutti i giorni a prendere il latte dai Moglia: intanto portavo il giornale alla Sig.a Clerico e si parlava di Castelnuovo e dei fatti di quei giorni di guerra. Un giorno trovai tutta la famiglia Moglia in pianto: avevano ricevuto dai carabinieri il telegramma che Romano era morto in Jugoslavia. Sandro era militare e Angelo e Giovanni erano a casa con le sorelle e la mamma. Davvero brutti giorni per tutti!
Intanto Madama Clerico aveva, in cuor suo, un grosso cruccio: la sua famiglia era sì d’accordo che tutto doveva andare ai Salesiani, ma Don Bosco non aveva fatto guarire il figlio! Queste le sue testuali parole. E non sapeva cosa fare. La moglie di Augusto non poteva intervenire per niente sulle decisioni della suocera perché carattere altero e forte. Solo lei poteva e doveva decidere a chi dovesse andare la proprietà non da poco, ovviamente tenuto conto di quello che per legge spettava alla nuora.
Un giorno, dopo molti mesi, mentre era con il giornale “La Stampa” in mano per leggervi le notizie, lo allontanò d’improvviso con rabbia e mi disse: «Ma a Castelnuovo cosa c’è a cui si possa lasciare delle proprietà?». Io, con molto rispetto, feci i nomi dei Salesiani, della Parrocchia, del Comune, dell’Asilo Infantile, dell’ospedale. Madama Clerico non parlò; mi salutò e tutto finì lì. Passarono molti giorni, non ricordo quanti; mai si parlò più di questa cosa. A volte portavo il giornale e lei stava mangiando, aiutata da Teresa Moglia. Si parlava di tutto, ma di questo mi disse mai niente, chiusa com’era nel suo dolore.
Dopo qualche mese, un giorno che, con molta voglia di parlare, avevo capito che doveva avere deciso sul da farsi delle proprietà Clerico, mi disse: «Mario, ho deciso: lascio tutto alla Casa di Riposo S. Giuseppe. Però voglio che le Suore Giuseppine siano in numero tale da potere assistere gli ospiti interni e fare assistenza in casa di privati quando ci sono ammalati gravi, come fanno le Suore di Moriondo del Cottolengo». Queste sono state le precise parole che la Sig.a Clerico ha detto e penso che questa sua volontà di assistenza alle persone bisognose sia stata realizzata non solo nel Castelnovese! Grazie, Madama Clerico!
Famiglia Clerico – Tamburnin:
Colonnello Andrea Clerico 1830-1893; sua moglie Sig.a Giuseppina Tiole Clerico 1840-1899;
Il figlio Col. Enrico Clerico: 1859-1944; sua moglie, Sig.a Maria Musso Clerico: 1875-1948; Benefattrice del S. Giuseppe.
Il figlio Ing. Augusto Clerico: 1891-1947; sua moglie, Sig.a Carlotta Pellosio Clerico: 1906-1981.
1972: Inizio Croce Rossa Italiana gruppo di Castelnuovo D.B. (Comitato di Asti). Dr. Carlo Ottino, Delegato; Volontari: Marengo Gino, Marengo Franco (guardia comunale), Musso Giuseppe (guardia comunale), Musso Gian Franco. Posto macchina: sotto un capannone di Viilata Pino e Viilata Eugenio, detti “Marghé”.
1975: Elezioni Comunali, Provinciali e Regionali: Dr. Pietro Andriano, Presidente della Provincia; Geom. Giovanni Ravinale, Sindaco di Castelnuovo D.B., lista D.C.; Vice-Sindaco: Bava Teresio.
Pensionato S. Giuseppe: Presidente: Dr. Giuseppe Cafasso; Consiglieri: Bassi Conte Giovanni (Falegname), Andriano Angelo, Sig.a Clerico.
Con la vittoria della lista D.C. con Sindaco il geom. Giovanni Ravinale,1 terminati i lavori del nuovo edificio, si pensò di spostare subito tutti i 25 ospiti del Vecchio Ospedale. Il giorno stabilito fu il 1° settembre 1975. In poco tempo furono occupati tutti i 90 posti-letto, che dopo qualche anno divennero 100, con la sistemazione di 10 posti nel reparto detto delle Suore. Si era pensato infatti di trovare qualche ordine religioso disponibile; ma non fu così!
Con il consenso dell’amministrazione fu subito accettata la proposta della C.R.I. di portare l’ambulanza nei locali del Soggiorno. Era giusto così, essendo questo il posto che aveva più bisogno di servizi, specialmente servizi di emergenza; e poi il locale era riscaldato e la macchina era sempre pronta alla partenza. I dipendenti Marengo Gino, Lupo Franco e Scaglia Corrado, obbiettore2, volontari C.R.I., erano autorizzati, con delibera del Consiglio, di assentarsi dal lavoro per partire subito in caso di necessità e, soprattutto, per essere in regola con la Prefettura, che controllava le delibere.
Il Delegato C.R.I. Dr. Ottino, alla scadenza dei cinque anni 1972-1977, decise di rassegnare le dimissioni. Dopo un po’ di mesi, il Sindaco Ravinale segnalò ad Asti e poi a Roma, alla C.R.I., la persona di Bargetto Mario, che venne nominato Delegato nell’aprile 1977.
La 1a ambulanza venne offerta dalla Cassa di Risparmio di Torino. Agenzia di Castelnuovo D.B., dietro interessamento del Direttore, Rag. Giovanni Bisoglio.
La 2a ambulanza venne offerta dall’Avv. Turco Renzo e Margherita, zii di Renato Turco.
La 3a ambulanza venne offerta da Villata Luciano e Lorenzon Laura.
la 4a ambulanza, in ricordo di Graglia Riccardo, venne offerta dalla moglie Maria e dal fratello Alfredo.
Il mio Volontariato a Castelnuovo, dapprima come organizzatore di attività sportive (calcio, bocce, tamburello, sollevamento pesi, ecc.), cominciò quando il Dr. Andriano mi prese fra le sue “grinfe” nel 1955 e continuò così fino al 1995.
A conclusione di quanto ho qui potuto scrivere come “Memoria” con sincerità ed obbiettività, sento il dovere morale di fare riconoscente ricordo e dare ampio attestato di benemerenza a quanti mi sono stati vicini. Non ho mai preteso di essere un lavoratore solitario. Quanto è stato fatto è stato proprio un magnifico lavoro di squadra! Come Sindaco, sento il bisogno di dire il mio “grazie!” al Segretario Geom. Giovanni Ravinale, a tutti gli impiegati, guardie, messo, cantonieri; a tutto il Personale del Soggiorno S. Giuseppe, e a tutti i Volontari della C.R.I. Grazie di cuore!
Mario Bargetto
1 Il geom. Giovanni Ravinale era passato alla Regione Piemonte con il Presidente Aldo Viglione; la carica di Sindaco era però compatibile con questa sua posizione. Torna al testo ↑
2 Scaglia Conrado è stato il primo obbiettore a prestare servizio al Pensionato, ben voluto ed apprezzato da tutti gli ospiti. Torna al testo ↑