Bollettino della Comunità Parrocchiale
Sant’Andrea Apostolo
Assunta 2014
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La chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo
Patrimonio mondiale della cristianità.
Ho riportato le immagini così come compaiono nella stampa del bollettino. Ad alcune ho affiancato anche foto mie. M.P.
La Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea è il monumento di Castelnuovo che maggiormente ne conserva la storia, dalle fondamenta medioevali alle glorie dei Santi castelnovesi degli ultimi due secoli passati.
Il santo patrono di Castelnuovo
La chiesa parrocchiale di Castelnuovo Don Bosco è dedicata a Sant’Andrea Apostolo, fratello di Simon Pietro. I due fratelli erano pescatori e furono i primi discepoli che Gesù chiamò a seguirlo (Mt 4,18 e Mc 1,16). Andrea fu l’apostolo che ha condotto a Gesù il ragazzo che aveva i cinque pani e i due pesci con cui Egli sfamò i cinquemila uomini che lo avevano seguito in Galilea (Gv 6,9). Questa figura di apostolo, che è anche il patrono del nostro paese, ha aiutato tutti i nostri ragazzi e specialmente i nostri santi a donare a Gesù tutto quello che avevano ed erano.
Le origini della chiesa
La chiesa è una costruzione barocca che risale ai primi anni del milleseicento; sorge su una precedente chiesa gotica di cui conserva tracce soprattutto nella struttura della torre campanaria. Pare infatti che risalga al periodo gotico (sec. XII) come fondazione e che possedesse quattro altari in quelle che attualmente sono le navate laterali.
La parrocchia
La Parrocchia, originariamente fece parte della diocesi di Vercelli, quindi passò alla diocesi di Asti nel 1805 e poi, nel 1817, è entrata a far parte definitivamente della diocesi di Torino. In questo fatto possiamo leggere un disegno della divina Provvidenza. I suoi santi hanno potuto così influire non solo sulla vita della diocesi ma anche sulla vita di tutta la nazione, in quanto Torino era diventata il centro del movimento della promozione dell’unità d’Italia. Don Bosco fu l’intermediario discreto tra lo Stato sabaudo e il papa beato Pio IX nella nomina dei vescovi dopo la presa di Roma (1870).
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La facciata
Lo facciata della chiesa è stata rinnovata su disegno del 1833 dell’architetto lombardo Ferdinando Caronesi (1794 - 1842) e si presenta su due ordini orizzontali, divisi da cornici, e tre campi verticali, individuati da quattro lesene con capitello ionico.
Il campanile
Sul lato sinistro della chiesa è posto il campanile diviso in quattro settori e culminante nella cella campanaria che ospita quattro campane (tre di esse risalgono al 1819). Esse hanno chiamato allo preghiera i nostri santi nella quotidianità della loro esistenza e hanno partecipato alle gioia ed alle sofferenze della popolazione nei vari momenti della vita.
La struttura interna
Entrati dal maestoso portale, si rimane avvolti da un ambiente inaspettatamente vasto ed arcano. L’architettura guida il visitatore attento a raccogliersi di fronte alla presenza di Dio nel tabernacolo dello stupendo altare maggiore arricchito da marmi policromi.
La struttura della chiesa si è sviluppata con successivi ampliamenti: dalla prima cappella, forse di un convento, alla chiesa pubblica ad una navata; un secondo ampliamento ha dato origine alle due navate laterali, infine, il rialzamento e l’ampliamento definitivo in epoca barocca fece posto agli altari laterali e permise nuove suggestioni di luce dall’alto.
Fino al 1871 nessuna decorazione arricchiva le pareti, sulle quali vi erano soltanto la Via Crucis e alcuni quadri. L’abbellimento definitivo della chiesa è opera del parroco don Giovanni Battista Rossi (1838 - 1922), divenuto vescovo di Pinerolo nel 1895. Egli era rimasto entusiasta della basilica di Mario Ausiliatrice, realizzata da don Bosco a Torino (1868) e si adoperò perché anche Castelnuovo avesse una chiesa degna del paese.
Attualmente la nostra chiesa parrocchiale si presenta a tre navate, con la navata centrale prospiciente all’altare maggiore, dedicato al titolare, sant’Andrea apostolo. Alla navata laterale di destra si affacciano successivamente il fonte battesimale, le cappelle della Madonna del Rosario e di san Giuseppe; nella navata di sinistra le cappelle dell’Addolorata e di san Giuseppe Cafasso.
