/294/

35.
Esortazioni e discipline.
Zelo apostolico dei convertiti.

ordini dati per la missione. Difatti, veduto il gran scandalo che ebbe luogo, e la defezione di molti, ho veduto subito il bisogno di accordare con misura qualche riparazione, [p. 3251] invece di otto giorni di ritiro, dissi fra me stesso, vi vorranno 15. o forze ancora di più, ma colla grazia di Dio arriveremo a vincere; io manderà i preti nei luoghi più lontani a fare il catechismo pet i ragazzi e per le persone che non possono venire, ed io me ne starà quì [con quelli] che hanno dato scandalo, e mi servirà di essi in aiuto. Sentite, dissi a tutti quei giovani che cercavano di riparare i loro scandali, questa sera, fatta che avrete la cena nelle vostre case, venite tutti alla missione a passare la notte, io la passerà con voi, allora vi darò risposta a ciò che mi avete domandato; fatelo sapere agli altri se ancora ve ne sono di quelli che non sono venuti, e intanto preparate la casa dei forestieri. Fatto ciò ho convocato i preti, ho fatto loro una parlata per eccitare il loro zelo, e poi ho assegnato loro una stazione, come si fece in Nonno; se si presenteranno degli scandalosi gli manderete quì, dissi, affinché sia esaminato lo scandalo dato per la riparazione.

La sera a notte si radunarono circa 15. giovani scandalosi, compresi i cinque venuti da Nonno, ed appena [si fu] ritirata la famiglia, io mi sono recato fra loro, i quali già avevano recitato il santo rosario, e fatte le loro preghiere di uso.

una mia predica ai giovani penitenti Figlio miei, dissi loro, ho veduto che la parlata del Catechista, a nome anche del suo compagno fatta, vi ha spaventato e con ragione, perché, [p. 326] come voi stessi l’avete notato, voi avete rovinata questa povera missione, ed avete messo sulla via delle perdizione molte anime. Ciò che disse il catechista è tutto vero, e ciò che domandate è tutto giusto, ne io intendo di proibirlo, solamente voglio regolarlo, affinché non si dia scandalo nuovo sotto pretesto di riparare il già dato. Figlio miei, appena conosciuto lo stato di questa povera missione, non lascio cono- /295/ scere tutto, ma sappiate che non facio altro che piangere, piango la vostra perdita, e piango la perdita di molte anime, e sapete perché piango? piango, perché sono io che vi ho perduto abbandonandovi; io vi ho lasciato, ed il diavolo vi ha vinto. Epperciò, se vi è penitenza da fare per i vostri peccati io debbo farla prima di tutti, perché i peccati vostri sono tutti peccati miei; sappiate quindi [che] ogni notte io sarò quì con voi, e la penitenza che farete la faro io prima di voi. Invece di verghe, come in Nonno, preparate dei flagelli di funi, ed ogni sera il mio letto sia coperto di ortiche, e dormirò sopra le ortiche ogni notte fino a tanto che da Dio sia venuto il segno di misericordia per voi tutti.

gran pianto nei giovani Questo discorso mio mescolato di lacrime allarmò talmente i cuori di quei giovani, che non fu più possibile parlare per il pianto dirotto. Ma io non ho ancora finito di parlare, [ripresi a dire;] epperciò calmatevi affinché possa rispondere a tutte le vostre domande. prosegue la predica Voi domandate di riparare, [p. 327] ma forze che io voglio proibirlo? anzi vi dirò che non potrete essere assolti, se questo scandalo non sarà riparato; questa è la gran difficoltà, e per questa parleremo. Per i, maschi stati scandalizzati da voi o dai vostri complici, voi che lo sapete chi sono, fateli venire quì e piangeremo insieme; ma e per le femmine state scandalizzate da voi qual rimedio. [vi sarà]? voi sapete quanto delicata sia la questione della donna, massime della figlia. Prima di tutto passiamo qualche giorno nel pianto e nella preghiera e poi Iddio ci farà conoscere il modo di riparare lo scandalo. Ciò fatto, quando tutti furono ben penetrati e commossi, ho ordinato di prendere un poco di riposo. Io intanto, presa la mia disciplina o flagello monacale che sempre teneva con me, ho incomminciato a dar loro l’esempio flagellandomi all’uso del convento, cosa che era di uso mio ordinario; ciò fatto mi sono corricato. Questo fatto pose il sigillo alla mia predica, e gli lasciò in una grande commozione.

