III Centenario della
Sacra Congregazione
de Propaganda Fide

/42/ [cliccando sul numero di pagina si vede l’originale] |a|

Il dovere presente

Tutto quanto si è detto nella presente monografia non è stato detto, come già accennavamo, per appagare la semplice, sia pur lodevole, curiosità dei nostri lettori. Abbiamo fatto conoscere la Propaganda, la sua storia, i suoi progressi, i suoi trionfi; ma abbiamo fatto ancora sapere quanto lavoro rimane a compiersi da questo sacro Dicastero, quanta strada deve ancora percorrersi per arrivare alla sospirata mèta: di condurre cioè tutti gli uomini a Gesù Cristo. Ebbene in questa opera grandiosa di fede e di civiltà la Propaganda chiede, vuole, esige, in nome di Dio, in nome della umanità, la cooperazione di tutti!

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I.

Il dovere dei governi.

Ai Governi civili la Propaganda, che non è poi altri che la Sede Apostolica da essa rappresentata, ai Governi civili la Propaganda chiede: libertà, solamente libertà a fine di poter penetrare senza ostacoli nelle regioni più remote, più contestate, più asservite all’errore o alla eresia. Non vi debbono essere barriere per i pionieri della civiltà e della Fede! Il precetto di Cristo urge: «Predicate a tutte le creature», senza distinzione, senza limitazione di nessun genere. Dunque: libertà!

Questo vuole la Propaganda dai Governi Cattolici e non Cattolici; e lo esige in |b| nome di Cristo, in nome della Civiltà, in nome della Umanità.

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II.

Il dovere del clero.

Abbiamo visto con quanto slancio, con quanto zelo, con quanta abnegazione gli Ordini e gli Istituti religiosi abbiano concorso all’opera della propagazione della Fede nel mondo. Ebbene questo slancio, questo zelo, non soltanto non debbono venir meno tra le file dei religiosi, ma debbono moltiplicarsi di fronte alla sconfinata ampiezza del campo evangelico che resta ancora a coltivarsi.

Al Clero Regolare deve unirsi il Clero Secolare. La Unione Missionaria recentemente istituita (23 ottobre 1916) e tanto |c| caldamente raccomandata dalla Propaganda e dal Sommo Pontefice Benedetto XV nella sua sublime Enciclica sulle Missioni Maximum illud è il mezzo migliore per eccitare lo zelo del clero secolare a favore delle Sante Missioni. Non vi sia prete o chierico, in Europa specialmente, che non si ascriva a tale Pia Unione; non vi sia uno solo che si rifiuti di cooperare in essa, sia pure con poco, all’opera di evangelizzazione del mondo. Tutti i sacerdoti ed i chierici maggiori vi possono e vi debbono appartenere, tutti possono e debbono fare qualche cosa per le Missioni. L’edificio maestoso e sublime della Chiesa universale si compone di grandi e piccole pietre: tutti vi portino il loro sassolino, la loro pietra, quello che il Signore ispirerà al loro cuore sacerdotale; ma tutti, senza nessuna defezione, tutti e da per tutto. Ad ogni Vescovo il Pontefice Sommo ha raccomandato la erezione canonica nelle rispettive Diocesi della Unione Missione del Clero; adunque, tutti i sacerdoti si ascrivino alla medesima.

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III.

Il dovere dei giovani.