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L’abside
Entrati in chiesa, la vista è subito attratta dalla grandiosa tela ovale dell’abside “La vocazione di S. Andrea e di suo fratello Simon Pietro”, che illustra la prontezza dei primi apostoli a seguire il Signore; fu eseguita tra il 1770 e il 1780 da Vittorio Amedeo Rapous (1729 - 1800), un pittore torinese che lavorò molto in Piemonte per Casa Savoia. La tela è incorniciata da un prezioso lavoro di Ignazio Parrucca (1707/25 - 1780), fine intagliatore e scultore del legno; la cornice mette in risalto in modo meraviglioso il dipinto, che in questo modo somiglia ad una finestra aperta sul passato della vita del nostro apostolo. Questo dipinto ha un profondo significato spirituale: rappresenta la chiamata di Dio verso il paradiso indicato dalla corona d’alloro sorretta da due angeli: premio per il vincitore e anche meta della chiamata di Dio per ogni uomo. Tra la tela e la corona si vedono due angioletti che sorreggono due legni posti ad X: la croce di sant’Andrea, la caratteristica croce su cui morì l’apostolo. Questo ricorda che, per raggiungere la meta, il cristiano deve affrontare le difficoltà della vita ad imitazione del Signore Gesù.
Il presbiterio
Il parroco don Rossi arricchì con marmi intarsiati l’altare maggiore e la balaustra, promosse la doratura degli angeli e dei capitelli, ordinò gli affreschi laterali del presbiterio che rappresentano la pesca miracolosa e il martirio di sant’Andrea. Inoltre, l’intraprendente parroco, rinnovò e ridisegnò gli altari e le cappelle laterali: l’altare della Madonna del Santo Rosario venne costruito al posto del precedente, dedicato al Sacro Cuore di Gesù. L’inizio della ristrutturazione della chiesa avvenne probabilmente in occasione del terzo centenario della battaglia di Lepanto (1571 -1871), che segnò la vittoria delle armate cristiane contro i Turchi mussulmani che si erano proposti di conquistare l’Europa. La vittoria fu attribuita all’intercessione della Vergine Maria, invocata con l’appellativo di “Ausiliatrice dei cristiani”.
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La cappella della Madonna del Rosario
L’abbellimento architettonico della cappella della Madonna del Rosario dà risalto ad un suggestivo nuovo modo di interpretare la struttura della chiesa, quello dello stile neoclassico. Se si guarda all’altare dell’Addolorata o a quello della Madonna del Rosario, ci si trovo in un nuovo tempio con la navata centrale più ampia e luminosa, sostenuta dall’imponenza delle colonne in finto marmo. Don Rossi sembra quasi suggerire di lasciare l’altare maggiore come se fosse una cappella laterale. Come decorazione dell’altare della Madonna del Rosario, don Rossi riprende un’opera pregevole attribuita al pittore piemontese Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo (1568 circa - 1625) e a una sua figlia, suor Orsola Maddalena (1596 - 1676).
Il quadro rappresenta la Vergine Maria che dona il santo Rosario a san Domenico e a santa Caterina come strumento di predicazione del Vangelo e di istruzione biblica per contrastare il diffondersi delle eresie. Il Rosario è visto come un roseto, che fa da sfondo ai 15 tondi dei misteri che illustrano le relative pagine del Vangelo di Cristo, unico salvatore dell’umanità. Anche i potenti, infatti, guardano in su con le sembianze dei conti di Rivalba, signori di Castelnuovo, emuli del papa san Pio V (1504 -1572), che attribuì la vittoria di Lepanto ad una speciale grazia della Madonna Ausiliatrice, invocata con la preghiera del Rosario insieme a tutta la cristianità, e del papa Pio VII (1742 - 1823), il quale, dopo quasi cinque anni dalla prigionia in cui lo costrinse Napoleone, riottenuta la libertà il 24 Maggio 1814, istituì la festa di Maria Ausiliatrice da celebrarsi il 24 moggio di ogni anno per ricordare questo fatto.
La cappella dell’Addolorata
L’altare della Vergine Addolorata è di fronte a quello della Madonna del Rosario, e vuole proporre la Madonna che partecipa alla missione redentrice di Gesù e diventa così modello per ogni persona che soffre. La statua lignea dell’Addolorata è un dono del santo castelnovese don Giuseppe Cafasso (1811 - 1860) alla chiesa del suo paese. La devozione all’Addolorata era una delle più sentite e tradizionali del milleottocento, in Castelnuovo ne è testimone la Compagnia /12/ dell’Addolorata nello quale le giovani donne del paese si formavano a vivere con fede accanto a Maria le pene di “questa valle di lacrime”. La “Compagnia della Dolorata”, come era chiamata, non era solo una delle tante compagnie, associazioni e confraternite della Parrocchia, ma anche una delle più vive. Mamma Margherita (madre di don Bosco) e mamma Marianna (madre del canonico Giuseppe Allumano) ne facevano parte insieme a tantissime altre donne. La sofferenza ci segue più o meno intensa, più o meno costante, nei suoi vari aspetti, fisici, morali, spirituali lungo tutto il corso della vita. Oltre alle sue sofferenze, la Madonna ha avuto quelle che le furono procurate dal vedere Gesù soffrire. Vedere morire un figlio è per una madre il dolore più grande; non vi sono parole che possano dare consolazione. Il dolore provato da Maria non fu solo per la morte del suo unico figlio, ma fu l’epilogo di un lungo soffrire in silenzio conservato nel suo cuore ed iniziato da quella profezia che il vecchio Simeone aveva pronunziata, rivolgendosi alla Madonna, durante la presentazione di Gesù Bambino al Tempio: “E anche a te una spada trapasserà l’anima”. Quindi, tutti coloro che soffrono, nella propria carne e nel proprio spirito, le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizie, povertà, persecuzioni, violenze fisiche e morali, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, ecc. possono trarre consolazione affidandosi a Maria.
