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9.
Immigrazioni e tradizioni cristiane.
«Maskàl», piogge, vegetazione.

una tregua ottenuta Tutto ciò, unito agli schiavi stessi di Kafa che incomminciano a snodare la lingua loro e parlare della nuova dottrina, tutto ciò, dico, stordì tutto il mondo di Kafa, ed ammutolì gli stessi nemici, obligandogli ad una tregua provisoria, che ci lasciò riposare, per riprendere poi lena e coragio per [p. 807] assalirci di nuovo; dopo circa un’anno, più efficacemente. Lascio qui intanto da una parte di nuovo i detagli della missione per aggiungere alcune descrizioni necessarie per far conoscere il paese di Kafa, uno dei più interessanti dell’alto piano etiopico.

le diverse razze de[l] sud Ho già detto sopra, che nell’irruzione dei galla, venuti dal levante, i Cristiani d’Ennerea e contorni si sono rifugiati verso Ghera, e quindi in Kafa. Prima però di entrare in altre descrizioni concernenti l’interno dell’attuale regno di Kafa, penso [di] fare cosa buona [di] terminare [il] [sog]getto storico, già citato, concernente l’occupazione dei galla in tutti quei paesi del Sud etiopico, e la conseguente emigrazione delle popolazioni cristiane che l’occupavano, perché ciò potrà servire mirabilmente per conoscere le diverse popolazioni di tutti quei luoghi, e l’affinità di tutte quelle lingue parlate dalle medesime.

Io aveva raccolto molte memorie a questo riguardo, ma tutto essendo stato perduto nel miei diversi esilii, non farò che dare quì una semplice idea o quadro storico delle evoluzioni seguite nei tre ultimi secoli, cioè prima e dopo l’occupazione dei Galla, stando a quanto ho potuto raccogliere dalle tradizioni locali. Un secolo prima dell’occupazione dei [dei] Galla Oromo, la maggior parte dei paesi al Sud del Nilo, da quanto pare, era occupata dalla razza oggi detta Mangiò in Kafa, Wata frà i Galla, e Woïto nei circondarii di Gondar [p. 808] dei quali già si è parlato poco sopra. Questa razza essendo padrona da secoli di una gran parte dei paesi Oromo Galla del sud-ovest; mentre l’imperatore d’Abis- /72/ sinia teneva la sua sede in Antotto, oggi paese Galla del regno di Scioha, dove attualmente trovasi la missione Cattolica detta Finfinnì, fondata dall’attuale Vicario Ap.o [dei] Galla mio successore, essendo ancora semplice Prefetto e mio Vicario Generale, nel 1868. l’imperatore abissino da Antotto all’Ennerea
[sec. XV].
Da quanto ho potuto raccogliere, da Antotto l’imperatore Abissino fece una campagna verso l’Ennerea, e conquistò tutti quei paesi lasciando colà numerose colonie cristiane, [le] quali colonie Cristiane si moltiplicarono circa mezzo secolo dopo, quando l’arabo conquistatore Gràgne mussulmano, [il quale] obligò tutti i cristiani ad emigrare, parte in Guraguè, e parte nei contorni dell’Ennerea. Fu allora che la razza Mangiò, o Woïto, da padrona che era di tutti quei paesi, parte divenne schiava dei Cristiani, e parte fù costretta ad emigrare nei paesi circonvicini, e principalmente verso Kafa.

il conquistatore arabo viene
[1527-1534]
Non era ancora passato un secolo, dacché l’impero abissino si era impadronito di tutti quei paesi Sud-Ovest, quando l’Arabo conquistatore, per inseguire l’imperatore abissino camminando verso il Nord, lasciò il paese di Scioha, arrivò sino al Tigre spargendo dovunque il terrore. [1541] Vennero intanto i Portoghesi dalle indie, armati di fucile, cosa nuova allora; al loro arrivo si rianimarono i Cristiani coll’imperatore Claudio alla testa, inseguirono l’arabo conquistatore [p. 809] sino a Carroda non lontano da Gondar, [† 24.2.1543] dove fù ucciso dai Portoghesi. Così si disperse la sua armata, lasciando come vuota tutta l’Abissinia del Sud.

