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31.
L’inferno si scatena.
Liturgia battesimale ed esorcismo.

partenza di Gabriele colla carovana. Ritornando ora alla nostra carovana di Gabriele, essa partì riportandosi una parte dei suoi penitenti, dichiarati liberi dalle mie ultime decisioni. In forza di queste mie dichiarazioni di 45. penitenti dichiaratisi tutti motu proprio, i veri penitenti riconosciuti da me rimasero appena 15., e di questi anche fra tre giorni altri otto potevano sortire, ma una gran parte vollero rimanere in stato di penitenti, almeno, come dicevano, sino al termine della loro confessione. Venivano i parenti a portare loro il vitto, ma essi non acettavano altro che grano bollito, oppure arrostito. Il Galla, del quale si parlò sopra, mandò loro un castrato, ma essi non lo acettarono, [p. 257] e scannatolo sul momento lo distribuirono ai poveri senza gustarlo. lavori indefessi, e bellissime apparenze. I penitenti passavano il giorno ad istruire quelli che [già] sapevano, e gli altri a ripetere, ora le preghiere, ora qualche pezzo di catechismo. Era un vero spettacolo! Per me poi era un lavoro indefesso giorno e notte nel sentire le confessioni le più commoventi, ed appena poteva trovare qualche ora di riposo sempre interrotto da alcuni che venivano a confidarmi le loro miserie. Io prevedeva che questa missione per condurla a buon fine mi avrebbe costato molta fatica, ma [non] importa nulla, diceva fra me stesso, la cosa incommincia [ad] andar bene, e dovessi ben lasciarvi la vita, quì vi resterà sempre qualche cosa di fatto. Io ringraziava anzi Iddio che dal male ricava[va] il bene come in Kafa; questi stessi scandali mi hanno messo nella necessità di spiegare certi punti, i quali sarebbero sempre stati sepolti. Gli stessi penitenti han preso un carattere molto edificante, e sono essi che hanno svegliato un’entusiasmo, che di più non poteva desiderarsi. I Galla stessi incommincia[ro]no a muoversi, cosa desiderare di più?

il diavolo sparge false notizie Ma non tardò ad oscurarsi il cielo e venirmi adosso una cupa notte agitatissima. Il diavolo vedendo che l’affare si faceva brutto [p. 258] per lui, e che la casa incomminciava [a] spazzarsi dalle sue immondezze, chiamò per così dire i suoi diavoli in consiglio, e ritornatovi con un /261/ reggimento di compagni mi diede l’ultimo attacco, assalendo la missione da tutti i lati. Il diavolo che aveva consigliato Woltaire a mentire e mentire sempre, prese per se questo mezzo termine. Chi legge queste mie memorie noti dimenticherà il fatto di quel giovane chierico catechista zelantissimo statomi rapito in Gemma Kaka dai mussulmani contro i sforzi quasi frenetici delta povera vittima. Io aveva parlato ad Abba Baghibo di questo fatto, ma prima che questo Re abbia potuto riclamare è stato prevenuto dalla morte. Chi regnò dopo di lui era un nostro nemico potente, e nulla vi era da sperare per ricuperarlo. Tutto quello che ho potuto fare fù di raccomandare l’affare al P. Leone, affinché ne parlasse ad Abba Magal re di Ghera, l’unico amico che ci rimaneva da quelle parti.

il catechista Camo si è fatto mussulmano; mia sorpresa Ora cosa fece il diavolo? per qual mezzo, e per, quale via non si seppe, ma fece pervenire la falsa notizia che questo giovane Camo uno dei nostri oracoli di santità e di zelo si fece mussulmano, e si stavano facendo grandi feste, perché prese moglie mussulmana [p. 259] e si stavano celebrando le nozze solenni di Gemma Kaka; lo scaltro nemico ebbe modo di trovare la sua corona e la sua medaglia della Madonna, e del Papa, come cose state gettate via da lui nella sua professione mussulmana.

