VALORIZZIAMO
LE NOSTRE COLLINE
E I NOSTRI BOSCHI

Claudio Milanesio e Giovanna Peira
Gruppo Simpatia di Capriglio
Associazione A.MI.CO

Vai alla presentazione degli autori → arcobaleno ← Torna alla pagina su Capriglio
(abstract)

Sposare la cultura dell’economia agricola
con quella emergente dei
SERVIZI AL TURISMO, PER LA CULTURA
ED IL TEMPO LIBERO

Un sogno progettuale per migliorare la nostra qualità della vita attraverso l’utilizzo delle risorse che la natura e la storia ci hanno regalato

UN SOGNO O UN PROGETTO?

Un sogno inteso come una speranza.

Da sempre apprezziamo la nostra foresta, quello che l’incredibile quantità di verde dei nostri boschi, che vanno da San Paolo Solbrito a Tonengo, da Buttigliera a Montechiaro, quotidianamente ci offre. L'aria pura ed iperossigenata, la pace, lo scenario impagabile delle nostre colline ricoperte di verde, spesso, purtroppo, per l’abbandono ma anche perché questa è la loro vocazione data la forte ripidezza delle rive, soprattutto da Capriglio a Cortazzone (est/ovest) e da San Paolo non solo fino a Passerano Marmorito ma più in su, fin dopo Tonengo (nord/sud).

Il nostro bosco non è in pericolo, esistono - è vero - nuove malattie, abbiamo subito - è vero - l’invasione della robinia con la crescita anomala del sottobosco selvaggio che questa leguminosa, attraverso l’azoto di cui arricchisce il terreno, ha permesso, ma non abbiamo mai corso seri rischi di incendio. Abbiamo però un marcato abbandono, molti proprietari non sanno più dove hanno i "beni", le strade si sono perse, molte fontane (qualcuna anche molto preziosa) si sono perse o si stanno perdendo.

Il nostro bosco non è in pericolo perché, per molti di noi, è già morto. Non lo viviamo più se non ai margini, come componente coreografica del paesaggio, non ne abbiamo più bisogno: fino a cinquanta anni fa, fino a due generazioni fa, il bosco era necessario per l’economia rurale perché non generava solo la legna da ardere ma anche quella per le altre colture (a partire dalla vigna). Allora si utilizzava tutto del bosco per le normali attività, compreso le lettiere o i rami divelti dalla neve o dai temporali e seccati.

Non è in pericolo ma è a rischio. Dalla trascuratezza alla distruzione il passo è breve. Abbiamo cominciato a vedere delle discariche abusive, delle cave di terra che lo deturpano e distruggono e, domani, saremo anche insensibili ad oltraggi magari maggiori. L'alterazione climatica porta ad aumentare i periodi invernali secchi e tutti sappiamocome gli incendi siano una triste realtà.

Il fatto che il bosco, per qualcuno di noi, sia ancora una fonte, non rilevante ma sempre valida, di reddito per il taglio del legname non è una motivazione sufficiente per sentirlo nostro come lo sentivano i nostri nonni. I nostri nonni e tutti quelli che li hanno preceduti curavano il bosco perché, come abbiamo detto, era parte rilevante del loro sostentamento, dal fornire il legname per i mobili e per il calore all’essere la fonte delle erbe che utilizzavano per curarsi, senza contare che fino al ‘600 è stato il bosco che è intervenuto a soccorso della dieta dei nostri predecessori nei non infrequenti periodo di carestia, per guerra o siccità.

Il bosco è a rischio e per questo il mondo si sta muovendo, con accelerazione negli ultimi dieci anni, riconoscendo alle foreste come la nostra un ruolo insostituibile per la salvaguardia dell’ecoequilibrio, per la conservazione accettabile dell’ambiente, basti ricordare l’esito delle conferenze di Rio de Janeiro o di Kyoto o di Johannesburg.

Viviamo dentro un bene prezioso ma malapena ce ne rendiamo conto. Corriamo il rischio di un suo deterioramento ma ciò ci trova disattenti, insensibili, forse perché non cirendiamo conto della fortuna e della responsabilità che abbiamo, mentre della nuova, rilevanteimportanza del bosco se ne stanno facendo interpreti le grandi policies multi e sovranazionali.

Il sogno è che questo processo sia giunto ad una svolta e che si possa, godendo anche del diverso clima politico che conferenze come quella di Rio del 92 o agenda 2000 della UE hanno determinato, ritornare ad apprezzare il bosco per quello che vale, e - oggi - vale molto, molto di più di ieri.

