Don Franco: Le chiese di Castelnuovo don Bosco
La Chiesa Madre di Sant’Andrea
patrimonio mondiale della cristianità
Costruzione Barocca che risale ai primi anni del 1600 su una precedente chiesa gotica che conserva tracce soprattutto nella struttura della torre campanaria.
È il monumento che maggiormente conserva la storia di Castelnuovo dalle fondamenta medioevali alle glorie dei santi Castelnovesi degli ultimi due secoli.
La facciata della chiesa, eseguita su disegno 1794-1842 → Diz. Bio. Treccani dell’arch. Ferdinando Caronesi, si presenta su due ordini orizzontali, divisi da cornici e tre campi verticali individuati da quattro lesene con capitello ionico.
Sul lato sinistro della Chiesa è posto il campanile spartito da quattro settori e culminante nella cella campanaria
Entrati nel maestoso portale, si rimane avvolti da un ambiente insospettabilmente vasto e arcano. L’architettura guida il visitatore attento a raccogliersi di fronte alla presenza di Dio nel Tabernacolo dello stupendo Altar Maggiore arricchito con tutta la varietà dei marmi che il 1800 poteva offrire. La struttura della chiesa si è sviluppata con diversi ingrandimenti proprio da questo punto: prima, cappella, forse di un convento, poi, chiesa ingrandita e pubblica, ad una navata; quindi un secondo ampliamento che dà origine alle due navate laterali; infine il rialzamento e l’ampliamento definitivo in epoca Barocca che fa posto agli altari laterali e crea nuove suggestioni nella luce che piove dall’alto. Fino al 1871 nessuna decorazione arricchiva le pareti, su cui erano distribuite una Via Crucis e dei quadri.
L’abbellimento definitivo della chiesa è opera del parroco 1838-1922, parroco dal 1870 → Notizie storiche Mons. Giovanni Battista Rossi, che era rimasto entusiasta dell’inaugurazione della Basilica di Maria Ausiliatrice ad opera di don Bosco (1868) e volle anche a Castelnuovo una chiesa degna del paese.
L’occhio deve essere attratto dalla grandiosa tela ovale dell’abside, opera di 1729-1800 → Diz. Bio. Treccani Vittorio Amedeo Rapous, eseguito tra il 1770 - 1780, che enuncia la prontezza dei primi apostoli a seguire il Signore: “La vocazione di S. Andrea e di suo fratello Simon Pietro”.
Vittorio Amedeo Rapous fu un pittore che nacque nel 1729 morì nel 1800 e lavorò molto in Piemonte per i Savoia.
La tela è incorniciata da una prezioso lavoro di 1707-1780 → Romina Origlia Ignazio Perrucca, un fine intagliatore e scultore di legno, che mette in risalto in modo meraviglioso la tela. Così il parroco Don Rossi arricchisce con marmi intarsiati l’altare maggiore e la balaustra, promuove la doratura degli angeli e dei capitelli, ordina gli affreschi laterali che rappresentano la pesca miracolosa e il martirio di S. Andrea.
L’inizio della ristrutturazione è probabilmente il 3° centenario della Battaglia di Lepanto (1571), avvenimento che ha storicamente messo in risalto l’appellativo di “Ausiliatrice” conferito alla Madonna.
In questa occasione, l’intraprendente parroco, rinnova e ridisegna anche gli altari e cappelle laterali: l’altare della Madonna del S. Rosario è costruito al posto del precedente dedicato al S. Cuore di Gesù.
L’abbellimento architettonico della cappella dà risalto ad un suggestivo nuovo modo di interpretare la struttura della chiesa, di gusto Neo Classico. Se si guarda all’altare dell’Addolorata o a quello della Madonna del Rosario, ci si trova in un nuovo tempio con la navata centrale molto più ampia e luminosa, sostenuta dall’imponenza delle colonne in finto marmo.
