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38.
A Gemma-Nunnu: in casa di Natan.
Scostumatezza del «Figlio della pace».

ricevimento dei Nunnesi Ritornato l’accompagnamento di Gombò si avvicinarono tosto le persone di Nunnu, le qua[li] non erano poche; ognuno degli oracoli di Nunnu mi presentò le persone della loro parentela, ma come erano tutte persone [p. 39] incognite non si fecero grandi complimenti, e si continuò il viaggio col lelta, ossia [l’espressione di] benvenuto. i due segreti del figlio della pace Il mio figlio della pace credette arrivato il momento di poter parlare; la prima cosa che disse fù la domanda dell’inoculazione: pensi, disse, che il mio padre è morto per il fantatà, e con lui molte altre persone di casa; caro mio, risposi, non sei tu mio figlio? dunque ci penso io, non temere. Ma ho ancora una cosa da domandare, disse, ed allora non lo lasciai parlare: io, dissi, conosco tutto, per questa cosa è necessario che tu resti qualche giorno con me, e tutto si farà. Il poveretto era maritato da un’anno senza frutto, e bramava la benedizione data a Natan.

ricevimento alla casa di Natan Abbiamo intanto fatto il nostro viaggio e siamo arrivati alla casa di Natan, dove ci aspettava un vero spettacolo di ricevimento. Gli oracoli di Nunnu erano venuti a prenderci in Gombò, ma e la moglie di Natan per la benedizione ricevuta? ma [e] le matrone di Nunnu per quella che speravano? complimen[ti] delle matrone di Nunnu esse erano tutte radunate alla casa di Natan con delle cantilene che meriterebbero [p. 396] di essere riferite, ma mancano gli istromenti vivi e brillanti quì dove scrivo. Mi permetterà quì il lettore di servirmi di un’espressione curiosa e tutta nuova, ma compatibile in quella gente grossolana: oh Padre la benedizione che mi avete mandata mi valse dieci mariti. Il buon Natan sentiva tutto questo come una grande spiritosità di sua moglie, divenuta il suo idolo dopo questa benedizione. Tutte le altre matrone avrebbero voluto dire la sua, ma per fare una transizione graziosa ho dato loro speranza di accordar loro un momento particolare [di udienza] a parte. Così finì il ricevimento solenne per dar luogo agli affari. Dissi in particolare alla madre del nuovo mio figlio della pace: il vostro figlio resterà con me fino a tanto che abbia /329/ ottenuto tutto ciò che desidera; voi poi verrete una volta colla vostra nuora, ed in presenza vostra dirò tutto ciò che occorre ai due giovani sposi; io vi chiamerò.

usi galla riguardo alle madri di famiglia. Per comprendere l’interesse che hanno la madri di avere un figlio maschio, e che questi, appena arrivato [al matrimonio], abbia anche un figlio, e così in seguito io non farò che descrivere la successione di quella dell’ucciso da Plauden, una delle più grandi famiglie di Nunnu. L’ucciso aveva ancora la sua madre [p. 397] bisnonna del mio figlio della pace; dopo questa veniva la moglie dell’ucciso, la quale era nonna del medesimo; dopo la nonna veniva la madre del giovane, di cui ho parlato sopra. In questa gran casa in tutti gli affari di economia e di disciplina domestica regnava ancora la bisnonna, e tutte le altre vedove posteriori dipendevano da essa, benché avesse ceduto alla nonna lo sbrigo di molti affari, attesa la sua avvanzata età. Ora supponendo che questo giovane mio figlio della pace venisse a morire senza avere figlio maschio, il maggiorasco di quella gran casa sarebbe passato ad una linea laterale viciniore, e tutte le tre vedove quasi regine sarebbero rimaste sul lastrico con tanto che basti da vivere. vizio di queste madri o nonne. Le sciocche, invece di custodire la vitalità di questo giovane, come unico capitale di famiglia, andavano a gara nel prostituirlo e guastarlo, procurandogli tutto ciò che desiderava, anche dei due sessi; di modo ché quel povero giovane, oltre la debolezza vitale, aveva anche il cuore guasto, incapace di attaccarsi sinceramente ad una moglie.