gli oromo galla montano l’alto piano sud
[2a metà del sec. XVI].
I Galla oromo del levante, già prima sconcertati dal conquistatore Gragne, una parte prese la via della costa Sud verso Zanzibar, ed un’altra parte, rimasti all’Oriente, avendo inteso la disfatta dall’Arabo Gragne, presero il momento [propizio] che i confini Sud dell’impero erano come spopolati [e] montarono sull’alto piano etiopico al Sud di Ankober, s’impadronirono di tutti quei paesi tenendo gli alti piani, lasciando i pochi cristiani rimasti nelle valli, dove i loro cavalli non potevano discendere. Di là col tempo le orde Galla arrivarono [sino] dalla parte Sud sino all’Ennerea e Ghera; dalla parte del Nord poi s’impadronirono sino alle rive del Nilo.

fuga dei cristiani a Kafa ed altri paesi Le popolazioni cristiane al Nord del fiume Ghiviè fuggirono verso il Gogiam. Al sud del Ghiviè poi fuggirono verso Kafa, Moccia, ed Affilò. I nuovi conquistatori Galla coi loro cavalli abitarono per lo più i paesi piani. I Cristiani invece [p. 810] fuggirono nei bassi, dove i cavalli Oromo non potevano discendere, oppure sulle alte montagne per la stessa ragione. Questa è la ragione per cui all’est nello Scioha tutti i Cristiani ancora oggi giorno sono padroni delle valli, mentre i galla oromo sono /73/ padroni dei piani. All’opposto verso l’Ennerea i cristiani montarono le grandi altezze di Affilò, di Moccia, e Kafa.

spiegazione delle tradizioni portoghesi di Kafa Per completare questa idea storica necessaria per comprendere le diverse razze, e lingue attuali di tutti quei paesi Sud rimane ancora una cosa [una cosa] [d]a dire. I Galla-Oromo dell’Oriente, come si disse sopra, una parte prese la via dei littorali africani del Sud verso l’Oceano indico di Zanzibar. Colà nelle loro conquiste spinsero nell’interno, almeno da quanto pare, alcune colonie portughesi, o frazioni di esse, le quali arrivarono pure a Kafa. Da ciò si possono spiegare alcune tradizioni del paese di Kafa relativamente al loro Re. Come si spiegherebbero alcuni depositi di lingua Portoghese che si trovano nella lingua di Kafa. elementi di lingua egiziana in Kafa. Come poi in questa stessa lingua si trovano ancora alcune radicali egiziane, non sarebbe una stravaganza [p. 811] supporre che in tutte le crisi politiche dell’Egitto, specialmente nell’ultima in cui l’Egitto fu invaso dal mussulmani arabi, dopo la quale tutto l’alto Egitto, la Nubia, il Suddan, ed il Sennar furono riempiti di orde arabe fanatiche mussulmane, molti cristiani abbiano emigrato verso Kafa. Quando io scriveva il mio viaggio del Sudan, Sennar, e Fasuglu, in queste mie memorie ho parlato di scavi stati fatti dal Bascià di Kartum in Sabba sulle rive del Nilo azurro dirimpetto alla città di Sennar, nelle quali in due sepolcri furono trovate due croci vescovili con delle iscrizioni. Ora sotto il dominio dei mussulmani impadronitisi di quei paesi, le popolazioni cristiane ivi esistenti dove emigrarono, se non in Kafa, paese il più vicino a quei luoghi?

origine della dinastia attuale dei re di Kafa. Ora facio ritorno alle mie descrizioni sulle cose di Kafa incomminciando appunto dalla casa regnante in quel paese. Stando a tutte le tradizioni del paese l’origine della dinastia regnante ha qualche cosa di misterioso, e direi quasi mitologico nel senso loro. A norma di queste tradizioni il Padre di questa dinastia sarebbe venuto dal mare dalla parte del Sud con alcuni compagni, ed arrivando fù ricevuto dal Re di Ennerea, anch’egli di recente venuto da Ghera [p. 812] dove era stato caciato dai galla conquistatori, con tutti i suoi cristiani. Si diceva che il Re di Ennerea amava molto questo giovane venuto dal mare per le sue buone qualità, e che l’aveva adottato come figlio. trattato dei kaficiò col re di Ennerea. La vera casta pagana di Kafa trovandosi troppo debole per resistere ai Galla in caso di venire a prendere il paese aveva fatto un trattato di società col Re di Ennerea, capo di tutti i cristiani venuti, di riconoscerlo come Re, come era nel suo paese di Ennerea, a condizione che si battessero coi Galla, e difendessero il paese, purché avesse abbraciato il loro paganesimo. Il Re di Ennerea non regnò, ma rinunziò il regno al suo figlio addottivo venuto /74/ dal mare, il quale si mise subito alla testa dell’armata e diffese il paese con valore in modo che i Galla furono respinti. Questo sarebbe il [nucleo] sostanziale della tradizione di Kafa sull’origine dell’attuale loro dinastia; il re di Kafa sempre di famiglia Cristiana diventa pagano regnando, ma egli solo, non la sua famiglia, e ciò in virtù del trattato suddetto.