Don Rossi sembra suggerire quasi di lasciare l’altar Maggiore, come cappella votiva laterale. Come decorazione dell’altare riprende un’opera pregevole di
→ Guglielmo Caccia
→ Orsola Caccia
Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo e della figlia, suor Orsola.
Il quadro rappresenta la Vergine Maria che dona il S. Rosario a S. Domenico e a S. Caterina come strumento di predicazione del Vangelo e di istruzione biblica per contrastare il diffondersi di eresie. Il Rosario è visto come un roseto, che fa da sfondo ai 15 tondi dei Misteri (15 pagine del Vangelo) che illustrano l’unica salvezza possibile in questo mondo (anche i potenti infatti guardano in su con la faccia dei Conti di Rivalba, emuli del Papa S. Pio V, che con la preghiera ed il Rosario ottenne la vittoria di Lepanto e del papa Pio VII, liberato il 1814 nel giorno di Maria Ausiliatrice - 24 Maggio - dalla prigionia di Napoleone).
È, in sostanza, l’altare che rappresenta la Madonna di don Bosco.
L’altare della Vergine Addolorata è opposto a quello del S. Rosario, e vuole invece proporre la Madonna “da consolare”. La statua lignea dell’Addolorata era un → San Giuseppe Cafasso dono del Cafasso per una delle devozioni più sentite e tradizionali dell’800 Castelnovese: la Compagnia dell’Addolorata. In essa le giovani donne si formavano a vivere con fede accanto a Maria le pene di “questa valle di lacrime”.
Meditando gli affreschi e lunette di → Diz. bio. Treccani Andrea Marchisio “Gli angeli che adorano la croce, la Dolorata, Il Cristo deposto dalla Croce” (che oggi è perduto), la gente veniva educata ad una speranza che non è mai scoraggiata, ma sa dare, con Gesù e con i santi, una dimensione di amore anche alla fatica, al dolore e alla morte.
Con la stessa mente religiosa dei nostri santi Castelnovesi e lo stesso gusto architettonico neoclassico, Don Rossi propone le grandi statue (opera di → Diz. bio. Treccani Antonio Brilla, 1874) dei SS. Pietro e Paolo, simboli della solidità della Chiesa istituita e guidata da Gesù. Esse chiamano i fedeli a raccogliersi nel Popolo di Dio (la Chiesa) proprio nel periodo in cui l’unificazione dell’Italia aveva agitato teorie di annientamento non solo dello stato Pontificio, ma della Chiesa stessa. Opposte e corrispondenti le statue di S. Lucia e S. Apollonia. Sono due esempi di virtù e coraggio di giovani donne capaci di affrontare il martirio per la fede cristiana: S. Apollonia con i denti e le tenaglie in mano e S. Lucia con gli occhi in mano sono esempi di volontà forti che esprimono generazioni di Suore Salesiane e di Missionarie della Consolata, disposte a qualsiasi sacrificio per seguire quel Gesù di cui sono innamorate.
L’altare di S. Giuseppe, già dedicato a S. Bernardino vuole rilanciare la solida devozione degli uomini ad una sana dedicazione alla famiglia e alla volontà di Dio.
A queste sistemazioni furono aggiunte solamente l’altare laterale dedicato a S. Giuseppe Cafasso, e più tardi, le vetrate che parlano proprio dei santi Castelnovesi, nonché la cappella di Don Bosco.
Ricchezza di questa chiesa è l’atmosfera di spirituale raccoglimento creato dalla luce che piove dall’alto. Essa evidenzia la navata centrale, per poi richiamare l’occhio verso l’alto guidando chi entra a pensieri di paradiso con la visione: la gloria di Maria Assunta in cielo, come culmine della storia umana annunciata dai profeti; il trionfo della fede che ha come fondamento la testimonianza dei quattro evangelisti. Queste opere sono state realizzate da → Diz. bio. Treccani Paolo Emilio Morgari. Il tutto è oggetto di meditazione e fonte della spiritualità dei Santi dell’educazione, delle missioni e della carità cristiana: Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco, seguiti da Giuseppe Allamano e da un numero di grandi missionari e personalità di spicco. (Da notare la particolare raffigurazione dell’Evangelista Luca nell’atto di dipingere il quadro della Consolata).