una buona strapazzata o ripassata alle vecchie Ora per tentare di ottenere il miracolo che esse tanto sospiravano ho incomminciato per chiamarle tutte [e] tre, e feci loro una buona strapazzata: voi siete, dissi, che avete guastato questo giovane, e non potendo ragionarle col vangelo alla mano, perché ancora nulla ne sapevano, e come [p. 398] più difficili ad imparare le ho ragionate per la via del loro interesse medesimo come sopra; sentite, dissi loro, quando voi date un corno di idromele anche mediocre ad un povero, egli sarà felice di trovarlo ottimo nella sua qualità, perché ne beve raramente; al contrario se ne date ad un ricco che ne beve continuamente e quando vuole, farà delle difficoltà nell’acettarlo, ed acettandolo, lo troverà sempre cattivo, non è vero? così è di questo vostro giovane a forza di dargli schiavi e schiave quanti ne vuole, oltre [ad] averlo indebolito, gli avete poi guastato il cuore, e non può più attaccarsi ad una moglie. È questa la ragione per cui la sua sposa si lagna, dicendo che da un’anno che è insieme, essa si trova ancora come era in casa dei suoi parenti.

una forte intimata alle medesime. Sappiate adunque, dissi con tono risoluto a quelle vecchie, che Iddio è molto in collera con voi per avere rovinato questo povero giovane, e /330/ non so se mi riuscirà di calmarlo. Per parte mia io custodirò il giovane sposo; egli per un mese resterà con me e non vedrà più la casa; voi poi per parte vostra custodite la sposa e tenetela lontana da qualunque persona che possa in qualunque modo alterare il suo cuore. Come non mancate di altre case lontane, caciate via [p. 399] tutte le schiave e schiavi che avevano relazione con lui mettendole in altre case lontane; pensate che io non ve lo rimanderò colla mia benedizione, se prima non saprò che avrete allontanato tutta questa peste. una parlata alla sposa. Ho fatto quindi chiamare la sposa, e gli ho domandato se amava sinceramente il suo sposo; io non amo che lui, non voglio che lui, e non penso che a lui, disse, Iddio mi facia morire il giorno che io penserò ad un’altro. Solamente mi sembra che egli non mi ama... Allora feci segno alla madre di prenderla a parte e visitarla; difatti ritornò subito dicendo che la cosa era veramente come essa diceva. Ebbene fatti coragio, dissi, e gli dissi di fare una preghiera a Dio ed alla Madonna sette volte al giorno, e di guardarsi bene di pensare ad altri che al suo marito per un’intiero mese; dopo il quale glie l’avrei mandato; fin là stesse sotto la custodia della madre e della nonna. Così finì questa questione.

una ripassata al mio figlio della pace Dopo ho chiamato il giovane sposo mio nuovo figlio, e feci anche a lui una ripassata in gran forma, facendogli conoscere il gran male fatto a se stesso, sia nella sua salute, sia ancora relativamente ai doveri colla propria sposa. Non è un onta per te, giovane come sei nel fiore degli anni, passare come impotente? Ma questo è ancora poco, credi tu forze che Iddio [p. 400] non sia in collera con te? essendo così, come potrò io benedirti se egli ti maledice? intimate al giovane Prima di tutto tu devi pensare a fare la pace con Dio. Resterai quì un mese con me, e così potrai imparare un poco le cose di Dio; Abba Joannes ti insegnerà molte cose, e ti racconterà molte storie di altri giovani che conosci, e che Iddio ha benedetto. Per l’affare tuo poi io sono là e ti guarderà giorno e notte, perché [possa rinvigorirti] dopo aver sciuppato le tue forze inutilmente, [e] affinché il diavolo non ti facia fare qualche scappatina, ne giorno ne notte non ti allontanerai più da me. Quando vedrò che Iddio ha fatto la pace con te, e che le tue forze sono ritornate, io ti benedirò e ti rimanderò a tua moglie. Ma bada bene di non trasgredire i miei ordini, altrimenti sarà finita.

gran pranzo diplomatico preparato da Natan. Fratanto io non debbo dimenticare che eravamo solo verso sera del primo giorno del nostro arrivo in Nunnu, che molta gente ci aspettava per parlare, e che infine la moglie di Natan stava [apparecchiando] un gran pranzo, al quale dovevano intervenire tutti gli oracoli di Nunnu, compreso il Bukù. In un momento così solenne ho sacrificato qualche /331/ ora per la famiglia del nostro gran nemico antico di Nunnu, [p. 401] per dare alla medesima un segnale di gratitudine, e di fiducia alla pace fatta. un gran sospetto nasce sul conto del giovane figlio Qualcheduno anzi, non conoscendo tutto ciò che passava in secreto trà me e quella famiglia medesima, vedendo quel giovinastro, conosciuto per un prepotente sanguinario, sempre alla mia destra tutto pensieroso, questo Padre, diceva a qualche suo confidente che lo riferiva ai miei di casa, non conosce cosa è la machia del sangue nei nostri paesi, e farebbe bene tenersene un poco più lontano [da costui], perché [in] un cattivo momento potrebbe sorgere [la vendetta] nel suo cuore a dispetto della pace fatta. Lo stesso Natan non era lontano dal così pensarla, e senza nulla lasciar trasparire aveva dato ordine ad uno suo fido di non allontanarsi, e di aver l’occhio alla padella. Ma non tardarono a persuadersi che la serietà di quel giovane nasceva da ben tutt’altro sentimento.