ripeto la disciplina Avendo veduto il buon effetto della mia disciplina, dopo aver riposato qualche ora, senza nulla dire mi alzo, e ripeto una bella disciplina alla cap[puc]cina, allora tutti si alzarono all’improvviso, e, venuti verso di me, [p. 328] cercando d’impedirmi, ah Padre, dissero, volete dunque uccidervi per causa nostra? non vi ho detto, dissi, che io debbo, far penitenza per voi? dunque statevene tranquilli, e lasciatemi fare; finita la mia disciplina con tutto il fervore che mi dettava la circostanza; predica della mattina. ora sedetevi, dissi, e proseguiremo la nostra conferenza: figli miei, dissi loro quasi ridendo, non abbiate troppo compassione di questa mia came, essa è un’asino in affitto ed è bene che mi ajuti a far dei meriti mentre è in forze, perché dopo, come sapete, è destinata a cadere nella fossa per essere mangiata dai vermi e dai sorcj; però, cari miei, dovete abi- /296/ tuarvi a pensare, che non solamente la mia carne, ma anche la vostra deve finire così; cosa direste voi di uno, il quale per conservare la borza, gettasse l’oro che vi è dentro nel precipizio? oh lo sciocco direste con tutta la ragione; ora permettetemi che [vi] dica[:] oh sciocchi voi che avete data l’anima al diavolo per lisciare la vostra carne!

al primo dei catechisti in particolare. Ciò basti per la conferenza di questa mattina, e passiamo agli affari. Rivolto al primo dei due catechisti scandalosi, vieni quì, [gli dissi;] e venuto tutto umile, lo presi per le orecchie, e baciandolo strettamente, caro figlio, [p. 329] gli dissi, se dopo la mia partenza fosti stato fedele a Dio, oggi quanti meriti per te, e quante consolazioni per me; invece ti sei dato al diavolo ed hai rovinata l’opera di Dio, cosa non dovrei fare io oggi contro dite? ma tu piangi convertito, epperciò cosa posso farti se non abbraciarti (stringendolo) una seconda volta, e pregare Iddio affinché ti perdoni? Io ne sono sicurtà per te, e Iddio ti perdonerà, colla condizione di riparare lo scandalo dato per quanto dipende da te, e permette la prudenza. modo di riparare gli scandali Senti perciò cosa dovrai fare: questa mattina prima del levare del sole, quando tutto il popolo sarà radunato per la preghiera tu potrai fare una breve confessione publica, nella quale tu confesserai di essere stato scandaloso, e d’aver perduto molte anime, e pregherai tutti i scandalizzati da te di pensare ai casi loro e convertirsi; ma devi badare bene di non entrare in specialità ne di persone, ne di atti commessi; fatto questo il catechista farà la preghiera, e [il] catechismo di uso sino al mio arrivo.

rivolto a tutti gli altri Voltatomi quindi agli altri, jeri sera vi ho parlato della penitenza, questa mattina debbo rispondere direttamente alle vostre domande. Avete gia sentito ciò che ho detto [p. 330] al primo dei due catechisti; questa sera prima della preghiera farà lo stesso il suo compagno, dopo aver presa la benedizione da me. prescrizioni fatte ai penitenti Per tutti gli altri poi che conoscono di aver dati scandali di grave conseguenza, essi verranno da me uno per uno, mi raccontera[nno] la qualità dello scandalo dato, il luogo principale dello scandalo dato, e la qualità delle persone scandalizzate. Quando io conoscerò tutto questo darò a ciascheduno le facoltà e le istruzioni occorrenti. Se voi che vi trovate quì conoscete altri scandalizzati da voi, i quali hanno propagato lo scandalo, massime lo scandalo di parole sospette di eresia o di calunnia, fate in modo che vengano quì a passare la notte, perché io mi occuperò di loro e di voi tutti. Vedute le cose vi manderò sui luoghi, affinché possiate riparare lo scandalo.