Vale di più perché c'è piena coscienza del suo valore per l’ambiente ma non solo. Vale molto, molto di più in termini economici e di sviluppo dell’occupazione perché, come ieri il mare per i bagni o i monti per lo sci, oggi c'è - a seguito anche del clima di pensiero e politico cui si è prima fatto cenno - la voglia nella gente di godere delle gioie, dell’intrattenimento, del relax e dell’aiuto per la salute che la foresta può dare. Stiamo parlando di turismo, di servizi avanzati, di rotte magari internazionali. Dalle nostre parti ci sono poi le fonti solforose e queste, ovunque, sono fonte di attrazione per gli indubbi benefici che possono offrire.

Tutto questo va poi inserito nel contesto di sviluppo socioeconomico attuale, caratterizzato, per quanto ci riguarda, da un marcato processo di deindustrializzazione, come è comprovato dai dati statistici sull’evoluzione relativa delle imprese operanti nella produzione di beni e sul numero degli occupati; questo in un ambito, come quello della provincia di Asti, che vede il tasso di disoccupazione crescere marginalmente, pur mantenendosi sui livelli minimi regionali.

Il sistema produttivo della provincia di Asti presenta per contro un forte tasso di sviluppo nelle attività agricole di punta, quelle qualificate, e nel terziario. Si tratta in particolare di crescita dell’integrazione del sistema agroalimentare, dei segmenti evoluti delle produzioni agricole (viticoltura di pregio e colture biologiche) nonché della vocazione turistica e culturale.

Con queste premesse è ragionevole attendersi che la diversificazione e la specializzazione nei servizi possa ulteriormente rafforzarsi grazie, da una parte, alla crescita della domanda per i servizi alla persona, compreso l’assistenza agli anziani, la salute ed il tempo libero, e dall’altra all’attenzione verso il turismo attivata dal processo per la preparazione delle olimpiadi invernali.

Per il nord-ovest astigiano la scommessa, la chiave di successo, è il riuscire a sviluppare tali servizi, incentrati sulle risorse naturali e culturali di cui dispone, in modo integrato, con il concetto della rete di aziende, così da fare massa e raggiungere la soglia critica di impatto per la visibilità e l’appeal verso il mercato.

Perché ciò avvenga è necessario, come vedremo meglio in seguito, che in ambito regionale e provinciale, a valere essenzialmente sul DocUP 2000/06, si lanci un ambizioso progetto, un progetto che parta proprio dal bosco e dalla sua valorizzazione.

Il bosco sta diventando una miniera, a condizione che lo si sappia sfruttare al meglio e che sia in buono stato.

Se il bosco può diventare una importante fonte di reddito e di occupazione per le popolazioni residenti, se fossimo capaci di fare in modo che questo succeda, si riattiverebbe l’amore per la foresta, per la sua difesa e questo avrebbe una tremenda ricaduto positiva per il sociale, per l’umanità - a partire da quella che vive nell’arco di 30/40 chilometri dalla foresta - grazie alla produzione di ossigeno ed alle garanzie di conservazione dell’ecosistema che permetterebbe. Vedremo poco più avanti come questo "servizio" del bosco il mondo sia disposto a pagarlo, fornendo gli opportuni stimoli e incentivi per una sua conservazione e sviluppo. Vedremo anche come sia ormai coscienza generale nelle politiche il ricercare per il bosco una nuova multifunzionalità, fare in modo che i possessori traggano dal bosco i maggiori profitti così da essere stimolati a mantenerli e a manutenerli.

In questo contesto il sogno è quello di realizzare dalle nostre parti una struttura organizzata e cooperativa per il migliore sfruttamento della foresta, lasciando assolutamente inalterata la capacità e libertà dei proprietari dei terreni (che sarebbero comunque i soci della cooperativa) per quanto riguarda la silvicoltura, ma utilizzando anche, nel contempo, i boschi come attrazione turistica in un contesto organizzato che trascenda dal solo bosco e tocchi, sia come territorio che come interessi, tutta l’area geografica, da San Paolo a Tonengo, da Moncucco a Montechiaro. Si tratta di un progetto necessariamente integrato fra l’utilizzo della foresta, delle acque, la fruizione culturale, la viabilità e la ricettività.

Proponiamo qui come coniugare lo sviluppo sostenibile con lo sviluppo economico.