Una sola parola ai nostri baldi giovani cattolici, chierici e laici, una parola sola e basterà: ricordino che non può dirsi degno del nome di Cattolico colui /43/ |a| che non è anche un Missionario. È così. Tutto il mondo è oggi in fermento, in pieno fermento religioso. È un fenomeno innegabile, che salta agli occhi di tutti, anche di chi non vorrebbe vederlo. Tutto il mondo è in pieno fermento religioso; tutti gli uomini anelano a Dio. Ebbene a tutti si dica la parola unica di verità e di amore, quella parola che uscì dalla bocca del Divino Maestro, e che oggi ripete con la stessa veracità, con la stessa fermezza, con la carità medesima, la Chiesa Cattolica. Questa parola di amore e di vita è il Vangelo; e va detta a tutti, va ripetuta a tutti, va spiegata a tutti: affinchè tutti la conoscano, la amino, la seguano; poiché essa è l’unica parola di vita. Ebbene, chi potrebbe dirla con più ardore ai fratelli vicini e lontani questa santa parola se non i nostri ferventi giovani cattolici? La vita è fatta per espandersi; e voi, baldi giovani, che siete pieni, esuberanti di vita, voi in modo speciale, dovrete propagare, anche lontano se occorre, sì, anche lontano, questa vita di Fede e di amore. Il modo non vi manca. Se non potete andare, mandate; se non potete lavorare, aiutate almeno; ma tutti, tutti dovete concorrere generosamente.

L’esempio vi è dato dai giovani Americani protestanti. Dal 1882, in cui Dwight L. Moody cominciò a parlare delle Missioni nella Università di Cambridge, il «Movimento degli studenti volontari» si diffuse con slancio veramente ammirabile in tutta l’America, dove sorsero in questi 30 anni oltre 1500 istituzioni del genere. I giovani missionari mandati nel mondo da queste associazioni sono già 6500, e il numero va crescendo ogni giorno col progressivo aumento dei mezzi finanziari. Questo slancio dei giovani protestanti ha scosso i giovani cattolici americani; e già negli S. U. hanno cominciato a costituirsi le così dette «Crociate per le Missioni degli studenti cattolici».

E i nostri giovani cattolici europei resteranno impassibili? È mai possibile che nelle loro vene non scorra più neppure una goccia di quel sangue generoso che fece palpitare e vibrare di tanta Fede e di tanto zelo le gloriose schiere di missionari dei tre passati secoli, che in questa centenaria ricorrenza la Chiesa cattolica rievoca con tanta riconoscenza e ammirazione?

Per la gloria dunque dei nostri padri, pel trionfo della nostra santa Religione; per amore dei fratelli lontani; ogni gio- |b| vane cattolico sia un Missionario. È Iddio che lo vuole!

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IV.

Il dovere delle donne.

Si è veduto come il Paganesimo tratta la donna; di quali infamie e brutalità è vittima questa gentile, questa soave creatura, che Dio ha fatta soltanto per allietare col suo affetto la famiglia e la società. La schiavitù, la fame, gli stenti, le fatiche più gravi, il disprezzo, la prostituzione, lo scherno, sono il retaggio della donna fra i popoli pagani. Si sopprime, se si può, appena nata; si odia, si disprezza, si violenta bestialmente quando sopravvive; si sfrutta nelle forme più vergognose e più umilianti quando è adulta; si abbandona, si getta via, si calpesta quando giunge a vecchiaia. Ebbene, per amore di tante infelici creature, per l’onore e la dignità della donna, per affrettare il momento della sua liberazione, della sua riabilitazione, per collocarla su quel trono di rispetto e di amore che le fu destinato da Dio: tutte le nostre donne cattoliche si uniscano in una poderosa falange, e vengano in soccorso delle Missioni! L’esempio di migliaia e migliaia di Suore Missionarie, che, rinunziando al mondo, alle ricchezze, alla famiglia, si recano nelle lontane regioni dell’India, della Cina, dell’Africa, nelle più sperdute isole dell’Oceano |c| per portare il loro soccorso, la loro carità, il loro sorriso a tante infelici creature; l’esempio di tanti eroismi bene e spesso coronati dal martirio, ecciti il cuore delle nostre donne, e ricordi ad esse il dovere sacro che incombe loro di concorrere ad imitazione della Celeste Regina degli Apostoli e dei Martiri, all’opera della redenzione del mondo, e particolarmente alla redenzione della donna! Sono innumerevoli i modi con cui possono, se vogliono, contribuire al movimento missionario. Ad esse la scelta; ma che non ve ne sia tra loro una sola che rifiuti il suo personale, sia pure modestissimo, contributo! Ripetiamo quindi anche ad esse: non deve esserci donna cattolica oggi che non sia una Missionaria!