mie esortazioni ai medesimi Cari miei, avete fatto del gran male, per averne il perdono da Dio dovete ripararlo colla penitenza e colla ritrattazione diretta alla persona /297/ [interessata], se potete, e massime se avete aggiunto cattive dottrine e persuasioni. Con tutto questo però io non voglio vedervi malinconici. Il diavolo è un cattivo pagatore, e chi lo seguita è pagato da mille rimorsi e malinconie; proprietà del ritorno a Dio, e suoi effetti al contrario [p. 331] colui che si converte, e ritorna al suo Dio, egli ritornando al suo centro la stessa penitenza e le stesse lacrime sono temperate da grandi consolazioni, come è arrivato al figliuol Prodigo narrato dal nostro Signore; la conversione non è una disgrazia o una catastrofe, ma è un vero festino di nozze, perché il cuore ritrova il suo Padre ed il suo Dio perduto. Io perciò non voglio vedervi malinconici, voglio vedervi pentiti, ma allegri e contenti, come chi ha trovato un tesoro. Questa consolazione sarà compita nel giorno in cui riceverete la santa assoluzione daivostri peccati, e potrete ricevere il vostro buon Gesù nella S. Comunione, oh allora che bella festa per voi! ma quando sarà questo giorno felice, voi direte, ah che troppo ne abbiamo fatte delle offese al nostro buon Gesù per sperarlo! No, figli miei, anzi voglio che lo speriate presto, e sarà tanto più presto guanto più sarete voi pronti a riparare il vostro male. Questa mattina dopo [aver] finite le preghiere ritorneremo alle vostre case, ma vi prego di non dimenticare il vostro affare, e stassera ritornerete.

Io non posso continuare la descrizione di tutto ciò che si è detto e fatto in questo ritiro o missione che si voglia dire, perché altrimenti questo solo occuperebbe molte pagine di queste mie memorie; d’altronde è già passato troppo tempo per ricordarmi di tutto; [p. 332] dirò perciò solamente in complesso il risultato. tutti i giovani divenuti apostoli Dell’istessa giornata i due catechisti fecero la mattina e la sera le loro due allocuzioni nel senso e nei limiti da me indicati sopra, ma con un’eloquenza così patetica, e commovente da sollevare un vero fuoco di zelo, sia negli altri compagni scandalosi, e sia ancora nel publico. Dopo la funzione della mattina tutti quei giovani ritornando alle loro case incomminciarono a far l’apostolo ciascheduno ai proprii congiunti, e nelle campagne non si saziavano di racconta[re] le ammirabili conferenze della notte. La sera seguente i giovani venuti per passare la notte con me non erano più solamente quindeci, ma passavano i 25.

Non solamente i giovani, ma uomini e donne alla preghiera della sera si erano grandemente moltiplicati. Incomminciò per fare la sua confessione il più giovane dei due catechisti primi scandalosi, e fatto un breve racconto della sua secreta apostasia, domandato a tutti perdono dei scandali dati alla missione. [Dichiarò:] In questo luogo medesimo in facia al publico io faceva l’apostolo di Cristo insegnando la fede e la legge di Dio, mentre secretamente io, era, non solo un discepolo del /298/ diavolo, ma un vero diavolo, oh quanto male ho fatto, oh quanta gente ho guastato colle [p. 333] mie parole e coi miei cattivi esempi; se voi o lagamaresi m’aveste conosciuto, certamente m’avreste caciato a pietre, invece mi avete sempre onorato; oggi convertito di vero cuore, e ritornato al mio Dio vi domando perdono dei scandali dati, e scongiuro tutti quelli che hanno conosciuto questi miei scandali di qualunque genere siano, massime in materia di dottrine, di disprezzarle, perché era il diavolo che parlava per bocca mia. Ora, miei fratelli, permette[te]mi di ripetermi alcune parole del nostro Padre che ci disse la notte scorsa, le quali mi entrarono profondamente nel cuore: oh che il diavolo paga male i suoi servi, egli diceva! difatti io ho passato quasi tre anni col diavolo in una continua disperazione, e più volte fui tentato di gettarmi nel fiume per finirla coi gran rimorsi del cuore, il quale non aveva più pace. Ancora una seconda parola del nostro Padre. Cosa direste voi di uno, diceva egli, il quale per conservare la borza gettasse l’oro nel precipizio? dires[te:] certamente che è un gran sciocco. Il gran sciocco sono stato io acarezzando la mia carne e dando l’anima al diavolo...