malinconia nei penitenti. La sera, quando io mi stava preparando per la preghiera veggo tutti questi penitenti rabuffati e malinconici, essi invece delle loro dimostrazioni e pianti per i loro commessi peccati, mi oppongono un silenzio freddo. Qui non vi è dubbio più, o qualche gran tentazione è avvenuta, oppure il diavolo me ne ha fatto qualcheduna. Non ebbi coragio ad incomminciare la preghiera. Meglio distruggere queste prevenzioni con qualche colpo improvviso, dissi frà me, altrimenti Dio sa cosa mi arriverà questa notte. esamino cosa può essere Ho fatto finta di nulla sapere, e ritorno nella tenda, e chiamo il capo dei penitenti, e gli feci una solenne ripassata, come se tutto sapessi, benché nulla fosse arrivato ancora sino a me.

esame di uno dei penitenti, e sue riposte. Voi non sapete ancora, mi disse questo giovane, forze nessuno ha osato farvi parola per timore di disgustarvi, ma il fatto si è che il chierico Camo si è fatto mussulmano [p. 260] ed ha preso moglie. Chi ti disse questo? [domandai.] È una cosa che si dice da tutti, rispose egli. Ma io domando chi ha portato questa notizia, risposi io? e tu credi ancora al diavolo, dopo tante bugie! Ma io non credo, rispose egli, solamente sono afflitto; anzi si dice ancora di più: il P. Hajlù in Kafa ha fatto lo stesso, dicono. Questo è singolare, gli dissi io, io non credo, dici tu, ma solamente sono afflitto; ma se non credi, di che sei tu afflitto? tu pensi /262/ a Camo, tu pensi al P. Hajlù [basandoti] sopra un dicono, e non pensi a te che appunto in questo momento [il diavolo] ti sta mettendo la catena al collo per condurti all’inferno? Tu pensi a Camo, tu pensi ad Abba Hajlù, tutte bugie sparse dal diavolo, e non pensi ad una sola cosa vera, che cioè sei caduto nel lacio del diavolo di nuovo, e stai per perdere tutti i frutti delle tue penitenze; di questo devi essere afflitto e devi piangere. Orsù, inginochiati, e ti farò un’esorcismo.

un’estratto di esorcismo. Come in quei paesi il gran metropolitano e padrone è nientemeno che il diavolo, occorre molto soventi il caso di fare qualche esorcismo, anche fuori della liturgia battesimale per far alzare questo usurpatore dalla sua sede, e così dar luogo a Dio nel cuore di qualche catecumeno più particolarmente posseduto da lui. [p. 261] A questo fine io aveva preparato un’esorcismo estratto dalla liturgia, ma molto breve, e che sapeva a memoria; questo estratto di esorcismo, dopo tutte le formole più essenziali, e le intimazioni, terminava col Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat. Io soleva recitare questo esorcismo colla mano sinistra sulla testa dell’esorcizato, e la mano diritta nella sacocia del pettorale tenendo in mano la croce vescovile, e facendo croci colla medesima invisibilmente, Ciò posto, ho fatto inginocchiare quel povero paziente; mi sono assicurato della sua buona volontà e risoluzione con una breve esortazione, perché senza il suo consenso preventivo, per lo più, poco era quello che si poteva ottenere; e così ho incomminciato. sintomi dati dall’esorcizato. Nel[l’]incomminciare il paziente ebbe una scossa, nella quale i capelli stessi si radrizzarono; quindi ad ogni intimazione si ripeteva la scossa con maggior forza. Finalmente al Christus vincit il paziente cadde svenuto e quasi senza movimento, restandovi solo un ossillazione. Rimase così quasi cinque minuti, e con uno sforzo convulsivo si alzò, e con un gran respiro, come chi riposa da una gran fatica rimase affatto libero.

Desta è guarito, e riprende il suo zelo. Dopo ciò il paziente tutto tranquillo mi baciò i piedi e le mani, e disse tutto contento, ora spero di essere libero; se vuole riprendo la parola ai compagni tutti posseduti dal diavolo. Sì, dissi, va e guarda di disporre tutti gli altri a questo esorcismo, altrimenti [p. 262] [altrimenti] non so dove andiamo a finire. Il buon giovane tutto contento andò a parlare ai suoi compagni e determinarli a domandar essi stessi l’esorcismo. il suo compagno solo rifiuta Tutti furono convinti dal zelo, e dall’eloquenza del loro compagno predicatore, e si disputavano il momento di essere chiamati, il solo che nettamente rifiutò fù il compagno stesso dell’esorcizato, appunto uno dei due primi scandalosi, dei quali molto si è parlato. mi stupì di sentire che disputava col suo compagno, che cercava di persuaderlo a venire. Allora mi sono levato io stesso, lo prendo per la mano. Quando si /263/ trovò con me, allora l’ho rimproverato per le difficoltà fatte. Cosa vuole dire questo? ma tu corri di nuovo [per] la strada della perdizione, gli dissi io; io non sono cangiato, rispose egli, anzi io sono sempre lo stesso. Dunque vuoi tu l’esorcismo? Perché l’esorcismo? disse; io non ho il diavolo. Tanto meglio, gli dissi, dunque inginochiati! Io non ho difficoltà, disse, ma voi dovete sapere tutto; io ho delle promesse, e voglio osservarle; non avete voi sentite le notizie di Camo, e del P. Hajlù[?].

