III Centenario della
Sacra Congregazione
de Propaganda Fide

/5/ [cliccando sul numero di pagina si vede l’originale]

Un po’ di storia

|a|

I

Origini della S. C. di Propaganda.

L’idea primitiva della «propagazione della Fede» concretata dal Alessandro Ludovisi 1554-1623, papa Gregorio XV dal 1621 Sommo Pontefice Gregorio XV nella istituzione della S. Congregazione di Propaganda, deve considerarsi come la integrazione di quel grandioso risveglio di fede, di quella energica e potente reazione contro le immani violenze, le rovine, le stragi della pseudo-riforma protestante: che fu tutta l’anima del celeberrimo Concilio Tridentino. Dalle rovine ancor fumanti e insanguinate della pestifera eresia la Provvidenza aveva fatto scaturire come per incanto quell’onda benefica e vivificatrice che nel ciclo di pochi anni seppe fecondare con l’opera di uomini santi e dotti, con tante provvide e benefiche istituzioni, con l’esempio glorioso di novelli martiri, la simbolica vigna del Signore già tanto devastata dalla empietà di Lutero, di Calvino e di Zuinglio, e renderla così rigogliosa da emulare le glorie ed i trionfi della Chiesa dei primi secoli. È da questa benefica reazione, riconosciuta volgarmente sotto il nome di «Controriforma», che scaturì quasi spontanamente anche l’idea missionaria della «propagazione della fede».

Di fronte al terrificante spettacolo di tanti popoli strappati più o meno violente- |b| mente alla Chiesa di Cristo dalla eresia, nacque spontaneo il pensiero della rivendicazione, del riscatto di tante anime così brutalmente travolte nell’errore. Di qui il primo slancio missionario, il più ardito forse, il più coraggioso: che spinse il clero cattolico tra le falangi stesse degli eretici, per strappare loro di mano tante vittime innocenti, per impedire il massacro di altrettante, già dibattentesi fra le insidie e le violenze dei loro carnefici.

L’idea del riscatto fece nascere, per associazione, l’altra della preservazione, contro gli eventuali assalti della eresia. Il rapido e quasi vertiginoso diffondersi di questa tra i popoli nordici fece giustamente paventare la Chiesa per la salute di quelle Nazioni cattoliche ove ancora |c| l’eresia stessa non aveva seminate le sue stragi, ma che potevano da un momento all’altro rimanerne facile preda.

Fu questo il secondo passo della idea missionaria: un ampliamento, una estensione della medesima; estensione troppo logica peraltro, avente appunto quale scopo principale quello di preservare le anime dei fedeli dalle eventuali insidie e violenze della invadente eresia. Di qui le provvidentissime fondazioni di Seminari, di Collegi e di Scuole che preparassero specialmente per le regioni prese di mira dagli eretici, nuovi maestri, nuovi pastori, veri e proprii missionari, destinati a combattere l’errore e ad impedirne la diffusione fra i propri connazionali. E con i Seminari ed i Collegi, noi vediamo moltiplicarsi con rapida successione numerosissimi nuovi Istituti religiosi, tutti destinati a cooperare con quelli alla medesima opera di preservazione. I Teatini (1524), i Barnabiti (1533), i Somaschi (1533), i Gesuiti (1538-40), i Fatebenefrateili (1540), gli Oratoriani (1550), i Carmelitani riformati (1568), i Ministri degli Infermi (1586), i Chierici regolari minori (1588), gli Agostiniani riformati (1592), i Dottrinari (1592), i Chierici regolari della Madre di Dio (1593), gli Scolopi (1621), ecc.; furono altrettanti piccoli e grandi eserciti delle forze cattoliche destinati ad arginare e a prevenire la invadenza della pseudo-riforma.

/6/ |a| Ma altri popoli, altre anime, vivevano laggiù nelle lontane Indie, nella Cina favolosa, fra i calori tropicali dell’Africa, nelle sconfinate regioni del nuovo mondo americano di recente venuto in luce, e dove erano già arrivati i nuovi conquistatori, gli industriali, i mercanti, i pirati con la cieca brama dell’oro e delle ricchezze e con i relativi vizi e disonestà, e con le comode e rovinose dottrine protestanti. E l’idea missionaria si estese anche a quelle povere anime, a quegl’infelici uomini primitivi, a quell’innumerevole stuolo di infedeli e di selvaggi, di cui si raccontavano le gesta più barbare, si descrivevano i costumi più bizzarri e più ributtanti. E perchè tante creature umane avrebbero dovuto rimanere ancora abbandonate nella penosissima schiavitù dell’errore, del vizio, della barbarie? Non avevano anche esse un’anima immortale, destinata da Dio al possesso della celeste felicità, un’anima redenta anch’essa dal Sangue del Divino Salvatore? Non bisognava salvarle ad ogni costo quelle anime?

Ed ecco integrarsi così completamente l’idea missionaria, comprendendo in tal modo non solo la restaurazione, e la preservazione, ma anche la vera e propria propagazione della Fede in tutto il mondo.

Uomini santi e dotti, oltre i gloriosi fondatori degli Istituti sunnominati, avevano già incarnata nella |b| loro vita di apostoli anche, questa nuova forma della idea missionaria. Alla infaticabile opera degli Ordini mendicanti nell’Oriente, in Tartaria, nella Cina, nelle Indie, nell’America, nelle Filippine, si erano aggiunti i compagni del Loyola nell’Asia, nell’Africa, nel Brasile e nelle Marianne; e Vincenzo de Paoli preparava di già la sua nuova legione di missionari. Già erano a tutti noti i trionfi di Francesco di Sales nella sua spedizione contro gli eretici nella Svizzera; e tutto il mondo cattolico già conosceva lo zelo dei successori di Giov. da Montecorvino in Cina, di Bartolomeo Las Casas in America, i prodigi di Francesco Saverio nelle Indie; ed i novelli trionfi degli invitti martiri del Marocco, della Corea, del Giappone, delle Filippine e del Brasile.

Questo glorioso inno di santo risveglio della Fede primitiva, questo meraviglioso slancio di anime per la restaurazione, la preservazione, la propagazione di questa Fede invitta di G. Cristo; il tentativo di Ugo Boncompagni 1502-1585, papa Gregorio XIII dal 1572 Gregorio XIII nella nomina di una Commissione cardinalizia «de Propaganda Fide», di cui furono membri i Cardinali Ca- |c| raffa, Medici e Santorio; lo zelo missionario del Pontefice Ippolito Aldobrandini 1536-1605, papa Clemente VIII dal 1592 Clemente VIII; (1) la nota pubblicazione del Carmelitano Tommaso di Gesù (1613) «de procurandà salute omnium gentium schismaticorum, haereticorum, judaeorum, sarracenorum, ceterorumque infidelium»; le incessanti insistenze dei due grandi Servi del Signore, il P. Domenico di Gesù e Maria, Carmelitano Scalzo, e P. Gerolamo da Narni, Cappuccino; i generosi tentativi del B. Giov. Leonardi e del suo amico Mons. G. B. Vives: tutto questo movimento missionario annunziava essere ormai giunto, nei disegni della Provvidenza, il tempo da essa stabilito per la erezione della S. Congregazione di Propaganda.

← Torna al sommario    Torna su ↑

II.

Gregorio XV e la istituzione della S. C. di Propaganda

E le parole del Pontefice Gregorio XV, glorioso fondatore della detta S. C., sono lì a dimostrare tutta la verità di questo rapido svolgimento dell’idea missionaria quale esponente massimo, e quale sintesi Infinitiva della Controriforma cattolica di quel secolo.

Gregorio XV, Alessandro Ludovisi (9 febbraio 1621, 8 luglio 1623), il cui pontificato brevissimo fu reso celebre per la glorificazione dei grandi apostoli: S. Filippo Neri, S. Ignazio di Loyola, S. Francesco Saverio, S. Teresa di Gesù e di S. Isidoro; e particolarmente per la provvida istituzione della S. C. di Propaganda, così esordisce la Pontificia Bolla di erezione «Inscrutabili divinae /7/ |a| Providentiae arcano» del 22 giugno 1622:

«...Noi ben conosciamo che la parte precipua del nostro officio pastorale è quella di... fare ogni sforzo perchè le pecorelle infelicemente erranti siano ricondotte all’ovile di Cristo... perchè con l’aiuto della Divina Grazia abbandonino i dannosi pascoli della infedeltà e delle eresie e le pestifere acque delle medesime, e vengano guidate al pascolo sicuro della Fede vera ed alle pure fonti della vita... E se Iddio apprezzò tanto la salvezza del mondo da sacrificare per esso lo stesso suo Figliuolo unigenito... è doveroso che noi adoperiamo tutte le nostre cure, tutti i nostri sforzi per addurre le anime alla Chiesa di Cristo». Rievocando poi la narrazione biblica dell’ampio lenzuolo veduto in estasi da Pietro pieno di animali di ogni genere, mentre sentiva dirsi: surge Petre, occide et manduca, lo applica mirabilmente al concetto concreto della propagazione della Fede in tutto il mondo, dicendo: |b| «È ufficio di Pietro e dei suoi successori di chiamare dalle quattro parti del mondo tutti gli uomini erranti nelle diverse empietà... per rigenerarli a tristo». Dà quindi il Pontefice un rapido sguardo all’«ingente numero delle pecorelle disperse... che o mai conobbero la Chiesa cattolica, vero ovile di Cristo, o la abbandonarono»; e dopo aver ricordato i primi tentativi dei suoi predecessori per una istituzione destinata a propagare la Fede nel mondo, solennemente erige «una Congregazione di Cardinali, i quali, coadiuvati da un certo numero di Prelati di Curia e di Religiosi, nonché da un apposito Segretario... prendano cognizione e direzione di tutti e singoli gli affari che riguardano la propagazione della Fede nell’universo mondo... riferendo al Santo Padre quelli di maggiore gravità, e disbrigando gli altri secondo la loro prudenza... in base alla libera ed ampia facoltà, autorità e potestà che loro concede la Santa Sede Apostolica».