Ho voluto riferire uno schizzo della confessione del secondo catechista, perché questo ha commosso tanto l’uditorio che appena si poté continuare la preghiera ed il catechismo. La sera la casa non poté più contenere la quantità dei giovani [intervenuti] per le funzioni della notte, ed io ho dovuto fare le mie [p. 334] conferenze all’aperto. I giovani erano venuti tutti provisti di discipline, e mi domandarono la facoltà di farla, ma io non ho permesso di farla publicamente tutti insieme, [e dissi loro:] nel caso la farete quando io ve lo dirò. si presenta un giovane galla Ho passato la notte a sentire la questione, e mentre stava occupato in questo mi arrivò un fatto curioso: un giovane si presenta, e mentre stava raccontandomi le sue avventure mi accorgo che era questi un giovane galla di una famiglia tutt’altro che attaccata alla missione: ma tu non sei cristiano dissi? no egli rispose; tutto all’opposto debbo confessare che sono io, con un’altro giovane mussulmano peggiore di me, che abbiamo guastato da principio i vostri due catechisti. Ora abbiate pazienza, e sentite la storia: prima ancora del vostro arrivo avendo sentito le storie vostre di Nonno, e quelle arrivate quì dopo il vostro arrivo ho conferito col mussulmano mio amico, ed abbiamo detto: Se Iddio è uno, come queste cose sono buone per i mussulmani, e cattive per i cristiani? jeri sera siamo venuti ed abbiamo conferito coi due catechisti, e fuori della casa abbiamo tutto sentito ciò che si è detto e fatto nella notte; ecco la ragione per cui siamo quì; dunque venga l’altro compagno.

/299/ il galla sortì e mi portò il mussulmano[:] vogliamo essere anche noi cristiani a costo di morire Il galla sortì e portò il mussulmano, e tutti [e] due insieme mi confermarono tutta la storia, aggiungendo tutta la storia antica arrivata [p. 335] coi catechisti, e conchiusero tutti [e] due d’accordo di voler essere cristiani a costo della morte. [Continuarono:] Abbiate ancora pazienza un momento: voi credete che questi vostri due catechisti abbiano guastato tutta la vostra missione, e noi non lo neghiamo, perché certamente hanno dovuto fare del gran male, ma sappiate che chi ha fatto più male di tutti siamo noi due: noi andavamo sempre in cerca dei giovani cristiani, ed eravamo fortunati quando potevamo cogliere qualche giovane, o qualche figlia per lo sfogo della nostra passione; siate avvertito che delle figlie povere cristiane, poche saranno quelle che non siano state guastate da noi, facendo anche loro vistosi regali. Ancora una cosa: sapete voi la ragione più forte che [che] ci ha convinto? sono tutte le storie del diavolo raccontateci dai due catechisti, sia quelle arrivate a loro stessi, e sia ancora quelle avvenute in Nonno; dunque, abbiamo conchiuso, tutte queste cose sono farina del diavolo, e lo stesso Maometto che permette simili immondezie è un’inviato del diavolo e non di Dio.