lo prendo alle strette. Al sentire questo, ho cercato di tagliar curto e farlo inginocchiare, ma egli rifiutò. Alto là, questo non è più il tuo linguagio di prima; ieri e l’altro ieri tu mi dicevi, io sono un vero diavolo, e sono io che ho rovinato il mio compagno, ora cosa vuol dire questo cangiamento? lasciati dunque regolare da me. Egli invece [p. 263] si mise a piangere e rifiutava l’esorcismo. Quasi voleva esorcizarlo senza altro, considerandolo come fuori di se, ma pure, diceva trà me, non vorrei esorcizarlo senza il suo consenso. lo facio inginochiare per forza. Posso tentare, lo facio inginocchiare come per forza, e raccomandandomi a Dio con viva fede, ho incomminciato l’esorcismo, ma mi fece un salto che mi spaventò; il suo compagno essendosi accorto dell’affare corse verso di me in ajuto, e cercava di tenerlo, ma il povero infelice resisteva, e si contorceva. proseguo l’esorcismo, ed arrivo all’intimazione, allora fa l’ultimo sforzo e mi getta la mano per chiudermi la bocca; proseguo le mie intimazioni, e’ quando arrivo al Christus vincit, allora [con] i suoi occhj convulsi i suoi capelli diritti, la sua persona come un pezzo di marmo sopra di me stesso, seduto per terra come mi trovava non dava più segni di vita.

il compagno lo piange morto. Allora il suo compagno ritordandosi del giuramento fatto al diavolo, si mise a piangere, come se fosse morto: non temere, dissi, con tutti i giuramenti vostri, il diavolo non aquista questa autorità di amazzare, perché la vita del[l’]uomo è nelle mani di Dio; [ribatté:] ma noi gli abbiamo dato questa autorità col nostro giuramento; voi da chi l’avete presa questa autorità per darla al diavolo? [ripresi io:] siete voi forze padrone della vostra vita? dunque a cosa serve [p. 264] la donazione se non siete padrone? è questo niente più che la donazione del figlio e dello schiavo senza il padrone di casa. esorcismo ai due primi catechisti scandalosi Vedendo tuttavia che l’indemoniato tardava a dar segni di vita ho rinnovato l’esorcismo raddoppiando la mia fede, allora, arrivato alle intimazioni egli si scuote e trema, si rialza e cade; arriva al Christus vincit, ed alzatosi furioso mi vomita, sulla figura una gran quantità di bile. Dopo ciò si lascia andare, e cade dolcemente sul suo dorso come mancante di forze, ma i suoi occhi erano chiari e ridenti. Io mi ritiro un momento per lavarmi le mani e la figura imbrattati di bile, e ritornato lo trovo seduto, oh quanto costa il /264/ fare del bene! disse; si getta ai miei piedi, prende le mie mani, e non sa più staccarsi da me. esorcismo a tutti gli altri. Esorcizati che furono questi due che erano i capi, ho fatto passare uno per uno altri cinque, i quali pure avevano dei patti più o meno espliciti col diavolo, ma l’esperienza sui primi mi facilitò l’operazione; perché non mi sono più curato del loro consenso, ed anche perché l’operazione per se stessa fu molto più facile. I primi due avevano abusato molto della grazia di Dio a preferenza degli altri; il diavolo stesso per quei due era entrato nel sistema formalmente ipocrita e sacrilego, cosa che non si trovava nella più parte degli altri. Una piccola crisi però non mancò mai sotto la pressione dell’esorcismo.

