La conquista cristiana della Patagonia
Alla fede e alla civiltà

Memorie del Card. Giovanni Cagliero

Presentazione del testo dal
Bollettino Salesiano
Periodico mensile dei Cooperatori di Don Bosco
Anno Xl - N. 5 1° Maggio 1916

« Teniamo oggi, per la cortese benevolenza dell’Em.mo Cardinale Cagliero, la promessa già fatta ai nostri lettori di riprodurre nella parte sostanziale, la conferenza densa di ricordi, di fatti e di preziose notizie, che Sua Eminenza disse ai sacerdoti romani della Pia Unione di San Paolo. La parola del Cardinale, cosí come noi la raccogliemmo dalle sue labbra, giunge, in questo momento di odi e di lotte fratricide, come l’eco lontana di un mondo diverso nel quale i cuori degli uomini accettano senza rivolta l’invito di pace, di mitezza e di amore lanciato dall’annunzio evangelico a tutte le anime di buona volontà. Nel ripeterla su queste colonne noi formiamo il fervido voto che anche nella nostra Europa sconvolta e sanguinante, ove l’annunzio è ripetuto senza tregua dal Vicario stesso di Cristo, esso possa ritrovare docile ascolto, a nostro universale conforto, a garanzia, sicura di ferma pace e di vero benessere ».

Fin qui il Corriere d’Italia. — Noi siamo lieti di aggiungere che il suo diligente resoconto — come viene da noi pubblicato — venne riveduto dallo stesso Eminentissimo Conferenziere, al quale rinnoviamo pubblicamente i piú vivi ringraziamenti.

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Segue qui il testo della → conferenza del Cagliero

Alcuni rilievi.

Francesco Aquilanti, il noto pubblicista romano, ha scritto le sue impressioni sulla Conferenza tenuta a S. Giovanni della Pigna dall’Eminentissirno Card. Cagliero, che vennero riprodotte da vari giornali. L’Aquilanti esordisce cosí:

Ho avuto la ventura di ascoltare ieri nel raccolto tempio di S. Giovanni della Pigna in Roma un discorso di Giovanni Cagliero sulle missioni in Patagonia, detto alla presenza di prelati illustri e di una vera folla di amici salesiani. Tento di riprodurre e di far gustare agli assenti talune delle altissime emozioni religiose che ho provato. Il Cardinale Cagliero redime l’arte della parola, la sottrae alle transazioni quotidiane, elevandola in una atmosfera di pura bellezza. L’oratore è pari all’apostolo, semplice, spedito, comprensivo, ignora i luoghi comuni e le futili vanterie, va diritto al cuore, convince, persuade, esalta. È l’ora degli eroismi guerrieri, fulgidissimi, meravigliosi; ma, ascoltando Cagliero, io mi sono domandato se la voce « eroismo » non sia suscettibile, pur tra il fragor del cannone, di interpretazioni piú vaste ed umane, se oltre l’eroe soldato non debba iscriversi il nome dell’eroe missionario, cioè santo, in termini cristiani. Ed ho concluso che sì: Cagliero ha dei medioevali il tono rude e preciso, non senza, di tratto in tratto, una pulita ironica che ferisce i deboli, gli inetti, coloro che, come Belacqua, preferiscono indugiarsi nell’antipurgatorio, anziché ascendere il monte di redenzione; lo paragonereste, l’indomito cavaliere delle Ande, il robustissimo Cagliero d’un tempo, ad un abate del medio evo che conduce i suoi soldati all’assalto per la giustizia e per la libertà. Ma le armi si sono affinate nel nostro d’infinito; lancia è la parola e scudo la carità....

Rivivemmo la passione d’amore e di bontà di Don Bosco: la voce dell’oratore si fece tremola e commossa: egli sapeva di essere nella storia e di fare la storia. Cagliero è un documento vivente delle glorie del Salesianismo nel mondo...

Commentata la prodigiosa guarigione di Cagliero fanciullo, l’Aquilanti continua:

Cagliero apostolo, Cagliero vescovo, Cagliero Cardinale: ecco la profezia di Don Bosco: ecco la spiegazione d’infiniti piccoli episodi, da cui traspare la trepida devozione del santo per il discepolo. Ieri Cagliero, parlando della sovrana dignità della Porpora, con un tratto di finezza che ai non cristiani è ignoto: « Non per me, egli diceva, ne sono lieto, ma per i miei, per la famiglia salesiana ». La Porpora aveva vinto la clamide consolare; il piccolo io, che fuori della Chiesa è nulla, emergeva rinnovato dagli universali valori attuati in dedizione di sacrifizio.

Segue uno splendido rilievo dell’opera di evangelizzazione, compiuta sotto la guida di Giovanni Cagliero dai figli di Don Bosco in Patagonia. Ecco gli ultimi periodi:

Con sensibilità squisita di patriota nulla disse Cagliero intorno al domani di Europa, ma per contrasto, lui contrasto in cui si cela un brivido formidabile, tratteggiò egli, il fedele discepolo di Don Bosco che leggeva nel futuro, un quadro sublime di quello che sarà l’America di domani e sopratutto la Patagonia. Il solco luminoso aperto dai figli di Don Bosco è immenso e si estende per ogni fibra del nuovo mondo. Le ricchezze naturali vengono ogni giorno meglio apprezzate e valorizzate; ricordò le sterminate miniere di petrolio recentemente scoperte; il bestiame prospera in mandre immense. Nessun vincolo limita la propaganda della parola di Dio; gli interessi spirituali e materiali si armonizzano a perfezione. Si potrebbe conchiudere melanconicamente, a proposito del conflitto, con il tradizionale — mors tua, vita mea; — ma Cagliero è troppo italiano, troppo europeo per giungere a ciò. Egli, pur non dissimulandosi le estreme difficoltà dell’assunto, ma superandole con la fede, riprende la parola di battaglia del Maestro, e dice ai sacerdoti ed ai laici cattolici, a quanti coltivano la vigna del Signore: — Lavorate — Lavoriamo — imitiamo San Paolo e il domani sarà nostro. — È piú facile, lo confesso, il cristianizzare i selvaggi che liberare dalla patina dell’odio, dal pregiudizio e dall’orgoglio dell’intelletto, quei che già credettero e che una falsa scienza e uno smodato senso di sé allontanò dalla verità. Ma nell’odierno rivolgimento dei valori la materia incadescente diviene capace di ogni sigillo: con acutezza di critico Renato Serra, il nostro eroe povero morto, disse che le forme estetiche sono eterne: io ripeto, a maggior ragione, l’espressione per la forma cristiana. Se sapremo volere, con la mente di Don Bosco e con il cuore di Cagliero, convertiremo l’Europa alla mite luce di Gesú, ed educando noi stessi ci renderemo atti ad educare un’altra volta il mondo alla vera civiltà. Il nostro imperialismo è sempre, ed unicamente, quello dei missionarii e degli apostoli.

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