/8/ |a| E qui, a titolo di grata memoria, piace di riportare i nomi dei primi membri com ponenti la nuova S. Congregazione: la prima che andava ad aggiungersi agli altri Sacri Dicasteri riordinati dal Felice Piergentile 1521-1590, a trent’anni assunse il cognome Peretti, papa Sisto V dal 1585 Pontefice Sisto V nella sua Costituzione «Immensa aeterni Dei sapientia» del 22 gennaio 1587.

Queste sono le parole della citata Bolla Inscrutabili: «I Cardinali poi che mettiamo a capo a tale negozio sono i seguenti: Antonio Sauli, Odoardo Farnese, Ottavio Bandini: Vescovi; Francesco Bandino de Sordi, Maffeo Barberini, Giovanni Millini, Gaspare Borgia, Roberto Ubaldini, Scipione Cobelluzzi, Pietro Valeri, Itelio de Zolleren, Ludovico Ludovisi e Francesco Sacrati. I Prelati: Giovanni Battista Vives, Giovanni Battista Angucchi e Domenico di Gesù e Maria dei Carmelitani Scalzi.

Il Segretario poi Francesco Ingoli, sacerdote di Ravenna.»

***

Per la precisione storica, però, giova qui notare che, sebbene la citata Costituzione di Gregorio XV sia in data 22 giugno 1622, pur tuttavia il primo volume degli Atti della Congregazione di Propaganda, esordisce con questa dicitura nella prima pagina:

In Christi Nomine Amen
Anno ab eiusdem Nativitate
1622 die 6 Januarii
Acta S. Congr. Cardinalium
de Propaganda Fide
Sub Gregorio XV Pontifice Maximo.

L’adunanza inaugurale poi ebbe luogo in casa del Cardinale Sauli il giorno 14 gennaio di quello stesso anno, festa di S. Ilario; ed in essa, dopo che il Cardinale Ludovisi ebbe esposta la ragione della erezione della nuova Congregazione, vennero prese queste prime deliberazioni:

a) di scrivere cioè una lettera-circolare a tutti i Nunzi apostolici, invitandoli a riferire circa lo stato della nostra Santa Religione nelle regioni loro affidate, e pregandoli di indicare i mezzi che avessero stimato più idonei a propagare più largamente in quei luoghi la Fede cattolica;

b) di preparare i termini della Bolla apostolica per la canonica erezione della S. C., accennandone i privilegi e le facoltà: il quale incarico venne affidato ai Cardinali Bandini, Millini e Ubaldini.

***

In tal maniera la S. Congregazione di Propaganda veniva ad essere formata ab initio da tredici Cardinali, tra i quali deve considerarsi come primo Cardinale Prefetto l’E.mo Antonio Sauli; tre Prelati e un Segretario che fu come si è detto il Rev.mo Francesco Ingoli.

Con l’andare del tempo, rimanendo pur |b| sempre il corpo dirigente la Sacra Congregazione composto da un certo determinato numero di Cardinali, con a capo un Cardinale Prefetto; e conservatosi sempre un Prelato quale Segretario, cui ultimamente fu aggiunto un Sottosegretario (i quali sono direttamente nominati dal Santo Padre), in luogo dei tre Prelati iniziali si è venuto sostituendo un duplice corpo: di Consultores, che si scelgono fra le persone più dotte del clero sia secolare che regolare, residenti in Curia, e che sono pure nominati dal Santo Padre; e di Officiales, sia ecclesiastici che laici, i quali tutti vengono nominati secondo certe norme prescritte, e prestano la loro opera per lo svolgimento ed il disbrigo degli innumerevoli ed importanti affari che incombono alla medesima S. Congregazione.

Per quello che riguarda l’amministrazione dei beni materiali appartenenti alla S. C. di Propaganda, fin dall’origine della medesima vennero scelti alcuni fra i Cardinali della stessa a questo scopo determinato. In seguito, a capo di questa specie di Commissione, apparisce uno di questi Cardinali che non fu sempre lo stesso Prefetto Generale di Propaganda. Ultimamente poi si era costituita quasi una Sezione a parte per questo ramo delle attribuzioni di Propaganda, ed il Cardinale proposto a |c| tale sezione era denominato Cardinale Prefetto dell’Economia. L’ultimo di questi fu l’E.mo Cardinale Francesco Salesio della Volpe, il quale cessò dal suo ufficio in seguito alla Costituzione Sapienti Consilio del giugno 1908: e da allora, pur rimanendo una Commissione speciale tra gli E.mi Padri di Propaganda per gli affari economici, il Cardinale Prefetto, per ragione di una maggiore uniformità, ha nuovamente concentrato in sé la direzione anche degli affari di amministrazione coadiuvato, oltreché dal Segretario, anche da un altro Prelato col titolo di Pro-Segretario dell’Economia.

Una vera e propria mutazione invece dell’organico della S. C. di Propaganda è quella che venne introdotta dal Giovanni Maria Mastai Ferretti 1792-1878, papa Pio IX dal 1846 Sommo Pontefice Pio IX mediante la Costituzione Romani Pontifices del 6 gennaio 1862, con la quale erigeva in seno alla Propaganda una speciale Congregazione per tutti gli «affari di Rito Orientale», con proprio Segretario distinto da quello della S. C. di Propaganda, con propri Consultori, ed anche con Cardinali propri, benché quasi tutti facessero parte della S. C. di Propaganda ed avessero a capo lo stesso E.mo Prefetto Generale della medesima.

Col Motu proprio «Dei providentis arcano» del 1.o maggio 1917 il testé defunto Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa 1854-1922, papa Benedetto XV dal 1914 Sommo Pontefice Benedetto XV separava dalla S. C. di Propaganda questa sezione per i riti orientali, erigendo la nuova Sacra Congregazione pro Ecclesia Orientali, di cui assumeva Egli stesso la Prefettura.

← Torna al sommario    Torna su ↑

III.

Natura e organizzazione della S. C. di Propaganda.

Per bene conoscere la natura di questo Sacro Dicastero, bisognerebbe avere sott’occhi le parole veramente apostoliche del glorioso Pontefice fondatore della medesima, e i verbali di quelle prime adunanze, nelle quali venne man mano delineandosi il piano di azione che la Pro- /9/ |a| paganda si proponeva di svolgere, ed i mezzi dei quali pensava di servirsi.

Dalle brevi citazioni riportate or ora della Costituzione apostolica «Inscrutabili», si deduce nettamente che la finalità della S. C. di Propaganda è questa, e questa solamente: di diffondere per tutto l’Orbe la luce benefica del Varigelo di G. Cristo; di richiamare all’ovile le pecorelle smarrite per le eresie e per gli scismi; di far conoscere agl’infedeli, ai pagani, a tutti quegli innumerevoli uomini che vivono ancora nelle tenebre dell’ignoranza e dell’errore, l’unico e vero Dio, il nostro Divino Redentore, perchè lo adorino, lo amino, e lo posseggano eternamente nel Cielo.

Ma è bene conoscere ancora la forma, il modo del tutto caratteristico col quale la S. C. di Propaganda volle fin dai suoi inizi, e dal quale non si è poi mai distaccata in seguito fino ai nostri giorni, attuare i propri disegni.

Citiamo le parole medesime, tutte semplicità e dolcezza, con le quali quei primi Padri della S. Congregazione, si rivolgevano ai Nunzi Apostolici nella citata lettera-enciclica del giorno 15 gennaio 1622:

«Ieri dunque a laude di Dio e della beata Vergine e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo si diè felice principio alla Congregatione, e si ordinò, conforme anche a quello che S. S. ha comandato, che se ne desse conto a tutti i Nunzi e Ministri principali della Sede Ap. et eziandio a quelli dei paesi nei quali, la Dio mercè, non è mestieri di opera tale, perchè potranno ben venir loro, delle opportunità da giovarle molto. E si vuole che eglino per destro modo ne facciano parte ai Principi o alle Repubbliche o ai Superiori dei popoli, appresso ai quali si trovano, acciocché conoscendo l’utilità, anzi la necessità di sì grande ufficio, l’abbiano sempre a favorire, poiché egli non è altro che un vero officio dell’Apostolato. Et avvegnaché del favor dei cattolici non si abbia da dubitare, tuttavia per togliere anche i leggeri sospetti, sarà convenevole di dichiarare acconciamente questa s. intenzione, la quale non è di rizzar tribunali o di esercitare giurisdizione temporale in luogo niuno, né di tenere maniere violenti o insolite; ma è |b| di attendere, per le vie soavi e piene di carità che son proprie dello Spirito Santo, alla conversione degli infedeli ora predicando, insegnando e disputando, et ora ammonendo, esortando e precando, et anche di tirarli dolcemente con l’oratione, coi digiuni e con le limosine, e fin colle discipline e le lagrime sparse per loro, alla luce della verità, alla via della salute, et amministrar loro i santissimi sagramenti senza fare niun rumore, e per dir così con un soave silenzio, poiché più la delicatissima untione della Misericordia Divina che l’opera umana, è quella che fa l’effetto.».

Ebbene, è questo spirito appunto di semplicità e di paterna benevolenza che forma la caratteristica tutta particolare della S. C. di Propaganda, e la rende cara e simpatica non solo a tutti i buoni cattolici di Italia e di Europa, che spesso furono generosissimi verso di essa con elargizioni e lasciti testamentari a favore delle sante Missioni, ma ancora, e in modo particolare, ai buoni e solerti missionari che da essa dipendono, ed ai popoli lontani da lei spiritualmente assistiti e governati.