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V.

Il dovere dei fanciuuli.

Ed anche i fanciulli sieno dei piccoli Missionari in miniatura. Anche essi debbono sapere come sono trattati i bambini pagani e specialmente le bambine. Sappiano anch’essi che vi sono al di là dei monti e dei mari migliaia di povere creaturine abbandonate, affamate, che muoiono estenuate fra le braccia delle Suore pietose, se non sono già prima divorate dai cani, dai porci o dai coccodrilli; e che per vivere, per poter divenire grandi e buone, attendono l’obolo della carità dai bambini europei. Si facciano pur conoscere ai bambini queste cose penose. Il loro cuoricino si abituerà alla pietà, alla compassione, alla tenerezza. È anche questa una forma di educazione del cuore umano. E perchè Dio benedica i nostri bambini, perchè le preghiere innocenti dei bambini lontani delle Missioni chiamino sul loro piccolo capo le grazie speciali del Signore, si facciano concorrere con la loro carità, all’opera della Santa Infanzia. Sarebbe tanto desiderabile e tanto bello che tutti i genitori cattolici fin dalla nascita dei loro piccini li consacrassero al Bambino Gesù, al suo Cuore divino, facendoli partecipare all’amore di Gesù stesso per i bambini poveri e abbandonati dei pagani.

Si spendono, e volentieri, tanti denari per la salute e il benessere, per un solo sorriso dei nostri bambini; e perchè non spendere una lira di più affin di attirare sopra di essi il sorriso riconoscente del Bambino Gesù, che ci ripete quelle parole soavi uscite dal più intimo del suo Cuore Divino: «Qualunque cosa faceste a questi piccoli, la faceste a me»?

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VI.

Il dovere di tutti.

È la preghiera. «Se il Signore non edifica Lui la casa, lavorano invano quelli che tentano di costruirla», dice il Salmo. Inutili, perfettamente inutili, le fatiche, i sudori, gli stenti, gli strazi, i sacrifici dei missionari; inutile il denaro, la ricchezza; meno che inutili le difese, le protezioni degli uomini, se non è Dio che con la sua grazia rende fecondo il lavoro dell’uomo, il lavoro missionario. «Senza di me, ripeteva Gesù agli Apostoli, nulla, proprio nulla, voi potrete fare». «Io ho seminato, diceva San Paolo, Apollo ha irrigato il terreno; ma l’incremento, lo sviluppo, il frutto della mistica pianta è Dio che lo ha procurato».

Ed è così. Il Signore vuole tutta la cooperazione dell’uomo nell’attuazione dei suoi divini disegni; ma vuole che l’uomo si ricordi di essere «servo inutile» ed un semplice strumento nelle sue mani divine; vuole che tutto chieda, tutto speri, tutto cerchi di ottenere da Lui che è l’unico supremo datore di ogni bene. Da questo deriva appunto tutta la necessità della preghiera. La preghiera umile, fidente e costante è il mezzo infallibile per ottenere da Dio ogni grazia. «Chiedete e riceverete, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto!».

Per il trionfo adunque del Nome di Cristo nel mondo, il mezzo dei mezzi, la condizione assoluta, indispensabile c!he si richiede, e da tutti, è la preghiera. Non tutti sono in grado di abbandonare la patria per recarsi nelle Missioni; non tutti forse hanno mezzi e facoltà per sov- |b| venire finanziariamente ai bisogni delle Missioni; non tutti sapranno fare una propaganda intelligente ed efficace a favore delle Missioni; ma tutti, indistintamente tutti, possono e debbono pregare per le Sante Missioni!

«...Pregate dunque il Padrone della messe perchè mandi operai per coltivarla».