Oltre [a] questa tradizione non esiste altro documento fuorché una specie di bandiera, oggetto prezioso di famiglia, considerato come una reliquia, visibile una sola volta ogni anno nel giorno della gran festa dell’esaltazione di S. Croce, secondo il calcolo Giuliano. p. Leone visita la bandiera supposta portoghese. Io non l’ho veduta, ma il P. Leone des Avançer, [p. 813] nel 1860. trovandosi con me nell’epoca suddetta andò a visitarla, e ritornato me ne fece la descrizione, secondo la quale noi avevamo convenuto che fosse veramente la bandiera portoghese antica, prima di tutte le riforme liberali. La bandiera proverebbe che il venuto doveva essere il capo della piccola colonia venuta dal littorale. La gelosia medesima con cui fu conservata in viaggio a preferenza di molti altri oggetti più preziosi stati perduti, proverebbe realmente che essa fosse la bandiera [portoghese].

Festa della s. Croce di 7bre. Posto che ho parlato sopra della festa della Croce, penso [di] descrivere questa solennità, almeno per la parte che tocca il lusso della corte, poiché in tutto il resto non è diversa dall’Abissinia, di cui già si è parlato altrove. In questa solennità il Re usa sortire in gran pompa, e ritornato, per tre giorni continui da [d]a mangiare, e [da] bere a tutti quelli che si presentano a modo [del re] Assuero. ordine della processione La sortita del Re tiene un cerimoniale tutto particolare. Il Re cammina tutto solo coi sette suoi consiglieri; il Re è a cavallo, ed i consiglieri sono a piedi; questi gli portano il baldachino; [lo precede] una processione di soldati di avanguardia mezzo kilometro lontano, ed un’altra di retroguardia circa mezzo kilometro dietro [lo segue]. L’immensa folla del popolo [p. 814] [l’immensa folla] è lontana circa mezzo kilometro; avanti il Re cammina quello che porta la bandiera; tanto la bandiera che il Re sono come invisibili. Si cammina ad un certo luogo preparato con tende di lusso, sotto le quali entra il Re. Allora il popolo si avvicina un poco di più per venerare questi due fetissi prostrati boccone per terra; il P. Leone, come prete, poté avvicinarsi un poco di più per vedere la bandiera. Finito il ceremoniale, la processione coll’ordine di prima ritorna alla reggia. Questo ordine di processione si osserva in tutti i viaggi del Re, meno certe solennità e pompe proprie di questa festa, frà le altre quella della bandiera, la quale sorte solo nella festa della Croce di Settembre. Il Re, sia in casa, che fuori è sempre invisibile a modo cinese; /75/ quando è permesso a qualcuno di avvicinarsi a certa distanza, è sempre corricato disteso boccone per terra.

ordine del pranzo. Ritiratosi il Re si apre un gran recinto, preparato con gran lusso, e diviso in sessioni diverse. La si vedono centinaja di giarre di birra e di idromele vestite in gran tenuta [p. 815] con collane di verroterie di diversi colori. Il popolo è introdotto a mangiate e bere nei diversi compartimenti, preparati con lusso più o meno secondo la diversa aristocrazia delle classi diverse. Il cibo è tutto di cocciò e carne; l’idromele poi è di diversa qualità secondo la classe degli invitati. Si concede un certo tempo per mangiare e bere, finito il quale sortono, per lasciare il luogo ad altri. La diversità dell’idromele per le diverse classi consiste nella proporzione diversa di aqua e miele, e nella proporzione delle droghe più o meno fine. La prima qualità d’idromele è di tre [parti di] aqua ed uno di miele; la seconda di quattro ed uno, e la terza di cinque, e così in seguito. Le droghe più fine sono pepe, garofani, e canella per le prime qualità; e poi foglie aromatiche per le ultime qualità. Il modo di far l’idromele qui non è ripetuto, perché [è] già stato scritto altrove.