Se gli angusti limiti di questo articolo non lo vietassero, si potrebbero qui riprodurre, a prova del nostro asserto, centinaia e migliaia di lettere sia della Propaganda agli Ordinari o ai semplici missionari che dipendono da essa, sia viceversa degli stessi Ordinari o missionari alla Propaganda medesima. Esula pertanto da queste corrispondenze ogni formalismo, ogni frase di pesante o studiata burocrazia, ogni senso di imposizione autoritaria o violenta. Lo stesso stile della corrispondenza è sempre piano, semplice, niente affatto ricercato; tale cioè da essere da tutti compreso, anche dai poveri missionari indigeni meno istruiti e meno colti. Le istruzioni sono sempre nette, chiare, determinate; appunto per semplificare, per illuminare, per aiutare il più possibile quei buoni e generosi operai evangelici nel loro arduo lavoro.

|c| La intesa poi e la corrispondenza di sentimenti fra la Propaganda e i suoi sudditi è completa ed intera, ed è improntata sulle basi di una reciproca, piena, illimitata fiducia, e di una vicendevole e schietta carità e benevolenza.

Anche il fatto che ogni benché lontana forma od apparenza di lucro o di guadagno è assolutamente eliminata negli affari che tratta la Propaganda con i suoi missionari, contribuisce non poco a mantenere e rinsaldare sempre più questi sentimenti di stima e di benevolenza reciproca. Tutto infatti è dato gratuitamente dalla Propaganda: ogni facoltà, ogni concessione, ogni privilegio; perfino le stesse onorificenze sia civili che ecclesiastiche sono elargite gratuitamente dalla Propaganda; ed è interessante il motto che leggesi in calce a tutti i Rescritti della stessa S. C.: gratis sine ulla solutione, quocumque titulo.

Orbene, è questa per l’appunto la particolare caratteristica di questo Sacro Dicastero, che lo distingue da ogni altro; e questa sua forma di materno affetto verso i suoi sudditi, unita alla generosità con cui cerca di sovvenire, per quanto le sue forze glielo consentono, ai bisogni, alle necessità anche materiali delle Missioni, dei missionari, dei giovani chierici che si vanno preparando e addestrando per il lavoro della propagazione della Fede, ha meritato alla Propaganda quell’appellativo soave e affettuoso che sintetizza tutta la vita ed operosità di essa: Alma Mater!

← Torna al sommario    Torna su ↑

IV.

I Cardinali Prefetti e i Segretari della S. C. di Propaganda.

Crediamo di far cosa gradita ai lettori riproducendo in questo paragrafo l’elenco esatto di tutti i Cardinali Prefetti Generali della S. C. di Propaganda, e quello dei Segretari Generali con i Sottosegretari, nonché dei Segretari per la Sezione degli Affari Orientali.

Eminentissimi Cardinali Prefetti Generali della S. C. di Propaganda:

Sauli, Antonio Maria; 1622.

Ludovisi, Lodovico; 1622-1632.

/10/ |a| Barberini, Antonio (junior); 1632-1671, eo quoquo modo impedito, in solidum: Barberini, Antonio (senior) di S. Onofrio; 1632-1646.

Paluzzi degli Albertoni Altieri, Paluzzo; 1671-1698.

Barberini, Carlo; 1698-1704.

Sacripante, Giuseppe-; 1704-1127.

Petra, Vincenzo; 1727-1747.

Valenti-Gonzaga, Silvio; 1747-1756.

Spinelli, Giuseppe; 1756-1763.

Castelli, Giuseppe Maria; 1763-1780.

Antonelli, Leonardo; 1780-1795.

Gerdil, Giacinto Sigismondo; 1795-1802.

Borgia, Stefano; 1802-1804.

Di Pietro, Michele; 1805-1814.

Quarantotti, Mons. Giovanni Battista, pro-prefetto; 1809-1814.

Bitta, Lorenzo; 1814-1818.

Fontana, Francesco Luigi; 1818-1822.

Consalvi, Ercole, pro-prefetto; 1822-1824.

Consalvi, Ercole, prefetto; 1824.

Della Somaglia, Giulio Maria, pro-prefetto; 1824-1826.

Cappellari, Bartolomeo Alberto Cappellari 1765-1846, monaco camaldolese col nome Mauro, papa Gregorio XVI dal 1831 Mauro (al sec. Bartolomeo); 1826-1831 (1).

Pedicini, Carlo Maria; 1831-1834.

Fransoni, Giacomo Filippo; 1834-1856.

Barnabò, Alessandro; 1856-1874.

Franchi, Alessandro; 1874-1878.

Simeoni, Giovanni; 1878-1892.

Ledochowski, Miecislao; 1892-1902.

Gotti, Girolamo Maria; 1902-1916.

Serafini, Domenico; 1916-1918.

|b| Van Rossum, Guglielmo Marino; 12 marzo 1918.

Ill.mi e Rev.mi Segretari e Sottosegretari della S. C. di Propaganda:

Ingoli, Francesco; 1622-1649.

Massari, Dionisio; 1649-1657.

Alberici, Mario; 1657-1664.

Manfroni, Antonio, pro-segret.; 1664-1666.

Casanate, Girolamo; 1666-1668.

Ubaldi Baldeschi, Federico; 1668-1673.

Ravizza, Francesco; 1673-1675.

Cerri, Urbano; 1675-1679.

Cybo, Odoardo; 1680-1695.

Fabroni, Carlo Agostino; 1695-1706.

Banchieri, Antonio; 1706-1707.

De Cavalieri, Silvio; 1707-1717.

Carata, Pier Luigi; 1717-1724.

Ruspoli, Bartolomeo; 1724-1730.

Fortiguerra, Nicolò; 1730-1735.

Monti, Filippo Maria; 1735-1743.

Lercari, Nicola; 1743-1757.

Antonelli, Nicolò; 1757-1759.

Marefoschi, Mario; 1759-1770.

Borgia, Stefano; 1770-1789.

Zondadari, Antonio Felice; 1789-1795.

Brancadoro, Cesare; 1795-1801.

Coppola, Domenico; 1801-1807.

Quarantotti, Giov. Batt.; 1808-1816.

Pedicini, Carlo Maria; 1816-1823.

Caprano, Pietro; 1823-1828.

Castracane degli Antelminelli, Castruccio; 1828-1833.

Mai, Angelo; 1833-1838.

Cadolini, Ignazio Giovanni; 1838-1843.

|c| Brunelli, Giovanni; 1843-1847.

Barnabò, Alessandro, pro-segret. VII. 1847 VII. 1848.

Barnabò, Alessandro, segretario 1848-1856.

Bedini, Gaetano; 1856-1861.

Capalti, Annibale; 1861-1868.

Simeoni, Giovanni; 1868-1875.

Agnozzi, Giov. Battista, pro-segretario; 1875-1877.

Agnozzi, Giov. Battista, segretario; 1877-1879.

Masotti, Ignazio; 1879-1882.

Jacobini, Domenico; 1882-1891.

Persico, Ignazio; 1891-1893.

Ciasca, Agostino; 1893-1899.

Veccia, Luigi; 1899-1911.

Sottosegr. Laurenti, Camillo; 1908-1911.

Lanrenti, Camillo; 1911-1921.

Sottosegr. Zecchini, Adriano; 1911-1921.

Sottosegr. Pecorari, Cesare; 22-I.-1921.

Fumasoni-Biondi, Pietro; 16-VI.-1921.

Illust.mi e Rever.mi Segretari pro Negotiis Rituum Orientalium:

Simeoni, Giovanni; 1862-1868.

Iacobini, Lodovico; 1868-1874.

Aloisi Masella, Gaetano; 1874-1877.

Rampolla del Tindaro, Mariano; 18771880.

Cretoni, Serafino; 1880-1889.

Persico, Ignazio; 1889-1891.

Aiuti, Andrea; 1891-1893.

Veccia, Luigi; 1893-1899.

Savelli Spinola, Antonio; 1899-1905.

Rolleri, Girolamo; 1905-1917.

← Torna al sommario    Torna su ↑

/11/ |a|

V.

Principali istituzioni fondate o favorite dalla S. C. di Propaganda.

Il fine grandioso propostosi dalla S. C. di Propaganda non poteva raggiungersi se non con mezzi proporzionati. La integrazione della «Controriforma» non poteva effettuarsi che intensificando e coordinando allo scopo quei mezzi stessi che io zelo spontaneo dei Sommi P.fici, dei Vescovi, dei Religiosi, del Clero, dei Principi e popoli cattolici aveva suggerito in quegli ultimi anni per riparare ed arginare la spaventevole invasione della eresia. Uomini di spirito e bene agguerriti, e mezzi abbondanti ed adatti: ecco quanto occorreva alla Chiesa del secolo XVII, per corrispondere a quel soffio onnipotente con cui lo Spirito Santo aveva suscitato in seno ad essa quella vita novella che doveva rinnovare la faccia della terra.

Già, come si è accennato, erano stati eretti numerosi Collegi, Scuole e Seminari nell’intendimento di formare e preparare i novelli apostoli, destinati alla grande opera della restaurazione della Fede, in quei luoghi specialmente dov’era passato il turbine devastatore o la tempesta persecutrice della eresia protestante; e a proteggerla e propagarla altrove. Le Nazioni maggiormente infestate dalla eresia erano l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda, la Scandinavia, la Germania, l’Olanda e la Svizzera. Ma anche l’Oriente, sempre infestato dallo scisma e dalle antiche eresie, tiranneggiato dai mussulmani e dai turchi, sentiva estremo bisogno di nuovi apostoli, di nuovi predicatori della verità, né poteva essere trascurato. La scoperta infine del nuovo mondo americano aveva risvegliata quella santa nostalgia della evangelizzazione nelle lontane Indie, nella Cina misteriosa, in quel formicolìo ancora inesplorato delle innumerevoli isole transoceaniche: tutti luoghi dove aveva cominciato da poco a rifiorire lo spirito della propagazione di nostra Santa Fede.