battesimo di adulti ossessi Terminati che furono gli esorcismi dei battezzati; ho amministrato subito il battesimo a molti non battezzati ancora. La storia di questi battesimi, [p. 265] come di persone particolarmente possedute dagli spiriti maligni non lasciò di presentare qualche cosa di particolare. Nel 1862. io contava già molti centinaja di battezzati adulti, ma tutti passarono quasi senza difficoltà degne di essere rimarcate. Questi di Nonno Billò invece non lasciarono di dare qualche segnale. La triplice rinunzia al demonio fu sempre con una ripugnanza, come chi è obligato ad inghiottire una cosa molto disgustosa. Il soffio del sacerdote battezzante colle formola[:] exi ab eo faceva per lo più in essi l’impressione di una bella scossa elettrica. Il primo dei tre esorcismi presentava per lo più qualche difficoltà, ed arrivò anche alla negativa d’inginocchiarsi per la recita del Pater. I due posteriori esorcismi poi [furono] sempre più facili ad esegu[i]rsi. Così terminò il terzo giorno della missione, giorno molto agitato per le difficoltà sollevatemi da tutto l’inferno dichiaratosi in guerra formale contro di me e della missione. Cogli esorcismi, e col battesimo si calmarono tutti i penitenti stati sollevati dal diavolo: poteva dire anzi di avere aquistato in essi un sincero appoggio. Benché quasi cadente per la fatica, pure ho passato la notte con loro, contentandomi di poche ore di riposo.

quarto giorno della missione di Nonno. Il quarto giorno della missione di Nonno Billò non fu meno agitato del terzo. La falsa notizia di Camo, e del Padre Hajlù, stata sparsa dagli spiriti immondi, penetrò in tutte le case e fece brecia nel cuore di tutti i penitenti stati congedati, i quali diventarono [p. 266] quasi sul momento altrettanti energumeni contro la missione. Tutte le stazioni, nelle quali si stava facendo tanto bene, si turbarono e si misero tutte in disordine, e si dovettero per prudenza sospendere i catechismi e le istruzioni. si aggiungo[no] altre calunie contro di me Alle notizie false dell’apostasia del chierico Camo, e del Padre Hajlù ne aggiunsero ancora un’altra più terribile a mio riguardo. L’Abuna è fuggito dall’Ennerea per avere uccisa la moglie del Re Abba /265/ Gommol. Questo Re tutto furioso radunò tutta la sua armata e si trova sulle frontiere di Nonno Billò in cerca dell’Abuna, se il popolo di Nonno non lo caccia vergognosamente dal suo paese: si vidde in Nonno un vero momento di frenesia quasi universale.

fermento universale nel paese I miei Preti indigeni unitamente ai catechisti vedendo tutto questo turbine sollevato contro la missione credettero prudente ritirarsi per il momento dalle loro stazioni, e concentrarsi tutti verso di me, sia per conferire sul partito da prendere, sia ancora per difendermi ad ogni evento. Abba Joannes, ed il chierico Gabriele, per diverse vie avevano già mandato esploratori secreti a Gemma Kaka per avere notizie sincere dell’affare di Kamo e di Kafa. Per altra parte aveva spedito una deputazione secreta a Saka il Galla nostro catecumeno per accertarsi delle notizie politiche dell’Ennerea. [p. 267] in ricco galla prende le nostre parti. Intanto come questo Galla era una persona molto potente nel paese radunò tutti i più vecchj in consiglio: Voi sapete, disse il nostro Galla, che l’Abuna è una gran persona, egli passò quì, or sono più di tre anni, ed Abba Baghibo, e dopo di lui tutti i principi Galla lo onorarono, e l’autorizzarono a portar l’oro nel loro paese. Oggi si è sollevata la guerra dei mussulmani contro di lui, questi lo fecero sortire da Kafa, e venuto in Ennerea, ebbe delle vessazioni dallo stesso Re, il più stupido dei figli di Abba Baghibo, a segno che i nostri quì volevano armarsi per andare in ajuto di lui. Nel nostro stesso paese oggi si è svegliata un’agitazione tremenda contro questo grand’uomo; io che gli ho sempre tenuto dietro non posso spiegare questo fenomeno. Vi prego perciò di esaminate tutte le persone che parlano, e decidere qualche cosa, perché in caso che arrivi qualche inconveniente io dichiaro la guerra a tutti i mussulmani del paese. Sappiate che l’Abuna è sangue mio, ed io sono sangue suo. Fino a tanto che questa questione [non] sia finita, io lo manterrò, e non lo lascierò partire con disonore del paese.