gli abbracio caramente tutti due. Mie risposte ai due Al sentire tutte queste cose tripudiava il mio cuore, e rivolto ai due gli ho abbraciati con tutta l’espansione del cuore che mi fù impossibile nascondere; Sentite, dissi loro, da questo momento siete miei figli, e voi calcolatemi [p. 336] come vostro Padre; Iddio compisca quello che oggi ha incomminciato sopra di voi, ma io non vi nascondo che avrete molto da combattere per arrivarvi se sarete costanti arriverete. Rivolto al galla, in quanto a te, dissi, [arriverai] più facilmente, perché il galla è più libero; i tuoi parenti faranno certamente delle difficoltà, ma quando vedranno la tua risoluzione; certamente non ti amazzeranno per questo, anzi col tempo, a misura che conosceranno, si avvicineranno anche essi. Rivolto quindi al mussulmano, [proseguii:] ah il tuo affare è molto più difficile, come sai, e dovrai prepararti anche a morire e tu non lo ignori. Io sono già disposto a tutto, rispose esso, e sarei pronto anche a restare quì con voi. Per ora no, dissi, perché solleverebbe questo una gran questione alla missione. Per ora vi raccomando gran prudenza a tutti [e] due; non venite publicamente al catechismo, ma di notte non ve lo proibisco. Pregate Iddio ed io lo pregherò. A questo riguardo sappia, dissero, che tutti i giovani cristiani da noi scandalizzati, oggi sono tutti impegnati, e pregheranno per noi. Molto bene, dissi, ma usate prudenza, perché dovete sapere, che, oltre i parenti, avvi il diavolo da vincere.

/300/ Ricevuto questi due, l’ora essendo molto tarda sono sortito un momento nel vicino boschetto, e mi seguirono una quantità di giovani senza poter sapere chi fossero, perché era abbastanza oscuro; come non aveva ancora fatto [p. 337] la mia disciplina ho voluto farla in quel luogo; appena incomminciato io, incomminciarono anche i giovani: io diceva il Salmo[:] miserere, alcuni recitavano il Pater, e due i più vicini non sapendo il Pater ripetevano[:] exiò maharena Cristuos [cioè: Cristo, pietà di noi], ed intercalavano qualche volta queste parole[:] vada la borsa e si conservi l’oro parole della predica che essi solevano ripetere. Da ciò ho supposto che fossero i due nuovi proseliti poco prima licenziati. una disciplina mal concepita Come si battevano senza riguardo e con un fervore tutto nuovo ho voluto tastare un poco il loro dorso colla mia mano e mi sono sentito tutto bagnato, e presogli per la mano gli ho condotto vicino al fuoco, dove acceso un piccolo cerino, ho voluto visitargli ed ho trovato che si erano fatto del male, anche in certi luoghi troppo delicati, e grondavano sangue. Ho smorzato il lume, e poi ho fatto loro una buona strapazzata. Mi sono fatto mostrare la disciplina, ed ho veduto che era fatta di corde con certi nodi intreciati da spine; vedendo così le ho fatto gettare tutte al fuoco.

si raccomanda una moderazione Da queste ultime storie il mio lettore potrà farsi un’idea del fervore anche troppo avvanzato di questi giovani, a segno di doverli moderare, perché il moto troppo violento non può durare. Cari miei, dissi loro, ora fate così, e poi domani, raffredato il fervore, il diavolo prenderà [p. 338] motivo da questo per farvi fare un passo indietro verso il precipizio: voi dicevate, vada la borza e si conservi l’oro, e ciò è vero, ma bisogna anche pensare che se la borza si stracia l’oro si perde; di più bisogna pensare che la borza dell’anima, cioè la nostra carne, non è nostra proprietà, ma essa è proprietà di Dio che ce l’ha data: noi possiamo punirla come un giumento indomito, ma non distruggerla. Per questa stessa ragione certi atti turpi sono un gran peccato, perché il nostro corpo non essendo nostra proprietà, noi non possiamo servirsene, se non nel modo da Dio padrone voluto. Io non voglio proibirvi la disciplina in questa circostanza di penitenza, ma l’istromento sia di corda pura, al più con qualche nodo, e dovete battere sul dorso e non in certi luoghi troppo delicati. Appunto quei certi luoghi ne hanno più bisogno, disse uno; so cosa vuoi dire, risposi, ma quando è così devi pure sapere che il male non stà in quel luogo, ma sta nel cuore prima di tutto, e poi negli occhj, nella lingua, e nelle mani, tutte parti del corpo che si devono custodire.