Ecco pertanto un piccolo quadro delle principali Istituzioni del genere, già in essere all’epoca della erezione di Propaganda; molte delle quali dovevano la loro |b| esistenza allo zelo incomparabile del Pontefice Gregorio XIII:

Coll. Illirico-Ungarico, eretto nel 1537.

Coll. Ungarico, fondato da Giovanni Maria Ciocchi del Monte 1487-1555, papa Giulio III dal 1550 Giulio III, nel 1552; unito al Coll. Germanico nel 1580.

Coll. Greco, eretto da Gregorio XIII nel 1577.

Coll. Inglese in Roma, eretto da Gregorio XIII nel 1579.

Coll. Illirico di Loreto, eretto da Gregorio XIII nel 1581.

Coll. Maronita, eretto da Gregorio XIII nel 1584.

Coll. Elvetico di Milano e Coll. di Como e Valtellina, eretti pur essi da Gregorio XIII.

Coll. Inglese in Valladolid, eretto da Clemente VIII nel 1592.

Coll. Scozzese, eretto da Clemente VIII nel 1600.

|c| Coll. Olandese in Lovanio (1616), come l’altro in Dovay e l’altro in Utrecht.

La erezione della Propaganda segnò un’era nuova per tutte queste Istituzioni; ed il programma netto fu appunto questo: di regolarle meglio perchè dessero frutti più abbondanti; e di moltiplicarle in proporzione delle crescenti necessità. Nuove regioni si aprivano allo zelo dei propagatori della Fede: nuove reclute quindi erano necessarie per far fronte ai novelli impegni. A tal fine i romani Pontefici assoggettarono alla Propaganda tutti i Collegi di natura missionaria; ne eressero dei nuovi, come il Collegio Inglese di Lisbona (1622); il Collegio di Ravenna per i Maroniti (1627); il Collegio Scozzese di Valladolid (1627); in Avignone i Collegi di S. Nicolò e Della Rovere riuniti da Urbano VIII; il Collegio Illirico di Fermo (1633); il Collegio Irlandese in Roma (1633); il Seminario per le Missioni /12/ |a| Estere di Parigi (1663), ecc. ecc.; e agli uni e agli altri imposero più idonei e maggiormente opportuni regolamenti.

Eguale misura più o meno venne adottata anche per quegli Ordini religiosi ai quali era stata affidata la cura di qualche Missione sia in Oriente che in Occidente; finché il Giovanni Francesco Albani 1649-1721), papa Clemente XI dal 1700 Pontefice Clemente XI nel 1707, ordinava espressamente che tutti gli Ordini regolari aventi qualche Missione aprissero rispettivamente dei Collegi ove preparare ed agguerrire i giovani missionari. Citeremo i principali. Il più antico forse di questi Collegi annessi ad Ordini religiosi, fu il Collegio di S. Pancrazio dei Carmelitani Scalzi (1605) e l’altro di S. Pietro in Montorio dei Eiformati. Si susseguirono: il Collegio di S. Isidoro dei Francescani Riformati Irlandesi, fondato da Filippo IV, re di Spagna (1625); il Collegio delle Fornaci, dei Trinitari; il Collegio di Monte Mario, dei Domenicani; il Collegio di S. Antonio, dei Conventuali; il Collegio di Ozieri, dei Frati Minori; ed il Collegio di San Fedele, dei Cappuccini.

Aggiungiamo: il Collegio di S. Clemente, per i Domenicani Irlandesi (1667); il Collegio di Enrico Gandavens, dei Serviti (1669); e il Collegio di S. Patrizio, per gli Agostiniani Irlandesi (1739).

***

Ma come Istituzione tipica della nuova S. Congregazione eretta da Gregorio XV per la propagazione della Fede nell’universo mondo, si imponeva quella di un Collegio sui generis, che non accogliesse giovani destinati a questa o a quella Missione determinata, ma che, a somiglianza della Sacra Congregazione medesima, for- |b| masse dei buoni, dotti e capaci missionari per tutte e singole quelle regioni del mondo a cui era estesa la giurisdizione della nuova S. Congregazione.

E questo Collegio fu per l’appunto il

Collegium Urbanum de Propaganda Fide.

Il Pontefice Gregorio XV ebbe in mente questa grandiosa istituzione, e l’avrebbe portata a compimento quasi come corollario della erezione della S. C. di Propaganda, se la morte non lo avesse prematuramente rapito l’8 luglio 1623. Il Papa che avrebbe dato il nome al primo e più glorioso Collegio internazionale per le |c| Missioni all’estero doveva essere, nei disegni imperscrutabili della Provvidenza, il Pontefice Urbano VIII, Principe Barberini. Come però per la definitiva istituzione della Propaganda il Signore si era servito dello zelo umile e fervente dei due santi religiosi Padre Domenico dei Carmelitani, e Padre Girolamo dei Cappuccini, così fu un altro fedele servo di Dio che spinse il Pontefice alla erezione del Collegio Urbano, cioè Mons. Giovanni B. Vives, spagnolo di Valenza, referendario d’ambedue le Segnature, già annoverato da Gregorio XV tra i Prelati della Propaganda, e poi Prelato Domestico di Urbano VIII.

Trovandosi egli in Roma come Ministro residente di Isabella Chiara Eugenia, Infante di Spagna e Governatrice delle Fiandre, volle acquistare nel Rione Colonna, e precisamente sulla piazza detta di Spagna, il palazzo appartenente a Bartolomeo Ferratini di Amelia e da lui fabbricato a capo della strada che dal suo cognome si disse Ferratina, e poi con vocabolo corrotto Frattina. Prima sua idea, suggeritagli dal B. Giov. Leonardi, era stata quella di fondare una Congregazione religiosa missionaria; ma poi, vedutosi nella impossibilità di concretarla, concepì invece il nobile e generoso disegno di erigere un Collegio ove fossero educati ed istruiti giovani di diverse nazioni straniere, i quali, ritornando in patria, o inviati altrove dalla Propaganda, confermassero nella Fede i cattolici e promovessero la religione di Cristo anche ove fosse ignoto il nome cristiano. Il Vives decise di impiegare a tale scopo tutte le sue sostanze; incaricò quindi il padre Ghislieri, teatino, di far ridurre il proprio palazzo a questo /13/ |a| uso. Con tali sentimenti il Prelato Vives fece l’offerta del palazzo e delle sue facoltà al Pontefice Urbano VIII. Questi approvò di gran cuore il divisamente dell’ottimo Prelato; e con la Bolla «Immortalis Dei» del 1° agosto 1627, istituì canonicamente nel detto palazzo il Collegio o Seminario apostolico per due giovani di ogni nazione secondo i disegni del Vives. Sottopose poi il detto Collegio alla S. C. di Propaganda (1641), diede al medesimo opportuni e idonei regolamenti, e completò finanziariamente la primitiva dotazione del Collegio stesso.

Sulla facciata principale esterna del palazzo fu posta da principio questa iscrizione: Collegium de Propaganda Fide per universum orbem. Ma poi lo stesso Urbano VIII vi fece sostituire l’iscrizione, che tuttora esiste sulla porta del palazzo e sotto il suo stemma gentilizio, cioè: Collegium Urbanum de Propaganda Fide.

Un modesto ma artistico monumento nella Chiesa del Collegio Urbano ricorda ai posteri la memoria dell’insigne benefattore Vives, che può considerarsi come il vero fondatore del Collegio stesso.

Fabio Chigi 1599-1667, papa Alessandro VII dal 1655 Alessandro VII poi nel 1655 fece ingrandire il Collegio medesimo; e dal Borromini vi fece edificare l’interna cappella |b| che volle dedicata in onore della Epifania di N. Signore e dei tre Santi Re Magi.

Il primo Rettore del Pontifìcio Collegio Urbano fu il Padre Marco Romano, dell’Ordine dei Teatini, che poi da Giovanni Battista Pamphilj 1574-1655, papa Innocenzo X dal 1644 Innocenzo X fu eletto Vescovo di Ruvo.

Per enumerare i vantaggi incalcolabili derivati alle sante Missioni da questa benemerita istituzione occorrerebbero dei volumi. Così pure riuscirebbe quasi impossibile elencare qui tutti i gloriosi Vescovi, Vicarii apostolici e zelantissimi e dotti missionari che lo illustrarono nel corso di questi tre secoli.

Il Collegio Urbano conta oggi ben 115 alunni, tutti esteri, e tutti destinati alle rispettive Missioni. Sono diretti da un Su- |c| periore (Rettore) del clero secolare di Roma, che è presentemente Mons. Paolo Giobbe, coadiuvato da altri quattro Reverendissimi Sacerdoti. Gli alunni compiono i loro studi superiori nelle scuole proprie del Collegio medesimo, dove insegnano ben 26 Professori. Il Collegio è arricchito di una copiosissima biblioteca, e di un Museo Etnologico delle Missioni, detto Borgiano (1), dal Cardinale Stefano Borgia, munifico benefattore del medesimo, e riordinato dal Cardinale Simeoni, Prefetto di Propaganda nel 1883. È stato inoltre provveduto di una lieta e salubre residenza estiva in Castel Gandolfo, ove nulla manca che possa occorrere a ricreare lo spirito e ristorare le forze dei giovani alunni. Tutte le spese occorrenti alla completa manutenzione del pontificio Collegio Urbano sono sostenute dalla S. C. di Propaganda; ed ascendono oggi complessivamente ad oltre un milione di lire l’anno.