Non vogliamo seguire la strada dei vincoli posti sulla destinazione del terreno o sul taglio del bosco, ma quella delle opportunità. Se il bosco è una importante fonte di reddito per la popolazione, sia direttamente che indirettamente coinvolta in una sua destinazione multifunzionale, verrà valorizzato e quindi non c'è bisogno di nuove norme per difenderlo perché sarà interesse fondamentale di tutti non solo la sua difesa ma la sua conservazione in buono stato, se non il suo sviluppo.

L'insieme dei contributi pubblici, se saremo capaci ad attivarli, e del frutto dei nuovi servizi supereranno ampiamente il profitto dal taglio del legname, che continuerà comunque come oggi, e permetterà:

  • per i proprietari dei boschi una nuova, aggiuntiva e non indifferente fonte di reddito;
  • per tutti i residenti, nuove opportunità di lavoro;
  • per gli esercizi della zona (dagli alberghi ai commercianti), un incremento rilevante del giro d'affari;
  • per tutti, la difesa dall’imbarbarimento dell’area, dall’abbandono (peraltro rallentato nell’ultimo decennio) e da un nuovo ripopolamento culturalmente molto diverso da quello originariamente impiantato. Insomma la difesa della cultura ed il miglioramento della qualità della vita, sia per il possibile utilizzo organizzato delle strutture che per il fatto stesso di risiedere in una area impreziosita, più ricca esteticamente e maggiormente ricercata;
  • per tutti i possessori di immobili dell’area, di tutta l’area e non solo dei paesi direttamente coinvolti con le strutture che qui proponiamo, un incremento del valore dei beni posseduti che, cautelativamente, possiamo stimare in almeno il 20%, a condizione naturalmente che le regole di civiltà siano osservate (a partire dalla non lordura e dalla capacità di migliorare l’estetica dei beni sia comuni che privati);
  • per i boschi, la loro rinascita;
  • per l’umanità, un piccolo ma vero contributo per l’ambiente, per la difesa dall’effetto serra, per la produzione di ossigeno.

La condizione, lo ripetiamo, è che l’approccio sia integrato, guidato da una regia, possibilmente collegiale e multidisciplinare. Non basta disporre di boschi puliti ed accessibili se mancano la segnaletica o le panchine, se mancano le strutture per il tempo libero che permettano una effettiva fruizione del bosco (quali quelle per il canopying o l’orienteering), se manca una logica di parcheggio che non deturpi il paesaggio, se i monumenti non sono visitabili propriamente, se i nostri villaggi sono indecorosi, sporchi e mancano di quella grazia che solamente i fiori, tanti fiori, sanno dare, se le acque non sono "sfruttate" al meglio, se il traffico auto e motociclistico è fastidioso o pericoloso, se non si dispone di ricettività o,peggio, se quella esistente è di bassa qualità.

Solamente con un progetto integrato si possono raggiungere dei risultati e questo è gestibile, nella sua ampia complessità, solamente da una regia che, per fareun esempio, si prenda cura, fra l’altro, di certificare le strutture di ospitalità fornendo alle stesse tutti quei suggerimenti che le rendono appetibili, d'atmosfera, o che stimoli i comuni in una gara alla pulizia ed al decoro floreale. Una regia che, anche, faccia promozione, in Italia ed all’estero, perché quello che il progetto può offrire sia conosciuto.

Sarà capitato non solamente agli autori di questo testo, facendo un viaggio nella campagna francese o tedesca oun'escursione nel nord della Lombardia, in Toscana o anche sulle nostre località montane, di chiederci cosa sia cheimpedisca a noi di mantenere con decoro le piazze e le strade o i balconi delle case. Spesso bastano poche ma ben curateaiuole, dei fiori, l’attenzione a non gettare per terra il pacchetto di sigarette o la bottiglietta, un dissuasore di velocità opportunamente messo, un'isola pedonale effettiva. Disporre di una struttura del tipo di quella oggetto del nostro sogno sarebbe sterile se non accompagnata da un generalizzato senso civico del decoro dei beni comuni, senza la voglia di migliorare la nostra qualità di vita. Tutto questo è implicito quando diciamo che l’impreziosimento della zona comporta anche un beneficio economico stravolgente: il 20% del valore degli immobili corrisponde, per tutta la zona, ad un vantaggio stimabile in un miliardo e mezzo di euro.