È questo un sacro, imprescinbile dovere di ogni cristiano; e bene lo ricorda e lo inculca il glorioso Pontefice Benedetto XV nella sua Enciclica già citata. Non pago di questo, lo stesso Pontefice volle pure, quasi per insegnare in qual modo si dovesse pregare per le Missioni, comporre di sua iniziativa una speciale pre- |c| ghiera a tal fine, arricchendola di sante indulgenze, preghiera che sentiamo il dovere di riprodurre qui testualmente:

Preghiera per la Propagazione della Fede:

«O Gesù, non è spenta l’eco della parola con cui la scarsità degli operai Voi mettevate a raffronto dell’immensità di una messe: messis quidem multa opeurarii autem pauci.

Già sono scorsi tre secoli dacché l’Apostolica Sede ha provveduto in maniera ordinata e costante all’evangelizzazione degli Infedeli. Molti frutti ha raccolto lo zelo dei Missionari inviati dalla Sacra Congrearazione di Propaganda Fide: è stato seme di cristiani il sangue versato da quel generoso atleta che, or sono pure tre secoli, segnava le primizie dei Martiri della stessa Sacra Congregazione. Ma nondimeno, quanti popoli sono ancora avvolti nelle tenebre dell’ignoranza! Quante genti siedono ancora fra le ombre di morte! O come è doloroso paragonare il numero dei credenti a quello più grande degli infedeli!

«Un tale paragone mentre ci fa apprezzare meglio l’ammirabile lume della Fede da cui noi siamo guidati nel terrestre pellegrinaggio, ravviva insieme nell’animo nostro il ricordo di quelle altre divine parole: «pregate dunque il Padrone della messe che mandi operai per coltivarla»: rogate ergo dominum messis ut mittat operarios in messem suam.

«Voi, o Signore, siete il padrone della messe, in cui è raffigurata la moltitudine degli uomini. A Voi dunque domandiamo di moltiplicare il numero di Missionari, di accrescerne lo zelo e di /45/ |a| benedirne le fatiche; affinchè il buon seme della Divina parola dia frutti abbondanti, da raccogliere nei celesti granai.

«Esaudite o Signore questa preghiera a noi suggerita dal desiderio di vedere esteso il vostro santo regno. E, poiché più dal cuore che dal labbro ci esce ogni giorno la bella aspirazione: adveaniat regnum tuum, date a noi fermezza e costanza nel proposito che pur vi presentiamo, di concorrere in ogni miglior modo possibile, e secondo la misura delle nostre forze, a favorire l’opera della Propagazione della Fede».

L’augusto Successore poi di Benedetto XV, il nuovo Pontefice Pio XI gloriosamente regnante, ha voluto coronare la iniziativa di pietà del suo Predecessore inculcando ai fedeli una novella invocazione per l’incremento delle sante Missioni, arricchendola di sacre indulgenze, e disponendo che venga inserita nelle «Litanie dei Santi» dopo la invocazione ut |b| cuncto populo Christiano, ecc. (1) La introduzione di questa nuova invocazione nella ecclesiastica liturgia non poteva riuscire più opportuna e più gradita in questo anno che chiude il terzo glorioso Centenario di Propaganda; e la Sacra Congregazione stessa e tutti i Missionari dispersi nel mondo ne rendono pubblicamente al Santo Pontefice le più sentite grazie.

Ecco pertanto il testo della suddetta invocazione:

«Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare, et infideles universos ad Evangelii lumen perducere digneris: Te rogamus. Audi nos».

«Ti supplichiamo o Signore, perchè Tu voglia richiamare alla unità della Tua Chiesa tutti gli erranti; e voglia guidare alla luce del tuo Evangelo tutti gli infedeli».

Ha poi ordinato che in tutte le Diocesi venga ogni anno celebrata in un giorno da stabilirsi dai rispettivi Ordinari, la Messa Votiva «pro Fidei propagatione» (2); dimostrando anche una volta che la Chiesa di G. Cristo aspetta da Lui, e lo affretta con la preghiera più ardente, il trionfo completo del Regno di Dio sulla terra: «Adveniat regnum tuum!».

[Note a pag. 45]

(1) Decreto della S. C. dei Riti, 22 marzo 1922. Torna al testo ↑

(2) [viene qui ripetuta per errore la precedente nota 1] Torna al testo ↑

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