Per completare questo paragrafo, dovremmo qui elencare tutti gli altri Collegi o Seminari che sono sorti in seguito, fino ai nostri giorni, o per iniziativa diretta /14/ |a| della Sacra Congregazione di Propaganda, o sotto gli auspici della medesima.

Poiché però molti di essi presentano quasi la forma di Istituti religiosi, pur rimanendo i loro membri nella categoria del clero secolare, per questi rimandiamo il lettore al capitolo secondo del presente fascicolo, e qui ci limitiamo ad indicare i più importanti Collegi e Seminari propriamente detti, elencandoli in ordine cronologico:

Il Collegio di Pulo Pinang, eretto per opera del Sem. delle Missioni Estere di Parigi nel 1666; Collegio di Palermo per gli Italo-Greci (1715); Seminario di Cork per le Missioni d’Africa eretto sotto il Pontificato di Pio IX; Collegio Cinese di Napoli (1821); Seminario di All Hallows in Dublino (1842); Collegio Brignole-Sale in Genova (1855); Collegio Americano di Lovanio (1857); Pontificio Collegio Albanese di Scutari (1858); Collegio Americano del nord (1859); Pontificio Collegio Giuseppino di Colombo (1875); Collegio di Mungret, in Irlanda (1880); Collegio Canadese (1888); Pontificio Seminario di Kandy (1893); ed i Collegi per gli Orientali, sorti per impulso del Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci 1810-1903, papa Leone XIII dal 1878 Pontefice Leone XIII, cioè: il Collegio Leoniano degli Armeni (1883), il Collegio Ruteno, il Collegio Maronita, già fondato da Gregorio XIII e ripristinato nel 1891, ed il Seminario Leonino di Atene.

Degli Ordini religiosi poi aventi Missioni, alcuni hanno conservato o riformato i primitivi Collegi; altri ne hanno eretti dei nuovi, quali ad esempio: il Collegio Internazionale di S. Maria degli Agostiniani (1882); il Coll. di S. Antonio dei Frati Minori (1883-89); il Collegio di S. Lorenzo da Brindisi dei Cappuccini (1909); il Collegio di S. Crisogono dei Trinitari (1909); il Collegio Internazionale Angelico dei Domenicani (1897); il Collegio serafico di S. Francesco dei Con- |b| ventuali (1885-1910); e ultimamente il Collegio di S. Alassio Falconieri dei Serviti (1920); e quello della Beata Vergine del Carmelo, dei Carmelitani (1921).

La Tipografia Poliglotta di Propaganda.

Ma uno dei mezzi più potenti per la diffusione del Vangelo e della Fede Cattolica, oltre a quello principalissimo della predicazione parlata, era l’altro non meno efficace della predicazione scritta: bisognava, quindi mettere a profitto delle Missioni la stampa.

Ma come la Propaganda era sorta per diffondere la Fede in tutto il mondo; come il Collegio Urbano doveva formare missionari per tutte le parti del mondo, così le pubblicazioni a stampa che avrebbe |c| dovuto procurare la Propaganda dovevano essere adatte per tutte le parti principali del mondo. Di qui l’idea di una tipografia poliglotta: idea grandiosa, e a dire il vero anche un po’ audace, ma che non ispaventò affatto lo zelo ardente di quei primi padri e benefattori della Propaganda.

Prendiamo le parole di Melchiorre Galeotti, nella sua monografia sulla Tipografia di Propaganda (Torino, 1866):

«L’anno 1626 con celerità incredibile si diede opera a tanta impresa di una tipografia poliglotta, che nel breve spazio di poco più di un anno, fu ricchissima di punzoni e madri per i caratteri di ben ventitré diverse lingue... A far presto e bene giovò la stessa Roma, ove non meno che tutte le altre nobili arti, questa della stampa ebbe nei Papi sin dalla sua origine, i promotori e proteggitori più sapienti e più splendidi. La nuova tipografia incontamente ebbe caratteri latini, greci, arabici, caldaici, armeni e illirici... e per la formazione di nuovi punzoni e matrici di altre lingue si valse di Stefano Paolini che ne era espertissimo intagliatore della scuola del celebre Giov. Battista Raimondi... Si fecero venire al /15/ |a| Paolini dall’Oriente i necessari alfabeti; e non andò molto a vedersene le prime edizioni di libri per cura di Achille Venereo, editore diligentissimo e lodatissimo. Possiamo dire che la tipografia di Propaganda, pria di andarne pel mondo la nuova del suo nascimento... surse come per inaspettato prodigio, e più che stupendo per la sua vastità e ricchezza. Talché degnamente assai commendati ne furono dal medesimo Urbano VIII... i Cardinali Bandini e Bentivogli i quali seppero recare ad effetto un sì gran bene a decoro di Boma e di tutto l’orbe cattolico.

«Nel 1759 la Tipografìa Poliglotta poteva comporre in ben 27 lingue e per molte di queste aveva fino a quattro sorti di alfabeti e quasi tutte le madri e i punzoni di essi».

Quanto bene abbia prodotto e nelle Missioni e anche nelle nazioni cattoliche, questa benemerita istituzione, è a tutti noto. Ma la enumerazione di tutti questi benefici deve ormai chiudersi e passa alla storia. Mutate profondamente negli ultimi tempi le condizioni della produzione libraria, la tipografia poliglotta di Propaganda Fide ha cessato di esistere; ed è andata a consolidare ed arricchire con i suoi numerosi e scelti caratteri, l’attuale «Tipografia Poliglotta Vaticana».

← Torna al sommario    Torna su ↑

VI.

Beneficenza a favore della S. C. di Propaganda

La erezione di Collegi, la formazione dei missionari, l’invio di questi nei luoghi loro destinati, il mantenimento degli operai evangelici, la costruzione di case, chiese, scuole; l’impianto di ospedali, di orfanotrofi, di ospizi di carità di ogni genere per i fanciulli, per i vecchi, per i lebbrosi, ecc.; tutto questo insieme di opere di carità e di evangelizzazione, che formavano una parte essenziale del programma da attuarsi dalla Sacra Congregazione di Propaganda, esigeva necessariamente mezzi finanziari proporzionati; e questi mezzi, ognuno lo vede facilmente, dovevano essere copiosissimi. Rappresentavano esssi la parte più materiale dell’opera grandiosa di restaurazione, di preservazione, di diffusione della Fede nel mondo; una parte tuttavia assolutamente indispensabile per attuarla. Era questa la parte riservata dalla Provvidenza a tutti indistintamente i cattolici che avessero voluto, come era pur loro dovere, cooperare con la Santa Sede, con i Vescovi, con i missionari, al bene universale del mondo.

E la necessità di questa doverosa cooperazione fu vivamente sentita dai nostri |b| padri in quel secolo di gloria e nei secoli successivi. A cominciare dai Sommi Pontefici, dai Principi cattolici, dai Cardinali di Santa Chiesa e dalla Nobiltà di quei tempi, scendendo fino alla modesta borghesia, tutti a dire il vero; contribuirono alla formazione dei capitali necessari per l’impianto, lo sviluppo e l’incremento delle opere missionarie.

Pur sottostando alle diverse e non sempre favorevoli evoluzioni della società umana in questi ultimi trecento anni, la Propaganda ha sempre ricevuto attestati più o meno sensibili di generosa simpatia per parte di innumerevoli benefattori. Qualcuno anzi dei più recenti, ha saputo non solo emulare, ma superare ancora, e di gran lunga, gli antichi. Trasformatasi però, in seguito alla rivoluzione francese l’intero organismo della Società, e venuta meno in gran parte la possibilità dei nobili dei patrizi; intiepiditasi o spentasi del tutto la generosità verso la Chiesa e le cose sante per parte dei ricchi capitalisti della nuova generazione (per la più gran parte ebrei), la Provvidenza ha suscitato nell’animo schietto e semplice del popolo cattolico un sentimento nuovo, per l’addietro ignorato o non avvertito: il sentimento di pietà e di affetto per i poveri missionari, per le Missioni, per i lontani fratelli schiavi ancora dell’ignoranza e delle barbarie. E noi assistiamo oggi con la più viva soddisfazione dello spirito allo svolgersi, moltiplicarsi, intensificarsi di questo nuovo sentimento missionario del povero, dell’umile, del piccolo, che si è sostituito alle antiche generose elargizio- |c| ni dei Grandi; che sa contrapporsi all’avarizia e all’egoismo dei novelli Cresi, dei pagani moderni dei nostri giorni; e moltiplicando le modeste contribuzioni, i piccoli sacrifici, fatti per amore di Dio e per la salute spirituale dei fratelli lontani, si sforza di sopperire alle ingenti, innumerevoli necessità delle sante Missioni.

← Torna al sommario    Torna su ↑

VII.

I martiri di Propaganda.

Non possiamo chiudere questo primo capitolo, senza dare, almeno un cenno, benché incompleto, di quel gloriosissimo stuolo di invitti campioni di Nostra Santa Fede che in testimonianza di essa, in questi ultimi tre secoli versarono il sangue e sacrificarono la vita. Non sono essi gli antichi martiri dei primi secoli della Chiesa, i quali benché se ne vada un po’ illanguidendo nel cuore dei fedeli il glorioso e vivo ricordo, pur tuttavia sono sempre a tutti noti e da tutti ammirati e venerati; sono questi i martiri nuovi della Chiesa, che hanno data la vita generosamente per amore di Gesù e per il trionfo della Sua Fede: o predicandola nelle lontane regioni del globo; o, nuovi seguaci di Cristo, confessandola coraggiosamente avanti ai carnefici dopo averla da poco abbracciata; martiri, che poco si conoscono, o sono del tutto ignorati.