tutti si disingannano Difatti questo giovane in tempo del pranzo, dopo che tutti gli oracoli parlarono della pace, e si felicitarono, che colla medesima il paese di Nunnu avesse fatto aquisto di un vero amico, come è uso in questi pranzi diplomatici. un bel raginamento del figlio della pace. Dopo che lo stesso Bukù fece i complimenti alla famiglia dei nemici per la pace fatta, ed a me in conseguenza, [p. 402] venuto il torno al giovane di parlare: Sentite, disse il giovane, voi sapete che io sono ancora sotto tutela, e conto niente nei grandi affari del paese; intanto per quanto mi spetta io ringrazio i miei tutori ed i rappresentanti della nostra parentela per tutto ciò che han fatto per l’onore del nostro sangue, e per l’interesse della mia famiglia. Però prego tutti a sentire il mio parere: il sangue del mio avo, secondo me, è stato versato dal Gudrù e non da Plauden e dal suo compagno Bel; Plauden e Bel volevano anzi venire nel nostro paese, e cercavano la nostra amicizia; Guluma Duki non gli lasciò venire e gli obligò a battersi; essi in tutto il tempo della mischia non hanno fatto fuoco; lo fecero per forza ritirandosi, inseguiti dai nostri. Secondo me, la pace con questi signori, era già una pace fatta con quella del Gudrù.

sue decisioni In seguito a tutto [ciò] sappia Nunnu, che, per parte mia, l’articolo della pace, per la quale questi signori sarebbero ancora obligati a dare qualche residuo come prezzo del sangue io lo lascio in pieno; io dichiaro questi signori, e tutti i suoi fratelli liberi di andare, venire, o rimanere nel paese, come essi vorranno, e ciò in virtù della pace fatta col Gudrù. Ancor più di tutto questo: tutto Nunnu sà che io non ho più, ne Padre, ne Avo; [p. 403] tengo solo una madre, e due vecchie nonne; sappia Nunnu che oggi ho trovato un padre, col quale ho passato pochi momenti, e mi disse delle cose che nessuno mi disse mai, e mi sono /332/ convinto d’aver trovato un padre che mi vale dieci nonne; io dunque dichiaro che questo e mio vero Padre, e tutti i suoi figli saranno miei fratelli. Questa non è una mia esaggerazione, ma una mia vera volontà; se mai venisse il giorno, in [cui], cangiato il mio cuore, io fossi nemico suo, mi contento che tutto Nunnu mi facia la guerra. il bukù prende la parola e conferma ogni suo detto Domando che il Bukù approvi questa mia decisione, affinché tutto il paese sappia rispettarlo come rispetterebbe il mio Padre se fosse ancora in vita; il suo sangue è il sangue del mio padre, ed il sangue dei suoi figli è sangue dei miei fratelli che io vendicherò sino alla morte. Al sentire ciò si levò il Bukù, e col suo oracolo consacrò la decisione del giovane, e tutti gli oracoli la confermarono dicendo[:] Amen.

Ciò finito, il giovane si alzò di nuovo: Nunnu, disse, tu sai che io [non] ho mai baciato i piedi di nessuno, ora bacio i piedi a questo mio Padre, come bacierei quelli del mio Padre ritornato in vita, persuaso anzi che baciando i suoi piedi bacio quelli di Dio stesso, e ciò detto si gettò per terra, e non mi lasciava [p. 404] più; io l’ho fatto alzare e l’ho abbraciato strettamente bagnandolo di qualche lacrima di tenerezza; una mia allocuzione, o complimento quindi rivolto alla comitiva ho fatto una breve allocuzione [a tutta la comitiva], ringraziando tutti ed in particolare la famiglia degli onori che mi facevano; tutto questo, dissi a Natan, è dovuto a te ed alle sollecitudini di tua moglie; Iddio benedica te e tua moglie; Iddio benedica la famiglia con cui abbiamo fatta la pace, in particolare il giovane mio figlio; Iddio benedica tutto il paese, dal quale tenga lontano la malatia, la fame, e la guerra. una comparsa del cavalierino Io credeva di aver finito, invece salta fuori il piccolo figlio di Natan, il cavalierino di otto anni, dicendo: voi avete benedetto tutti, e non avete benedetto me; lo feci alzare lo abbraciai di nuovo teneramente, e gli dissi: Sai il perché non ti ho benedetto? perché Iddio ti ha già benedetto prima di nascere; preso quindi i due figli, cioè il piccolo cavalierino, ed il figlio della pace, siete fratelli, dissi, abbraciatevi di cuore. Così finì la mia parte.