Questa parlata chiuse la bocca a tutto il mondo, ma non finì la questione; fecero venire alcuni linguaciuti che parlarono, presero sicurtà sulle loro persone per la somma di cento bovi se non consegnavano nelle mani del Galla in questione le persone che avevano portata la notizia di guerra trà il Re di Ennerea [p. 268] e Nonno Billò, cosa gravissima, la quale poteva compromettere la pace del paese. Avrei spinto di più l’affare, disse il galla, ma temo di compromettere il vostro mondo, e dar dispiacere all’Abuna. Quelli che sono fuggiti dalle loro sessioni, ritornino pure ai loro posti a continuare i loro lavori. ritorna la calma, e si continuano gli esorcismi Calmato un tantino l’ordine publico, si è potuto continuare la missione. Come io sapeva [di) certo che il diavolo era quello che aveva sollevato tutto quel turbi- /266/ ne, furono chiamati tutti gli ossessi da questi spiriti infernali, e si passò il giorno a continuare gli esorcisini. Il nostro galla volle assistere a questa operazione per lui molto curiosa. Alla sua presenza fu esorcizato uno di quelli che più degli altri aveva parlato. Il Galla vidde l’operazione tutta semplice; quando vidde l’energumeno cadere come morto al semplice esorcismo si spaventò in quel momento, ma poi quando vidde questo uomo ritornato in perfetta salute, allora comprese l’azione diabolica. Egli stesso volle interrogarlo dopo che ritornò in se stesso, e vedendo quel uomo tutto cangiato di opinione restò maravigliato.

effetto degli esorcismi. Restavano ancora parecchie donne, le quali avevano bisogno di questa salutare operazione. La missione aveva introdotto un sistema tutto particolare per le donne per salvare la riputazione [p. 269] del clero in facia ad un paganesimo tutto materiale, il quale [non] aveva nessuna idea della castità. La donna in età ancora critica e sospetta se desiderava confessarsi, doveva venire accompagnata dal proprio marito, oppure in difetto dalla propria madre, o suocera, oppure matrina. Prima di questa crisi non se ne curavano, e la donna anche cristiana con dei costumi sospetti se ne stava dimenticata dal nostro ministero. In seguito, fattasi publica la storia di tutti questi esorcismi, incominciarono i parenti stessi a portare le loro figlie troppo libere, ed alcuni mariti stessi portarono le loro mogli. Dai cristiani parenti l’uso passò anche ai pagani, dicendo essi che le loro figlie erano possedute dal diavolo, e si trovavano soventi guastate da lui. La missione poi rifiutando gli esorcismi ai pagani, prendeva motivo da ciò per insinuare la necessità del battesimo. Il certo poi si è che dopo questi esorcismi poco per volta si calmarono tutti gli allarmi. Dopo vennero notizie di Gemma Kaka, e l’affare del chierico Camo era tutto l’opposto di quello che si era sparso; il poveretto dopo quattro mesi di continue battaglie fuggì dalle mani del cognato mussulmano, ma fù preso sulle frontiere, e lo stesso cognato fu obligato a restituirlo ai suoi parenti.

notizie dell’ennerea provate false. Anche l’affare dell’Ennerea fu una vera invenzione diabolica sollevata collo scopo di muovere momentaneamente le masse per ottenere un’espulsione dal favore del popolo. [p. 270] L’affare anzi era tutto all’opposto; il Re sempre ammalato confidava che io gli mandassi qualche medicina, e la sua madre stava preparando una spedizione di regali. Da tutto ciò si vede che l’azione satanica fattasi evidente qualche volta è permessa da Dio per rendere il ministero dei suoi servi più glorioso e meritorio; è innegabile che il demonio ha una forza superiore a quella del uomo, ma manca di calcolo. Difatti come potenza intellettuale superiore era molto facile a lui sapere come una bugia così patente non /267/ poteva servirgli che per qualche giorno, dopo i quali doveva succedere la sconfitta; ma pure egli nei suoi calcoli non va lontano, e guarda semplicemente il disordine momentaneo.