Di questo stuolo innumerevole di martiri pochi soltanto furono canonicamente elevati all’onore degli altari; ben pochi sono comunemente conosciuti; di moltissimi si sa appena il fatto del subito martirio o della morte.

Non parleremo delle stragi, a tutti note, perpetrate dagli eretici del secolo XVI nelle regioni nordiche di Europa. La storia ne registra il numero quasi sterminato delle vittime gloriose.

Non parleremo neppure di quei santi confessori della Fede, anche essi ben numerosi, che formarono le primizie dei martiri nelle lontane regioni dell’Oriente, nelle Indie, nella Cina, nel Giappone, nelle Filippine, nel Brasile e nell’Africa, negli anni che precedettero la erezione della Sacra Congregazione di Propaganda. In Egitto infatti, in Palestina, nella Turchia, nelle Indie e fin nel Borneo i Francescani e i Cappuccini uscivano da un glorioso battesimo di sangue; i Gesuiti nel Travancor, nel Brasile, nel Giappone e nel Canada già contavano numerosi ed invitti campioni della Fede; così i Domenicani nel Giappone e nell’America, i Trinitari nell’Algeria, gli Agostiniani nelle Filippine emulavano generosamente questi loro confratelli nell’apostolato e nel martirio.

/16/ |a| La serie propriamente detta dei Martiri di Propaganda si apre col glorioso campione della Fede cattolica: San Fedele da Sigmaringen (Marco Rey) Cappuccino, che è appunto riconosciuto col titolo di «Protomartire» della medesima S. Congregazione.

Era nato nell’aprile 1577 in Sigmaringen (Svevia) e aveva studiato a Friburgo, nella Svizzera. Per qualche tempo si dedicò alla magistratura; ma poi alla età di 35 anni si fece cappuccino e prese il nome di Fedele. Ordinato sacerdote fu custode o Superiore del Convento di Feldkirch, nel Tirolo. Di là, dietro ordine della S. Sede, si recò per la predicazione evangelica, con altri suoi confratelli, nei Grigioni infestati dal Calvinismo. Nel Pretigau convertì numerosi ereticicon la sua predicazione apostolica e col suo esempio. Queste conversioni però irritarono i caporioni della eresia che giurarono di ucciderlo. Il santo previde la morte, l’annunciò ai suoi fedeli, e ne scrisse ad alcuni suoi amici con sicurezza. Recatosi infatti a Sevis, dove aveva predicato sul tema: Unus Deus, una Fides, unum baptisma, la sera del 2 aprile 1622 venne assalito dai soldati calvinisti che lo legarono e lo costrinsero ad a- |b| biurare. Alla sua risposta piena di fede e di coraggio venne colpito sul capo con una scure e stramazzò a terra. Potè levarsi in ginocchi e pregare brevemente per i suoi carnefici e raccomandare a Dio e alla Vergine l’anima sua. Un tremendo colpo di lancia lo passò da parte a parte e venne quindi finito a pugnalate, una delle quali così violenta, che gli staccò una gamba (1). Aveva 45 anni. Pietro Francesco Orsini 1649-1730, frate predicatore col nome di Vincenzo Maria, papa Benedetto XIII dal 1724 Prospero Lorenzo Lambertini 1675-1758, papa Benedetto XIV dal 1740 Benedetto XIII lo dichiarò Beato, e nel 1746 Benedetto XIV lo annoverò fra i Santi. Il suo corpo si conserva nella Chiesa di Feldkirch, in Tirolo; ma la testa e la gamba amputata si venerano nella cattedrale di Coira (Grigioni).

***

E qui vorremmo presentare ai nostri lettori un elenco preciso, completo, di tutti quei santi Martiri che fecondarono col loro sangue le regioni affidate alla S. C. di Propaganda in questi ultimi tre secoli, rinnovando le gesta gloriose dei primi Martiri del Cristianesimo; giacché come quelli furono esposti ai più crudeli |c| e strazianti supplizi; come quelli furono in tutti i modi tentati perchè rinunziassero alla Fede di Cristo; come quelli diedero fortemente e lietamente la vita, per amore del Redentore Gesù. Ma un simile lavoro ci riuscirebbe impossibile, né vi sarebbe spazio sufficiente su questa modesta monografia. Ci limiteremo a tracciare delle linee generali per dare ai nostri lettori una idea soltanto di queste grandi glorie del sangue cristiano accumulatesi negli ultimi trecento anni nelle regioni di Missione, domandando venia se anche per questo dovremo lasciare qualche involontaria lacuna.

Dal 1622 al 1700.
Europa.

Apriamo la serie col gloriosa Vescovo e martire San Giosafat, massacrato in Polonia nel 1623.

Nel febbraio 1625 erano martirizzati nella Svezia Giorgio Orsini con Zaccaria Anthselio e il giovanetto di sedici anni Arnoldo Mersenio.

In quella stessa epoca perivano per mano dei turchi Andrea Carea, Vescovo di Sira, Domenicano; il Sacerdote Marco Chisagno; il Sacerdote Giorgio Iubani e i frati Riformati Giacomo da Sarnano e Ferdinando Albiviola.

Nel 1646 il P. Giuseppe Giudici, Teatino, periva di stenti in oscuro carcere nella Missione della Georgia.

Dall’Irlanda giungevano notizie sempre più gravi sulla persecuzione contro i cattolici in quella desolatissima regione. Particolarmente giungeva la notizia del martirio /17/ |a| di Giovanni Oduibiarma Ultonia: Ulster nella Ultonia, di Donato Cartesio; degli innumerevoli religiosi Domenicani e Cappuccini lasciati morir di fame nelle prigioni; e del glorioso martirio di Oliviero Plunkett, Arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda (già professore nelle scuole del Collegio Urbano di Propaganda) impiccato a Londra nel 1681. Così pure venivano uccisi in Londra: il Sacerdote inglese Guglielmo Warde nella età di 88 anni e il Francescano Tommaso Balacherì. Egualmente i due religiosi trinitari irlandesi, Cornelio O’ Connor e Roberto Daly, gettati in mare nel 1644; e il chierico lazzarista Taddeo Lye nel 1651.

A Berna, nella Svizzera, pochi anni dopo la morte di San Fedele da Sigmaringen, veniva ucciso in odio della Fede il Missionario Francesco Folch, che sembra fosse stato alunno del Pontificio Collegio Urbano.

In Polonia veniva trucidato il P. Giacomo Dluski dei Minori Conventuali (1683).

Asia.

In una delle prime adunanze della Sacra Congregazione, quella del 17 ottobre 1622, venivano commemorati i cinque gloriosi neofiti martiri di Happahan massacrati in odio della Fede cattolica; e nel febbraio 1623 il martirio di Pietro, figlio di Luigi Guiral Corbasal di Desmal, bruciato vivo dai turchi. Così pure troviamo commemorati in quell’epoca la Regina dei Giorgiani, moglie di Tamaros, trucidata in Georgia; e il Maronita Abucharam, ucciso dai Turchi verso il 1640.

Il sangue dei nuovi martiri aveva già fin dal 1530 arrossato le inospiti terre giapponesi e numerosissime erano state le prime vittime gloriose. La nuova persecuzione giapponese cominciò il 22 maggio 1617, per terminare il 3 settembre 1632; ed in quella furono trucidati fra i tormenti più atroci ben 205 Martiri: tra cui 5 Sacerdoti Domenica- |b| ni, 2 Francescani, 5 Agostiniani e 5 Gesuiti, beatificati da Pio Nono nel maggio 1867.

Ci si permetta di riportare due soli brani delle relazioni pervenute alla Propaganda in quei primi anni, circa il genere di martirio col quale furono sacrificate in Giappone quelle gloriose vittime: «Dopo una fierissima prigionia fu ai medesimi rovesciata dai barbari gran copia di acqua per la bocca nello stomaco affinchè stesi tra due tavole e calcati coi piedi fossero costretti a renderla fuori con empito violento... Conficcarono quindi loro nelle mani, tra la carne e l’unghie le cannuccie e con verghe percuotendoli, non prima stancarono la loro rabbia che non la satollassero col sangue estratto da tutte le parti del corpo... Appesi coi piedi all’aria, e posti col capo in alcune fosse di terra ripiene di caligine e fuoco, quanto lento e altrettanto penoso, sentirono tormenti atrocissimi... Il Re nell’anno 1627 fece martirizzare tra uomini e donne 49 Cristiani; a tutti questi furono tagliate le dita delle mani; parte furono abbruciati con torce accese, parte affogati nel mare, altri morti con l’acqua bollente... A chi fu spiccata la testa, e chi fu arrostito vivo...».

Nel 1648 veniva martirizzato in Cina il Beato Francesco de Capillas, Domenicano, col suo catechista indigeno.

Nell’India il P. Giovanni De Britto, Gesuita, veniva trucidato nel 1693.

Nello stesso anno era ucciso in Birmania in odio della Fede, Giovanni Genoud della Società delle MM. EE. di Parigi.

|c| L’epoca più violenta della persecuzione contro i Cristiani in Cocincina, corre dall’anno 1664 al 1670 circa. I Martiri più gloriosi in tali persecuzioni furono i seguenti:

Lucia Ky, giovanetta dai 14 ai 15 anni, la quale con altri due ragazzi della stessa età venne schiacciata dagli elefanti. Con essa perirono anche Stefano Ky, suo fratello, e il loro padre, Pietro Ky, insieme a Michele Mien, Ignazio Yang e Giovanni Nhien, tutti novelli cristiani della Cocincina. Qualche anno appresso periva il catechista indigeno Luigi, seguito da uno stuolo di altri cristiani di cui 40 neofiti. I più noti fra questi sono Matteo Ven, Damaso Dao e Marta Fuoè. Nel 1665, sempre nella Cocincina, fu martirizzata la catechista Anna Ba, a cui furono bruciate le mammelle ed i fianchi con lastre roventi; essa resistette al martirio benché ripetuto più volte, e morì dopo pochi mesi.