La Madonna è anche Corredentrice, per grazia, del genere umano, perché partecipe dell’umanità sofferente del Cristo; per questo Ella non si è ribellata come madre alla sorte tragica del suo divin Figlio, l’ha sofferta indicibilmente, ma l’ha offerta a Dio per la redenzione dell’umanità. E - come dalla passione, morte e sepoltura, Gesù è passato alla sua trionfale e salvifica resurrezione - anche Maria, cooperatile nella redenzione, ha gioito di questa immensa consolazione e quindi è la più adatta ad indicarci la via della salvezza -< e della gioia attraversando il crogiolo della sofferenza.
I fedeli, contemplando gli affreschi e le lunette del pittore torinese Andrea Marchisio (1850 - 1827) “Gli ’ angeli che adorano la croce”, “la Dolorata”, “Il Cristo deposto dalla Croce" (quest’ultimo è andato perduto), venivano educati ad una speranza che dà un significato di amore anche alla fatica, al dolore ed alla morte.
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Le statue degli apostoli Pietro e Paolo
Mosso do profondo spirito religioso e di amore per la Chiesa, don Rossi propone le due grandi statue dei santi Pietro e Paolo, simboli della solidità della Chiesa istituita e guidata da Gesù. I due apostoli rappresentano un forte richiamo per i fedeli a rimanere uniti alla Chiesa, proprio nel periodo in cui era limitata la sua libertà in Italia. Le due opere furono realizzate nel 1874 dall’artista savonese Antonio Brilla, (1813 - 1891) nello stesso stile neoclassico, caratteristico dell’epoca, e utilizzato anche per gli altri lavori di ristrutturazione della chiesa.
Le statue delle martiri Lucia e Apollonia
Corrispondenti a quelle degli apostoli, sul lato opposto, vi sono le statue di santa Lucia e sant’Apollonia che tengono in mono i segni del supplizio: gli occhi per santa Lucia, i denti e le tenaglie per sant’Apollonia. Sono giovani donne che subirono il martirio per non rinnegare la fede cristiana. Invocate dal popolo cristiano a protezione della vista e contro il mal di denti, diventano esempi di volontà forte che hanno testimoniato la fede, come tante donne di ogni generazione che, se non hanno patito il martirio, hanno vissuto altrettanto eroicamente la fede e l’hanno trasmessa e diffusa, come ad esempio le mamme e le suore, per noi di Castelnuovo in particolare le Suore Salesiane e le Suore Missionarie della Consolata, legate rispettivamente a don Bosco e al canonico Allamano, donne disposte a qualsiasi sacrificio pur di seguire quel Gesù di cui sono innamorate.
Gli altari di san Giuseppe e di don Cafasso
L’altare di san Giuseppe, già dedicato a san Bernardino, vuole rilanciare la solida devozione degli uomini ad una sana dedizione alla famiglia e alla volontà di Dio. A questi altari laterali fu aggiunto successivamente soltanto l’altare laterale dedicato a san Giuseppe Cafasso.
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Le pitture della navata centrale
Una speciale caratteristica di questa chiesa è l’atmosfera spirituale di raccoglimento creato dalla luce che scende dall’alto ed evidenzia la navata centrale, per poi richiamare lo sguardo verso l’alto, guidando il fedele a pensieri paradisiaci con la visione della “gloria di Maria Assunta in cielo”, come culmine della storia umana annunciata dai profeti Ezechiele, Isaia, Daniele e Geremia, e con la visione del “trionfo della fede”, che ha come fondamento la testimonianza dei quattro santi evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Queste opere sono state realizzate dal pittore torinese Paolo Emilio Morgari (1815 - 1882). Da notare, la particolare raffigurazione dell’evangelista Luca, che una tradizione vuole pittore, nell’atto di dipingere il quadro della Consolata.