uso degli esorcismi Noi Sacerdoti cattolici qualche volta manchiamo di fede viva, oppure guidato da un’abitudine non pensiamo tutta la forza di cui siamo capaci colla virtù di Cristo che ha vinto il demonio. Il missionario venendo d’Europa, dove l’uso degli esorcismi è più raramente necessario ha perduto l’uso di servirsene, o se pure se ne serve lo calcola come una semplice formalità liturgica, senza tanto pensare a tutta la sua forza. Ma pure riflettendo seriamente [p. 271] alla sua instituzione siamo obligati a confessare che la Chiesa avendogli instituiri non ha agito certamente senza forti ragioni. pratiche in uso nella missione Io nella mia scuola avendo adottato il sistema di far leggere le materie liturgiche, e di spiegarle anche ai giovani, mi trovava soventi obligato ad entrate in questi detagli, e dare una ragione sufficiente dell’instituzione degli esorcismi, e spiegare anche l’esistenza nella Chiesa di un’ordine per gli esorcismi medesimi. Mi sono trovato quindi obligato a spiegare la disciplina in vigore sull’uso di questi esorcismi, dipendente dal vescovo.

facoltà date ad alcuni di esorcizare. Le circostanze particolari del paese pieno di maghi, di malefici di ogni specie, mi obligò a dare alcuni estratti di esorcismo a qualche Sacerdote più fervente ed anche a qualche chierico esorcista più distinto nella pietà e nel zelo delle anime, con alcune istruzioni di servirsene secretamente e senza publicità. Non ho tardato a provare alcuni effetti abbastanza visibili. Gli stessi maghi o prestigiatori nel dare alcuni talismani nei quali si conteneva qualche maleficio diabolico incomminciavano a mettere in condizione di non lasciarla vedere ad Abba Joannes, perché [p. 272] altrimenti [— dicevano —] perderà la sua forza. una grotta sacra al dialogo crolla cogli esorcismi. Ma più di tutto [lo] dichiarò il fatto seguente. Sulla strada da Assandabo a Zemiè, nella discesa verso il fiume Nilo, esisteva una grotta molto larga e profonda, supposta dimora degli spiriti asmodei, dove i galla si recavano divoti per ottenere certe grazie poco morali. Il mia Abba Joannes gridava sempre contro i galla che si recavano a quella grotta infernale. Una bella notte crollò la grotta con una gran pezzo della montagna che appoggiava sopra, e fece un gran guasto a tutte le campagne sottoposte a distanza di circa un kilometro. Ora questa catastrofe fu universalmente attribuita agli esorcismi di Abba Joannes.

io sento bisogno degli esorcismi Questo e simili fatti risvegliarono anche in me un certo bisogno di servirmi di questi esorcismi secretamente, e senza nulla dire, in molti casi difficili per vincere l’ostinazione di certe persone sistematicamente /268/ nemiche della missione, oppure di certe anime che [si] esponevano al grave pericolo di perdersi; a misura che questi esorcismi mi riuscirono favorevoli in certi casi esterni ho incomminciato a servirmene anche nella direzione di certe anime molto agitate nella loro conscienza, ben soventi anche con pericolo della loro salute. Quindi via dicendo me ne sono servito anche per finirla con certi moribondi ostinati, dei quali mi constava un fondo di fede ferma, ma ingannati [p. 273] sopra certi punti particolari. In fine posso dire di essermene servito con vantagio per calmare un scrupoloso esaggerato, al quale era inutile ogni persuasione.

non tutti gli ossessi sono energumeni Chi esamina a fondo tutti i materiali liturgici approvati dalla Chiesa per gli esorcismi troverà che gli ossessi non sono sempre energumeni spinti dal diavolo sino alla mania; ma possono supporsi povere creature possedute dal diavolo in modo e grado diverso. Ogni qual volta un povero disgraziato è fisso sopra un punto particolare, o sopra la fede, oppure sopra i costumi non guidato da una ragione, e talmente fisso da non sentire una ragione palpabile, senza una stravaganza si può supporre allaciato dal demonio per perderlo. Quindi non sarebbe fuori proposito un’esorcismo per sloggiare il nemico da quella specie di fortezza intellettuale. Quando fosse il caso di voler esercitare il ministero per la conversione di un’ateo, il quale non sa dar ragione del suo ateismo, e dopo questo osa pronunziare le più stravaganti stranezze contro Cristo, e la sua chiesa, contro l’evidenza; non sarebbe fuor di proposito incomminciare dall’esorcismo forze più utile della filosofia di cui è vaso indegno.