La festa dell’esaltazione della Croce è una festa come nazionale in tutto l’alto piano etiopico, non solo come osservanza religiosa, quanto come apertura della bella stagione dei fiori e delle raccolte, come già altrove [p. 816] è stato detto, benché la stagione delle pioggie, la quale tie[ne] luogo d’inverno in tutti quei paesi, in Kafa abbia, qualche cosa di particolare che la distingue da tutti gli alt[r]i paesi dell’alta etiopia. pioggie al nord d’Abissinia. In tutti gli altri paesi più al Nord, le pioggie della zona incomminciano, si può dire, dal mese di Maggio, sono nella loro pienezza nei due mesi di Luglio ed Agosto; poi incomminciano a diminuire in Settembre, e cessano affatto in Ottobre; la le variazioni sono pochissime, ad eccessione dei paesi della frontiera est, dove in Decembre e Gennajo avvi una breve stagione di pioggie.

pioggie in Kafa In Kafa poi le cose camminano diversamente. Si può dire che in Kafa le pioggie incomminciano col mese di Marzo, e durano sino a tutto ottobre, anzi nell’anno del mio ingresso a Kafa hanno durato tutto il mese di Novembre. Nel mese di Giugno, quando il sole è sul tropico, epperciò più lontano, allora le pioggie [si] rimettono un tantino, ed avvi una specie di piccolo estate interpolato da pochissimi temporali, ma a misura che il sole si avvicina [p. 817] le pioggie prendono forza, e sole al zenit, e pioggie. nei veri due o tre giorni di zenit per lo più è pioggia continua giorno e notte, e ciò arriva due volte, cioè quando il sole dall’equatore viene verso il tropico di Cancro, e quando ritorna verso l’equatore. Sono /76/ rimasto due anni in Kafa, dove aveva preparato una macchina a perpendicolo per misurate il giorno del passaggio del sole sopra Bonga, ma a misura che [lo zenith] si avvicinava le nubi non mi lasciarono vedere il sole per otto e più giorni continui. Ho voluto descrivere tutto questo processo delle pioggie della zona per far risultare come ad evidenza l’azione del sole sopra i vapori e le nubi nei paesi dove questo astro passa il zenit. Queste stesse osservazioni hanno avuto sempre un risultato costante anche negli altri paesi più al nord, benché la cosa fosse meno sensibile.

la vegetazione di Kafa e la pioggia. Volendo notare di passaggio tutte le ragioni che possono influire sulle pioggie molto più abondanti e lunghe in Kafa che negli altri paesi più al nord, non posso passare sotto silenzio la gran vegetazione di quel paese. Questa vegetazione è tale, che il paese di Kafa, benché popolatissimo, ha l’aspetto di una vera foresta, la quale sarebbe impenetrabile da un’armata regolare, se prima non si apre la via. il paese di Kafa difficile per un’armata estera. Una delle ragioni che il paese di Kafa fu salvato [p. 818] dall’irruzione delle orde Galla deve attribuirsi in gran parte a questa grande vegetazione, ed alle sue pioggie quasi continue. L’Abissinia del Nord, dopo aver rovinato il suo paese coi suoi razia quasi continui, non trovando più pane per le sue armate immense, in questi ultimi anni si è gettata sopra molti paesi Galla del Sud-Ovest portando ovunque la distruzione, ed ha potuto entrare, perché i paesi Galla suddetti, benché popolati di alberi, sono ancora abbastanza scoperti per un’armata devastatrice abissinese; ma non potrà mai sperare di poter entrare in Kafa per la sua vegetazione che chiude la via ad un’armata senza provviste per molti giorni; quindi per le sue pioggie quasi continue, e finalmente per la diversità del pane, a cui il forestiere non potrebbe subito accostumarsi. Gli stessi Galla dei contorni fanno degli attacchi sulle frontiere, ma poi [quanto ad] entrarvi dentro se ne guardano per la mancanza di strade. Ora questa vegetazione, deve certamente influire anche sulle pioggie del paese.