Le colline toscane, grazie alla loro bellezza ed al richiamo delle città d'arte ben tenute, sono conosciute nel mondo tanto da essere anche un richiamo per la colonizzazione anglosassone. La Borgogna, per gli stessi motivi (non ci sono le città d'arte ma molti piccoli paesini ben tenuti) è una meta ambita dai flussi turistici svizzeri, germanici e italiani. Noi, sulle nostre colline, abbiamo iniziato ad assistere - per adesso in misura ancora marginale - ad un flusso insediativo ben diverso, non certo portatore diretto di ricchezza. Per contro, grazie alla riqualificazione dei nostri vini ed alla fama della gastronomia monferrina, abbiamo la fortuna di disporre già oggi delle premesse per un interessamento nei tours turistici di pregio. Grazie alle numerosissime testimonianze del passato medievale (dalle chiese romaniche ai castelli) ospitiamo già oggi visitatori sensibili a queste bellezze. La nostra risorsa maggiore, invece oggi non valorizzata, sono le foreste: la scommessa è integrare tutto questo, la storia con la natura, per fare scoccare la scintilla e rendere internazionalmente conosciuta anche la nostra zona, godendone ovviamente i frutti.

Perché non rimanesse un sogno abbiamo fatto finta che la sua realizzazione fosse una cosa facile, scontata, e abbiamo quindi provveduto alla progettazione delle strutture, degli aspetti organizzativi, delle modalità della sua realizzazione.

Abbiamo anche fatto, per una piccola struttura di fruizione forestale, un conto economico, una sensitivity finanziaria, proprio come la sua realizzazione fosse dietro l’angolo. Ma sappiamo che prima e soprattutto è un sogno, magari un sogno progettuale, ma sempre un sogno.

Non ci aspettiamo che da domani tutti partano convinti e si muovano nella direzione auspicata dal presente testo, ma una cosa ci aspettiamo: che la gente faccia una riflessione, che se ne parli, apportando le necessarie e giuste critiche, ma che se ne parli. Il nostro vero obiettivo è provocare una riflessione sull’argomento, stimolare chi come noi o più di noi ama le foreste e l’imprenditorialità coerente con lo sviluppo sostenibile.

Questo libro non è destinato solamente ai residenti della zona, anche se loro sono i principali soggetti a cui è rivolto. E' destinato anche a quei turisti e visitatori che già oggi passano da queste parti. Per loro sono stati abbozzati gli itinerari culturali e gastronomici dell’area, le piantine dei sentieri o ancora le ricette utilizzabili per le erbe medicinali che qui troviamo in abbondanza. Ovviamente le stesse cose possono essere di interesse per chi qui ci vive poiché, lo sappiamo tutti, non si finisce mai di imparare. Proprio per questo motivo, perché c'è sempre da imparare,siamo convinti di avere omesso molte cose, alcuni itinerari magarimigliori di quelli suggeriti, alcune storie di chiese romaniche, alcune ricette per le erbe. Chiediamo scusa, se il sogno progettuale dovesse divenire progetto ci impegniamo a fare di meglio, sta a voi portarci su questa strada.

La foresta come fornitore di servizi

Valorizzare i nostri boschi significa utilizzarli al meglio, curarli e arricchirli delle opportune infrastrutture così che se ne possano trarre tutti i vantaggi, compreso ovviamente un suo sviluppo sano.

E' ormai da decenni che viene riconosciuto alle foreste, insieme alla funzione economica tradizionale rappresentata dalla fornitura del legname, anche un ruolo fondamentale di carattere ambientale e sociale. Si può dire che già i primi parchi pubblici fossero stati istituiti proprio in riconoscimento della funzione sociale e ambientale delle foreste.

La questione ha però recentemente assunto nuova rilevanza, basandosi su una concezione ancora diversa, più evoluta e consona ai nostri tempi, dell’interrelazione della foresta con la società.

Il primo passo è stato, anche questo ormai datato, il riconoscimento generalizzato che la funzione sociale ed ambientale è superiore, in quanto ad importanza per l’umanità, di quella tradizionalmente rappresentata dalla produzione di legname. Anche per la foresta si assiste quindi ad una crescita dell’importanza nei "servizi" rispetto alla "produzione".

Questo concetto è oggi universalmente e ufficialmente riconosciuto essendo stato oggetto delle diverse conferenze internazionali sul tema dello sviluppo e della compatibilità dello sviluppo per la salute del nostro pianeta, a partire da Rio per finire a Kyoto e Johannesburg. Il tema poi, in particolare, è stato oggetto delle conferenze di Helsinki e di Lisbona. Tutto questo è avvenuto nell’ultimo decennio.