Le vie che tiene la divina misericordia nel condurre alcune anime alla /301/ salute sono piene di misteri impervii; vie ammirabili della providenza il peccato [è] via ordinaria di perdizione, ed il demonio [è il] gran nemico della salute del[l’]uomo, in [p. 339] questi paesi infedeli e pagani la misericordia di Dio ha voluto farsi un vero giuoco delle più solenni campagne del demonio, e servirsi dei gran peccatori da lui ingannati per operare la salute. gran peccatori divenuti gran predicatori Se in Lagamara non vi fossero stati tutti quei disordini si sarebbe fatto un ritiro più calmo, ma forze tutto ordinario; invece Iddio si è servito di tutti questi disordini per sollevare un’entusiasmo incredibile, e convertire tutti quei giovani scandalosi in altrettanti apostoli per fare delle conversioni ammirabili. Io [ero] nell’estremo della malinconia e dell’abbattimento per tutte le avversità dovunque incontrate [e] Iddio volle farmi vedere che poteva fare anche senza di me. Difatti quei giovani, lasciati quasi a se stessi, mi portarono tanta messe da raccogliere, che io, ad eccezione delle funzioni ai giovani nella notte, non trovai più tempo ad altro ministero di predicazione.

una gran verità. Bisogna quì confessare una gran verità provata da una storia vivente da me veduta e provata. Dopo il catechismo, il quale deve contenere in breve la somma delle verità dogmatiche e morali, necessarie a sapersi da tutti; per illuminare l’intelletto, quando il predicatore vuole davvero diriggersi al cuore dell’uomo per staccarlo dalle sozzure del mondo [p. 340] per portarlo al suo Dio, allora la predica più efficace è la narrazione viva delle proprie convinzioni, cioè la confessione viva e sincera della propria conversione a Dio, la quale dal piccolo al grande non manca mai. La ragione precipua è, che in una sincera confessione propria l’uomo insegna praticamente le tre virtù teologali e le quattro cardinali, senza le quali non si può dare vera confessione, e sincera conversione a Dio, come è facile ad ognuno persuadersene. dove consista la vera eloquenza per il popolo senplice I giovani quindi, dei quali io parlo, benché senza istruzione affatto, ad eccezione di un poco di catechismo, con un linguagio tutto apostolico pieno di vita in pochi giorni colla sola confessione e descrizione della loro conversione sincera scossero i peccatori più ostinati e fecero cose mirabili. Vediamo i segnali di una simile eloquenza nelle predicazioni di S. Paolo vaso d’elezione, il quale, ora si confessa persecutore, ora descrive la sua conversione in Damasco, ed ora non ha onta di accusare i sforzi del diavolo e le sue tentazioni, ed ora i [ora i] suoi ratti al terzo cielo per muovere gli uditori. Tant’è, il cuore del uomo si muovè più coll’esempio che non colle sentenze.

Io arrivato da Nonno volendo date una scossa, alla missione di Lagamara, e mancando di personale, come già ho notato sopra, Iddio col mezzo degli stessi peccatori che la rovinirono providde in grande abbon- /302/ danza, [p. 341] e tale, arriva monsignore Cocino, suo stupore che dopo due settimane essendo arrivato da Nunnu Monsignore Coccino, arrivò a tempo per raccogliere la gran messe che, con gran suo stupore trovò tutta matura e preparata, per ajutarmi nell’amministrazione dei Sacramenti. Egli partito di Lagamara qualche mese prima, vidde nel suo ritorno all’opera una quantità di giovani zelanti, che neanche aveva conosciuto. Una sera prima della [prima della] preghiera avendo egli assistito ad una conferenza che faceva uno di quei giovani penitenti, dove sortì questo apostolo, esclamò il Venerando Prelato, il quale esercita tanto potere sopra il cuore di tutta questa gente? Io, tutto vicino a lui, rispondo al suo orecchio, caro mio, Iddio lo fece sortire dall’arsenale stesso del diavolo per far la guerra al suo padrone; de lapidibus istis suscitavit filios Pauli.