I medaglioni del transetto
Sulle pareti del transetto quattro medaglioni raffiguranti altrettanti santi, mettono in risalto alcune caratteristiche della spiritualità castelnovese. Sant’Eusebio, fondatore della chiesa in Piemonte e primo vescovo di Vercelli, ricorda l’attaccamento alla Chiesa fondata sugli apostoli e continuata nei suoi successori. San Sebastiano ricorda che la fede in Gesù deve essere vissuta come valore fondante della vita: meglio morire che tradire la sua amicizia. San Rocco, il santo pellegrino, ricorda che la carità deve essere attuata nella preghiera e nelle opere. San Francesco Saverio, il grande missionario che ha portato il Vangelo nell’Estremo Oriente, ricorda i tanti missionari che sono partiti dalla nostra terra.
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Le vetrate coi santi e testimoni della fede
Le vetrate commemorano i quattro santi cresciuti all’ombra di questa chiesa parrocchiale: don Giovanni Bosco, don Giuseppe Calasse, il canonico Giuseppe Aliamone, san Domenico Savio, ed altri santi e personaggi legati alle loro opere o alla vita di Castelnuovo.
La vetrata sopra l’altare della Madonna del Rosario rappresenta san Giovanni Bosco (1815 - 1888) con il beato Michele Rua (1837 -1910), suo successore alla guida dei Salesiani, il castelnovese e cardinale salesiano Giovanni Cagliero (1838 - 1926) e due ragazzi allievi delle opere di don Bosco: san Domenico Savio (1842 - 1857) e il beato Zeffìrino Namuncurà (1886 - 1905), indio argentino. Sullo sfondo s’intravede santa Maria Domenica Mozzarella (1837- 1881), confondatrice con don Bosco delle suore salesiane, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Un ragazzo offre i fiori a Maria Ausiliatrice e indica la profonda venerazione di don Bosco per la Madonna.
Al lato opposto, la vetrata in alto rappresenta don Giuseppe Cafasso nel suo grande apostolato verso le persone emarginate e i condannati a morte: cinquatatré furono quelli da lui accompagnati al patibolo e che da lui furono aiutati a chiedere perdono a Dio e ai famigliari delle persone che avevano ucciso e ad affidarsi alla misericordia di Dio.
Nella cappella dedicata a san Giuseppe Cafasso, la vetrata raffigura Mons. Giovanni Battista Bertagna (1828 - 1905), anche lui castelnovese non solo di nascita, ma anche /16/ di formazione: fatto arcivescovo, fu ausiliare a Torino.
Nel presbiterio, due magnifici affreschi raffigurano la morte di sant’Andrea ed il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che ricorda (’Apostolo nell’atto di presentare i cinque pani e i due pesci a Gesù (Gv 6,10).
Sopra l’affresco del martirio di sant’Andrea, una vetrata ci presenta san Domenico Savio che in questa chiesa ha percorso le tappe dell’iniziazione cristiana, facendo la sua prima Confessione e ricevendo la prima Comunione e la Cresima. Per la testimonianza di persone che conobbero Domenico Savio, la vetrata è ritenuta una delle immagini più verosimiglianti al santo, in quanto non possediamo di lui alcuna fotografia, nonostante quest’arte fosse già abbastanza diffusa ai suoi tempi.
Nel lato opposto, sopra l’affresco del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, vi è la vetrata che presenta il beato Giuseppe Allumano. Nipote del Cafasso, fondò i Padri Missionari e le Suore Missionarie della Consolata. Battezzato in questa chiesa, anche lui qui si accostò la prima volta alla Confessione e alla Comunione e venne cresimato.
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Il fonte battesimale
In prossimità dell’entrata, nella parte destra, troviamo il fonte battesimale. Una lampada perenne, accesa al termine dell’anno della fede (2013), testimonia il nostro impegno e vivere il Vangelo.
I confessionali
Nelle cappelle laterali, dalla parte del fonte battesimale, c’è l’area penitenziale con i confessionali (sono del millesettecento e dei primi del milleottocento), dove viene amministrato il sacramento della Riconciliazione. I nostri santi hanno fatto qui la loro prima Confessione e, divenuti sacerdoti, vi hanno esercitato il ministero della misericordia di Dio, quando facevano ritorno al loro paese.
In quello di centro Giovannino Bosco, accompagnato dalla madre fece la sua prima confessione.
La sacrestia minore
A destra dell’altare maggiore si trova la sacrestia minore arredata con i mobili del tardo millesettecento. Essa è rimasta più o meno come ai tempi dei nostri santi. Don Bosco stesso, quando veniva a celebrare la Santa Messa in Sant’Andrea, utilizzava questi inginocchiatoi per la preparazione e il ringraziamento.
La cappella di san Giovanni Bosco
Dalla sinistra dell’altar maggiore si accede alla cappella dedicata a san Giovanni Bosco, ora utilizzata durante la stagione fredda. Vi è stato collocato un bellissimo dipinto proveniente dalla Casa Paterna di Castelnuovo che era stata affidata ai Salesiani.