Dieci anni fa, a Rio, sono stati fissati gli obiettivi per le politiche forestali, con chiara individuazione delle risorse forestali da sviluppare. Sono state definite "risorse" l’insieme dei prodotti e dei servizi procurati dalle foreste, sia quindi la produzione di legname, di altri prodotti (quali, ad esempio, i frutti del bosco) o i servizi che il bosco offre ed esplicitamente: protezione del suolo e delle acque, protezione delle specie e dell’ecosistema, ricreazione per il pubblico, contributo allo sviluppo rurale e funzione paesaggistica.

La tipologia dei servizi è dunque molto ampia, ufficialmente riconosciuta nelle diverse conferenze internazionali, ma - in Europa come in Italia - non ancora pienamente interiorizzata dalle politiche, almeno

fino al 2000 (come vedremo nel capitolo dedicato alle politiche). Oggi anche in Europa, in Italia e nella nostra regione il clima è cambiato e le policies sullo sviluppo rurale non prescindono più dalla rilevanza dei servizi dei boschi così come dalla rilevanza che il turismo può offrire o l’importanza della difesa della cultura autoctona. E' grazie anche a questo mutato clima che facciamo del nostro sogno un sogno progettuale.

A livello europeo, ancora prima di Kyoto, si è provveduto a impiantare le basi di queste politiche nelle conferenze sopra accennate di Helsinki e di Lisbona. In tali conferenze si è, tra l’altro, stabilito che le politiche avrebbero dovuto:

  • incoraggiare l’interazione fra il settore forestale e la società (generalmente rappresentata dalle pubbliche istituzioni) con la creazione di forme di partenariato;
  • incoraggiare le nuove possibilità di impiego e di profitto nell’ambito della gestione sostenibile delle foreste, essenzialmente attraverso la diversificazione delle attività legate alla foresta;
  • promuovere la produzione, commercializzazione e consumo dei prodotti legnosi e non, nonché dei servizi fornibili dalla gestione sostenibile delle foreste in modo che questi ultimi (legati per lo più all’utilizzo turistico dei boschi) possano migliorare economicamente la gestione totale e rendere conveniente il possedere e conservare in buon stato i boschi.

Incoraggiare e promuovere significa fornire ai proprietari dei boschi gli opportuni strumenti, stimoli, sussidi ed incentivi nonché infrastrutture atti a che l’obiettivo di considerare la foresta come una importante fonte di business si realizzi. Perché incentivi e aiuti per sviluppare questo business piuttosto che non un altro? La risposta, molto chiara, ci viene data proprio dalla conferenza di Lisbona: la sostenibilità economica della gestione forestale deve essere perseguita perché alla stessa (ossia alla gestione) si chiede anche, nell’interesse dell’intera umanità, che sia sostenibile (ossia, secondo quanto stabilito a Rio, che sia ecocompatibile, che porti alla conservazione ed allo sviluppo delle aree forestali).

Le foreste forniscono un servizio irrinunciabile all’umanità e questo deve essere pagato se non si vuole che venga meno. Come pagarlo? Tradizionalmente si fornivano sussidi, ad esempio, per la forestazione, ma le controindicazioni non mancavano. Come migliorare l’approccio? Semplice: indirizzare l’aiuto pubblico, anche con infrastrutture e partenariato, in modo da permettere ai possessori dei boschi di utilizzare al meglio il loro "asset", la loro proprietà, mediante la fornitura anche di servizi, essenzialmente turistici, che vadano ad integrare i sussidi tradizionali e permettano alle nuove generazioni di guardare al business forestale così come guardano con interesse a quelli maggiormente innovativi e remunerativi.

Tutto questo è stato deciso a Lisbona.

Certo, tutti lo sappiamo, una cosa è decidere a livello politico e l’altra e fare, soprattutto quando non si tratta di un investimento pubblico tout court ma di indirizzare i privati, magari attraverso la cooperazione.

Questo lavoro vuole offrire ampi spunti sul come fare.

Arcobaleno

Claudio Milanesio e Giovanna Peira Valorizziamo le nostre colline e i nostri boschi Edizioni Provincia di Asti - Luglio 2003

Vai alla presentazione degli autori →    Torna su  arcobaleno ← Torna alla pagina su Capriglio
la Cabalesta: Colline dell’arcobaleno arcobaleno Collines de l’arc-en ciel - Hills of the rainbow - Hügel des Regensbogens