Nel 1700 fecondava col suo sangue la barbara terra di Cocincina Pietro Langlois delle Missioni Estere di Parigi, con altri 19 cristiani.

Africa.

Prescindendo dai gloriosi martiri (Frati Minori, Cappuccini, Gesuiti, Servi di Maria) trucidati in Africa negli anni precedenti, il primo di questa nostra epoca sembra essere il P. Bonaventura da Lucca, Cappuccino, ucciso in Tunisi nel 1621.

Nel 1622 in Algeri venivano lasciati morir di fame i tre gloriosi PP. Spagnuoli Trinitari: Bernardo Monroy, Giovanni Aquilas e Giovanni Palacios. Nel 1646 era la volta di Luciano Heraut dello stesso Ordine; e nel 1666 di Pietro della Concezione, pure dello stesso Ordine, bruciato a fuoco lento dai nemici della Fede. Anche in Algeri nel 1672 moriva in prigionia Giovanni di Gesù e Maria, esso pure Trinitario.

Nel 1631 periva in Algeria, martire della Fede, il b. Giovanni de Prado dei Frati Minori. Circa la stessa epoca il Domenicano /18/ |a| Giuseppe Morano, bruciato vivo nel Marocco, il P. Filippo da Galena, divorato dai negri nel Congo, nel 1675, e il celebre P. Le-Vacher, lanciato in aria mediante un colpo di cannone in Tunisi, nel 1683, e nel 1688 il P. Michele Montmasson, ambedue Lazzaristi.

Un altro Lazzarista intanto era stato ucciso nel 1676 nel Madagascar: il P. Nicolò Etienne col fr. Filippo Patte.

Ma la persecuzione più crudele contro i cristiani in Africa fu quella del Fāsiladas ፋሲልደስ (Basilide) imperatore d’Etiopia dal 1632 al 1667 tiranno di Etiopia, Fasilidas, che distrusse quasi totalmente l’opera faticosa dei Missionari in quella regione. I principali Martiri di questa persecuzione si elencano qui appresso:

I bb. Agatangelo e Cassiano con i loro compagni Cappuccini: P. Giuseppe Tortulani, Antonio da Petra Santa e Cherubino François (1638-1642).

I Gesuiti Fr. Machado, Bernardo Pereira, P. Luigi Gardeira, Bruno da Santa Croce, P. Paez, Fr. Rodriguez, P. Almeida, P. Grondeira (1640 circa).

Perivano nella stessa persecuzione il Sacerdote Abissino Melea Christos (1649), il suo compagno Jacobo (1638) ed i Sacerdoti Portoghesi Bernardo Nogueira con altri quattro compagni e Gregorio Pirez.

America.

Nella Congregazione di Propaganda del 28 agosto 1624 venivano commemorati sei Martiri Francescani trucidati nel Messico: Marco da Nizza, Giovanni da Padilla, Giovanni della Croce, Francesco Lopez, Giovanni da Santa Maria e Agostino Ruyz.

Nel Canada (1607-1646) il P. Isacco Jogues, con altri quattro compagni Gesuiti.

Nel 1633 i tre gloriosi Martiri Agostiniani Recolletti: P. Luigi della Croce (Garda Paredes), Bartolomeo degli Angeli e Michele di Santa Maria Maddalena.

Oceania.

Raggruppiamo sotto il nome di Oceania tutte le isole dell’Atlantico e del Pacifico, comprese le Filippine, le Caroline, il Gruppo della Malesia, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Il numero più copioso di martiri in queste isole nel secolo XVII, è dato L’Ordine degli Agostiniani recolletti nacque nel 1588 in Spagna come movimento di riforma degli Eremitani di Sant’Agostino; dal 1605 si dedicarono alla missione nelle Filippine e in altre regioni dell’Asia dall’Ordine degli Agostiniani Recolletti, nelle Filippine. Ci limiteremo soltanto a citare i nomi di questi gloriosi campioni della Fede, e la data del loro martirio.

Il primo martire dei Recolletti fu il P. Michele Bombau della Madre di Dio, ucciso nel 1607. Lo seguirono: il F. Alonso di Sanio Agostino (1612); P. Giovanni della Madre di Dio (1623); Fr. Giovanni di San Nicola (4624); Fr. Pietro della Madre di Dio (1630); Fr. Lorenzo di San Nicola; Fr. Agostino di Gesù e Maria; P. Giacinto di Gesù e Maria (1631); P. Pietro di Sant’Antonio (1631); P. Giovanni di San Tommaso e P. Alfonso di San Giuseppe; il glorioso martire beato Francesco di Gesù (1632); il beato Vincenzo di Sant’Antonio; P. Melchiorre di Sant’Agostino (1632); P. Martino di San Nicola; P. Francesco di Gesù e Maria (1636); P. Giovanni di San Nicola (1637); P. Alonso di Sant’Agostino (1637); P. Giovanni di Sant’Antonio (1638); Fra Francesco della Madre di Dio (1638); P. Martino dell’Ascensione (1645); P. Francesco di Santa Monica (1658); |c| P. Agostino di Santa Maria (1651); P. Alonso della Madre di Dio; P. Antonio di Sant’Agostino; (1658); P. Benedetto dell’Assunzione.

I Martiri Cappuccini nell’Isola di Trinidad nel 1699 furono il P. Stefano da San Felice, Marco da Vichy e Fr. Raimondo da Figuerola.

Anche la Malesia e il gruppo delle Marianne e Caroline vantano in questo secolo i loro gloriosi martiri. Il Borneo ebbe già il P. Antonio Virgoletano dei Frati Minori ed il P. Andrea da Ventimiglia benché non perisse sotto i supplizi. Sumatra ricorda la uccisione del b. Dionisio della Natività e del b. Redento della Croce, protomartiri dei Carmelitani Scalzi con altri trenta cristiani. Nelle Marianne, dette allora Isole dei Ladroni, si ricorda il martirio di numerosi Missionari Gesuiti dei quali ci limitiamo a citare qui i principali: nel 1622 il cate- /19/ |a| chista indigeno Pietro Calangsor; nel 1672 il celebre P. Giacomo Luigi Sanvitores, che ebbe la consolazione di battezzare oltre 50 mila indigeni; il P. Alfonso Lopez; il Fr. Bazan con altri due indigeni: Nicola e Damiano; il P. Carlo Boranga; ed infine i PP. Emanuele Salorzano, Teofilo De Angelis, Sebastiano Mauroy e Luigi Medina col suo catechista Ippolito (1676-1689).

Dal 1700 al 1800.
Europa.

Apriamo la serie con i gloriosi Martiri Polacchi fatti trucidare dallo Zar di Russia nel 1705 e sono: i Religiosi Teofane Kielbieczynski, Giosafat Ankudonieczuche, Costantino Lakoroski con altri compagni e numerosi cattolici.

Asia.

Il maggior contingente dei Martiri Asiatici del secolo XVIII è dato dai Barnabiti e dal Seminario delle Missioni EE. di Parigi.

I Barnabiti sono: il P. Del Corte, il P. Alessandro Mondelli e il P. Pio Gallizia, uccisi in Birmania nel 1745; e il P. Nerini, ucciso nel 1746.

I Martiri del Seminario delle MM. EE. di Parigi sono più numerosi, e li elenchiamo qui appresso: Langlois Pietro, ucciso in Cocincina nel 1700; Bennetat Edmondo, pure in Cocincina nel 1761; Gleyp Giovanni, ucciso nel Se-tchoan nel 1781. Devaut Stefano pure nel Se-tchoan nel 1785; Delpon Giuseppe nel Se-tchoan nel 1785; |b| Pottier Francesco Vescovo di Agatopoli, Vicario Ap. nel Se-tchoan, 1792.

I Domenicani hanno in Cina il b. Pietro Sanz, Vescovo (1747) con quattro soci: Francesco Serano, Vescovo, Giovanni Alcober, Gioacchino Rojo e Francesco Diaz.

Nel Tonchino i Beati Francesco Gil, Matteo A. Leziniana (1745), Giacinto Castanedo e Vincenzo Liem (1773).

Nel 1704 è trucidato nella Cocincina il P. Giovanni Simon, e nel 1785 in Pechino Mons. Francesco Maggi, ambedue dei Frati Minori.

Africa.

Nel 1716 il 22 febbraio sono lapidati in Etiopia il P. Samuele da Brun e Michele Priore di Tebe.

Nel 1731 altri sessanta cristiani sono trucidati nel Marocco in odio della Fede.

America.

Nel 1773 conseguisce la corona del martirio Crisostomo Gil dei Minori Francescani.

Oceania.

Nelle Filippine segue la strage degli Agostiniani Recolletti, di cui i principali martiri sono i seguenti: P. Emanuele di Gesù e Maria (1721); P. Leone di San Giuseppe (1743); P. Giuseppe della Vergine di Gesù Smarrito (1753); P. Francesco di San Michele; P. Stefano di San Giuseppe (1764); P. Giuseppe di Santa Teresa; P. Diego di Sant’Agnese; P. Giuseppe di Sant’Agostino (1775) e P. Tomaso di Santa Costanza.

Nelle Isole Caroline conseguirono la gloria del martirio i celebri PP. Gesuiti Cantora, Duberron e Cortil, mangiati vivi dai cannibali dell’Isola Peleu.