Le vetrate, commemorazione e frutto di ammirazione per i santi, battezzati e cresciuti all’ombra di questa Chiesa parrocchiale segnano le date della beatificazione e canonizzazione dei medesimi è diventano per Castelnuovo il simbolo di una nuova era che ne ha addirittura modificato il nome da Castelnuovo d’Asti a Castelnuovo don Bosco.
Ciò che però rende la visita a S. Andrea un’occasione unica, è la ricchezza e la freschezza di ricordi e di avvenimenti di cui porta i segni.
Il santuario della Madonna del Castello: storia
In cima all’abitato di Castelnuovo don Bosco, sorge la torre quattrocentesca e il santuario secentesco della Madonna del Castello.
Si tratta di porzioni innestate sui ruderi dell’antico castello dei Rivalba, la fortificazione che cingeva sovrastava nel Medioevo l’intero concentrico di Castelnuovo e che dopo le guerre di successione del Monferrato e le lotte tra le Repubbliche medioevali di Asti e di Chieri, diedero luogo al consolidamento della torre quadrata maestra del castello nel XV° sec. e alla realizzazione tra XVII ° e XVIII° sec. della cappella dedicata alla Madonna Assunta la cui festività cade il 15 Agosto di ogni anno ed anche alla Madonna detta della Cintura da un quadro ivi collocato raffigurante la Vergine che porge la cintura – a Sant’Agostino e a Santa Monica.
La torre e le mura sono ciò che resta della fortificazione medioevale. La cappella poi rimaneggiata sia nel Settecento che nell’Ottocento, fu voluta dalla popolazione e dalle famiglie gentilizie del luogo, e in particolare eretta con il sostegno finanziario della Contessa di Mansfeld sorella naturale di Ernesto di Mansfeld – e moglie del duca Carlo di Simiana e figlia del duca Emanuele Filiberto I di Savoia, infeudata di Castelnuovo nella prima metà del 1600. È grazie a queste famiglie che si deve la decorazione interna della Cappella con effetti “trompe l’œil”. Grazie al voto che la Comunità fece nel 1631 perché la Madonna debellasse l’epidemia di peste che aveva colpito in quegli anni Castelnuovo, la popolazione insieme alle famiglie feudali, fecero erigere l’edificio sacro e abbellire l’interno con affreschi e quadri. Da allora, la Madonna del Castello divenne un punto di riferimento per la gente di Castelnuovo, sia sotto il profilo spirituale, il legame con la Madonna Assunta o la Madonna della Cintura, sia sotto il profilo materiale: era il punto più elevato del borgo e le campane della torre civica venivano usate per gli allarmi, e per gli avvisi più importanti, quali occupazioni del territorio da parte di truppe nemiche, incendi, festività.
Servì nel Settecento anche quale cappella – oratorio di preghiera per i Padri di San Filippo Neri di Torino, che si insediarono nel palazzo dell’antico Collegio sottostante alla Cappella, che fu residenza di campagna dei Padri dalla fine del Seicento. Il quadro di San Fillippo Neri, presente al lato destro ha ispirato il nostro Giovannino Bosco nel modo di operare con i suoi amici e compagni. Il palazzo stesso fu acquistato dai Salesiania nel 1880 e che lo adibì tra i primi in Piemonte a collegio e luogo di studi, ristrutturandone poi una porzione nei primi del Novecento.
Da sempre quindi la Madonna del Castello, è il simbolo materiale più amato dai Castelnovesi. Caro a Don Bosco, a San Giuseppe Cafasso, al Beato Allamano, al Cardinal Cagliero.