Dopo che questo Prelato ha passato otto giorni raccogliendo i frutti di questa missione nel ministero delle confessioni, e che incomminciava [a] parlare con cognizione di causa, lo viddi una sera tutto preoccupato; cosa avete, gli dissi, che siete così serio? tre cose egli non piuò spiegare A dirgliela [schietta], rispose, sono tre cose che non [mi] posso spiegare. La prima cosa che non posso capire è, come questi giovani ignoranti con un poco di catechismo, e poche cose sentite da noi, con un’eloquenza tutta semplice, possano dominare i cuori di tutta questa gente, e possano operare tanto movimento [p. 342] nel paese. La seconda cosa che non posso spiegare è come il demonio abbia potuto fare tanto male nella missione, e tenerlo così bene nascosto che sfugisse anche ai nostri [cristiani] più zelanti. La terza cosa poi che più di tutto mi confonde è quella di trovarmi quì dopo 15. anni di ministero in questi paesi, ancora novizio sul modo di evangelizzarli. risposta mia alla prima Alla prima risponderò io, dissi, colle parole di nostro Signore stesso in S. Mat[teo:] Confiteor tibi Pater Domine Cœli et terræ, quia abscondisti hæc a sapientibus, et revelasti ea parvulis. Perché Iddio nelle cose appartenenti direttamente al suo regno spirituale di grazia, è troppo geloso nel separare l’opera sua dall’opera del uomo. Noi abbiamo sempre un poco del nostro, mentre questi giovani nulla hanno del suo, ma tutta [è] parte di Dio.

risposta alla seconda Alla seconda [questione] poi vi rispondo colle stesse parole del Redentore: Cum dormirent homines venit diabolus et super seminavit zizaniam. Il campo evangelico, appena seminato non doveva essere abbandonato a pochi indigeni, massime in questi paesi pagani; quì dobbiamo dire[:] mea culpa tutti [e] due, prima voi più vicino, e poi io. La cosa è troppo chiara per se. si espone la terza cosa, o mistero per monsignore Cocino La terza cosa poi che più vi confonde, di trovarvi cioè dopo 15. anni ancora novizio nel ministero apostolico, [p. 343] oh in questo poi io vi do la mano, e vi protesto di essere anche io ancora /303/ novizio. Tutta la storia di questi tre anni decorsi, ciò che mi arrivò in Ghera, in Kafa, in Ennerea, ed ora in Nonno ed in Lagamara, sono tutte lezioni nove anche per me che ancora sto imparando tutti i giorni. Dai nostri paesi abbiamo portato un sacco di idee e di facoltà apostoliche; ma il ministero pratico dei nostri paesi toto cœlo distat da quello di questi paesi. Altro è montare in pulpito con un’argomento studiato a memoria, entrare in confessionale, salire, all’altare fra popolazioni cristiane già fatte dai nostri maggiori, le quali possono anzi servirci di eccitamento da un canto, e dall’altro somministrarci un’esca allo stesso nostro amor proprio materiale; altro poi entrare in questi covili di bestie, fra il regno stesso del demonio, dove tutto bisogna creare, e creato sostenerlo con continue battaglie; in paesi, dove il nostro piede sdruciola ogni momento, ed abbiamo bisogno di gran preghiere e vigilanza per non cadere noi stessi.

si termina la missione di Lagamara Coll’ajuto di Monsignore Cocino si terminò la missione di Lagamara, e ringraziando il Signore si ripararono tutte le rovine della medesima cum magno fœnore gratiarum, perché si aumentarono di molto i cristiani, [p. 344] i catecumeni, ed anche i catechisti. Nella notte seguente si terminò col battesimo secreto dei due giovani dei quali si è parlato poco avanti. Il mussulmano dell’istesso giorno doveva partire, mandato dal suo Padre per il commercio, sino a Kafa, dove arrivato, egli doveva ritirarsi alla missione presso il P. Hajlù, ove pensava d’imparare il latino per essere chierico. La maggior parte dei giovani sottoposti ad una specie di penitenza publica furono dichiarati assolti dalla medesima in vista del gran zelo dimostrato da loro, e stato giudicato più che sufficiente per riparare i loro scandali. Essi però domandarono alcuni giorni di ritiro particolare per prepararsi alla prima loro comunione. Venne perciò fissato un giorno di gran festa a tale effetto, se non mi sbaglio, nella festa dell’invenzione di S. Croce.