Dal 1800 al presente.
Europa.

Non ci è dato di elencare altri Confessori della Fede nelle regioni di Europa in questo terzo secolo, dove le ultime forme di vera e propria persecuzione si videro nelle tragiche giornate della Rivoluzione francese e si ripeterono credo che qui si intenda la Commune de Paris del 1871 in parte nella Comune del 1789.

Simili violenze, ma più occulte e larvate, si sono pure verificate in questo secolo sia nella Polonia che nella Russia e nei Balcani, ma senza assumere la forma di vera e propria persecuzione. La forma di persecuzione contro il cattolicismo in Europa si è manifestata specialmente con la soppressione delle Comunità religiose, con le confische e gli indemaniamenti dei beni ecclesiastici e con l’aperta violazione dei sacri diritti della Chiesa: tutto ciò orpellato con finalità di indole politica, di riordinamento civile ed economico dei popoli, e per quanto è stato possibile, /20/ |a| nelle forme più tranquille; forme diverse di brigantaggio: anticamente il brigante uccideva, o feriva a morte il viandante per spogliarlo; oggi lo spoglia senza ucciderlo, talvolta senza ferirlo neppure, od anche addormentandolo dolcemente...

Non possiamo tuttavia privare di una pietosa commemorazione almeno gli innumerevoli cristiani armeni massacrati in questi ultimi anni; e le vittime, per quanto meno numerose, sacrificate durante le ultime rivoluzioni interne dei Balcani. Fra queste, ricordiamo in modo particolare il P. Luigi Palic dei Frati Minori fucilato presso Gjakova (1913), dopo prigionie e maltrattamenti, insieme ad altri undici cattolici per non aver voluto passare allo scisma imposto dai fanatici serbi e montenegrini.

Asia.

Uno dei più gloriosi martiri sacrificati in Asia in quest’ultimo secolo fu il beato Domenico Henares, Domenicano (1838), inoltre, i suoi compagni, poi il B. Clemente Ignazio Delgado e numerosi indigeni. Nella stessa epoca il martirio dei BB. Gir. Hennosilla, Valentino Berrio-Ochoa e Giuseppe Khang (1861).

Ma il contingente più grande dei Martiri dell’Asia del secolo XIX è dato dalla Società delle MM. EE. di Parigi, e ci limitiamo ad elencarli come segue:

Babeau G. B., massacrato nel Siam (1810); b. Dufresse Giovan Gabriele (1815); b. Cagelin Isidoro (1833); b. Marchand Giuseppe (1835); b. Cornay Carlo (1837); b. Jaccard Francesco (1838); b. Dumoulin Pietro (1838); Chastan Giacomo (1839); Maubant Pietro (1839); Delamotte G. (1810); Vachal G. B. (1851); b. Schuffler Agostino (1851); b. Bonnard Giovanni (1852); b. Neron Pietro (1860); b. Cuenot Stefano (1861); Berneux Simeone (1866); Daveluy M. Nicola (1866); b. Chapdelaine Augusto (1856); b. Venard Giovanni (1861); b. Neel Giovanni (1862); Pourthie Giovanni; Petit-nicolas Michele; Aumaitre Pietro; Huin Martino; Beaulieu Bernardo; Dorie Pietro; De Bretenieres Simone (1866); Garin Maria; Macé Augusto (1885); Dubernard Giulio (1905).

Col beato Gabriele Dufresse ed i suoi compagni sono aggruppati sotto il nome di «martiri annamiti e cinesi», il b. Giovanni da Triora dei Frati Minori, il b. Francesco |b| Clet, Lazzarista e il beato Ignazio Delgado Domenicano con i suoi 25 soci già detti, insieme ad altri 63 cristiani indigeni (1814-1856): glorificati nel 1900 da Leone XIII.

Oltre il b. Francesco Clet i Lazzaristi contano in Cina altri nove Martiri in questo secolo, cioè: Francesco Chen indigeno (1825); b. Giov. Gabriele Perboyre (1840); Claudio Chevier e Vincenzo On (1870); Giulio Luigi Garrigues con Pasquale d’Addosio, Maurizio Dorè, Claudio Chavanne (1900), Giov. M. Lacruche (1906); ed in Persia, nel 1918, Maturino L’Hotellier, Natanaele Dhinka e Francesco Mizzaris.

I Cappuccini contano tre nuovi Martiri in Oriente in questo secolo: Tommaso da |c| Calangiano, ucciso in Damasco nel 1840; Andrea da Loreto in Siria (1845), e Basilio da Novara in Antiochia (1851).

I Frati Minori commemorano il P. Odorino Collodi ucciso in Cocincina nel 1834; e nel 1898 il P. Vittorino Delbrouck, ucciso dopo i più atroci tormenti. In Colombia, il P. Leone Heinrich; in Bolivia, i PP. Manuel Lacuevre, Gius. Puidgengolas, Basiliano Laudi; in Damasco otto Religiosi sono massacrati nel 1860. Nella persecuzione poi dei Boxers (1900) i tre Vescovi: Grassi, Fogolla e Fantosatti. Nel 1904 Mons. Teotimo Verhaeghen con altri due padri; e ultimamente nell’Hupè il P. Giuliano Adons. E qui ci permettiamo di annoverare fra i Martiri Francescani di questi ultimi tempi anche i PP. Leopardo Bellucci, Francesco di Vittorio, Alberto Amarisse e Stefano Ialencatian, uccisi recentemente nella Missione di Terra Santa con i due confratelli Salvatore da Pizzoli e Alfredo Dollentz insieme a 32 orfanelli di Muginkderesi.

Nel 1900 viene trucidato, dopo i più atroci tormenti, il P. Alberico Crescitelli, primo Martire del Seminario dei SS. AA. Pietro e Paolo di Roma, insieme ad altri undici catecumeni.

In quello stesso anno (1900) viene bruciato nella sua chiesa insieme ad altri due confratelli il P. Andrea Quilmans degli Oblati di Scheut, e in Mongolia Mons. Ferdinando Amor della stessa Congregazione.

Nell’anno susseguente altri otto Padri di Scheut vengono trucidati in Mongolia: Giuseppe Segers, Arnoldo Heirman, Giovanni Mallet, Giuseppe Dobbe, Desiderato Abbeloos, Andrea Iylmans, Remigio van Merhaeghe, Enrico Bongaerts.

Anche la Società del Verbo Divino di Steyl ha avuto due vittime nella Cina in questi ultimi anni, cioè i due Missionari Fr. Saverio Nies e Riccardo Henlo.

Concludiamo, ricordando il glorioso gruppo delle sette Suore Francescane Missionarie di Maria, trucidate in Tientsin in odio della Fede il 9 luglio 1900, ultime imitatrici delle gloriose vergini cristiane dei primi secoli della Chiesa.

Africa.

I Martiri più gloriosi dell’Africa, nel secolo XIX sono stati dati alla Chiesa, dalla Società dei Missionari d’Africa, detta dei Padri Bianchi. Elenchiamo, qui i principali di essi:

I PP. Menoret, Paulmier e Bouchand, trucidati nel 1876; i PP. Pouplard, Morat, Richard, uccisi nel 1881, e i PP. Augier Deniaud e D’Hoop, pure nel 1881.

/21/ |a| Ma la più grande gloria dei Padri Bianchi è quella di aver dato alla Chiesa i 22 Martiri indigeni della Uganda, bruciati vivi nel 1885-86, e recentemente beatificati il 6 giugno 1920 dal Sommo Pontefice Benedetto XV. Tredici di essi, giovanetti di innocenza e di purezza, erano paggi del re Muanga; e dopo essere stati tentati inutilmente per soddisfare alle impure e vergognose brame del re, furono tutti bruciati invi, senza emettere un lamento: uno di essi, il loro condottiero, Carlo Lwanga, a fuoco lentissimo, che lo divorò pian piano cominciando dai piedi fino alla testa; gli altri avvolti in fascine di fra- |b| sche secche e ammonticchiati in un rogo spaventoso. Altri nove, poi, quasi tutti giovani anch’essi, furono martirizzati nelle maniere più barbare e violente; il più glorioso Mattia Murumba, che perì con le braccia e le mani tagliate, col dorso fatto in brandelli, e dopo aver veduto arrostire in brani la propria carne ancor sanguinolente.

America.

In questo secolo i Cappuccini ebbero 20 Martiri sacrificati nel Venezuela nel 1817; |c| e per ultimi i celebri Martiri del Maranon del 1901.

Gli Oblati di Maria Immacolata vantano cinque gloriosi Martiri nel Canada: il P. Leone Fafard e il P. Felice Marcband, massacrati (1881) in S. Alberto; e i Padri Giov. Rouvière e Guglielmo Le Roux, uccisi nel Makenzie (1913) in odio della Fede.

Oceania.

Il protomartire dell’Oceania è il beato Pietro Chanel dei Maristi, ucciso nell’isola di Futuna nell’aprile del 1811.

[Nota a pag. 06]

(1) Dagli Atti del S. C. risultano parecchie Congregazioni tenutesi alla presenza del Pontefice «super negotiis S. Fidei et religionis catholicae», o «de propagatione S. Fidei» ovvero «de propaganda Fide». Torna al testo ↑

[Nota a pag. 10]

(1) Che fu poi Sommo Pontefice sotto il nome di Gregorio XVI. Torna al testo ↑

[Nota a pag. 13]

(1) Oggi sede del Consiglio Centrale dell’Opera della Propagazione della Fede per l’Italia. Torna al testo ↑

[Nota a pag. 16]

(1) Sul corpo esanime furono poi riscontrate ben 43 ferite. Torna al testo ↑

← Torna al sommario    Torna su ↑