tutti raccontano le loro ammirazioni Finiti i complimenti e le formalità rientrò ognuno nella sua privata conversazione, e fu allora [che] disse il proprio sentimento. Incomminciarono alcuni a lodare la comparsa del cavalierino: chi avrebbe detto dieci anni sono [che] la casa di Natan, e sopratutto la sua gran [p. 405] moglie [fosse] così fecondata dopo dieci anni di sterilità? è stata questa una vera benedizione di Dio sopra questa casa, benedizione che fu l’origine di tutte queste scene odierne, che consolano tutto il paese. Ciò che più mi stupisce, diceva un’altro, è quella famiglia così pertinace per tanti anni a non voler la pace per il sangue versato da Plauden, ostinazione tale che ogni volta che si faceva la pace col Gudrù, volle /333/ sempre ad ogni costo riservare il diritto al sangue versato da Plauden; oggi [c’è stata] una trasformazione che si può dire miracolosa; questo giovane, [era] prima una vera furia, ma incapace di parlare; oggi è la come un’agnello ai piedi di questo uomo di Dio; non basta questo, scioglie la sua lingua con una parlata ammirabile, parlata che getta a terra tutto l’operato antico con una pace che intenerisce la pietre. Tutto ciò che vediamo non è un vero miracolo? Cosa non dobbiamo noi aspettarci da questo uomo?

io mi sono ritirato I galla usano passare quasi l’intiera notte a bere e chiacchiarare, ma io, quando era forzato a trovarmi in simili inviti, soleva passarvi qualche tempo fino a tanto che gli invitati erano sanæ mentis, e si poteva gettare qualche seme con frutto; [p. 406] soleva restare, ma poi moltiplicandosi il bere, io soleva partirmene per fare i miei affari, e non mancavano di quelli che mi seguivano indotti chi da bisogni spirituali, e chi da temporali. Così feci in Nunnu, terminati che furono gli atti principali suddetti, io mi sono alzato e mi ritirai nel mio capannone, dove uno dei miei giovani mi teneva preparato il fuoco, che in quei paesi serviva più di lume che altro; alcune pene del giovane figlio della pace là mi tenne dietro il figlio della pace, il quale non aveva ancora trovato un momento tranquillo per aprirmi il suo cuore. Il povero giovane, appena ebbe un momento tutto solo con me, mi aprì tutto il suo cuote; io mi trovo, disse, in un gran bivio fra due partiti da prendere. Da una parte se io lascio voi, io sono perduto; perduto nell’anima, perché quella speranza del paradiso, la quale rende voi e tutti questi vostri giovani così tranquilli e contenti, non sarà più per me; perduto poi nel corpo, perché io cadrò nelle mani del fantatà o del golfu, e morirò giovane come è morto mio Padre, colla differenza che egli lasciò me suo figlio, mentre io neanche avrò un figlio che pensi a me.

alcune sue rivelazioni. Io dunque di necessità dovrò restare con voi; voi siete il mio Padre, e vi prometto che non mi allontanerò, se voi non mi caciate via. Ma sapete voi che due anni sono per avere [p. 407] trovato uno schiavo con una mia schiava favorita, gli ho tagliato la gola sul momento e l’ho gettato alla jena? conoscete voi tutte le mie furie quando sono dominato da certi miei amori? Voi mi fate sperare l’unione colla mia sposa; di più tutti sperano, e vorrei anche io sperarlo, di avete un figlio da essa; ma sapete voi lo stato di questa mia sposa? sapete voi che essa ha una porta di ferro, che io ancora non ho potuto entrare in casa sua? come dunque sarà ciò possibile? Ancor di più[:] tutti i schiavi di casa sono [tutti] uniti contro di essa, e l’amazzeranno il giorno in cui essa sarà arrivata a dominarmi? Ancora una cosa più grave: un ricco mussulmano /334/ vicino a noi, nella casa del quale io soleva passare qualche volta anche la notte con tutte le delizie di mio gusto, questo mussulmano, tutto unito coi miei schiavi, egli ha tutti gli interessi della casa nelle sue mani? Ora in breve ho detto tutto, resta a voi il pensare e poi risolvere, perché io voglio essere nelle vostre mani, e [non] voglio far nulla senza la vostra volontà.

alcune interrogazioni al giovane. In vista a tutta questa deposizione del giovane mio figlio della pace, io ho creduto bene [di] aggiungere due interrogazioni. 1. Se egli aveva ricevuto qualche medicina da qualcuno proveniente dal mussulmano. A questa interrogazione egli mi rispose nettamente di no; solamente, disse, io quando [p. 408] andava a passate la sera in casa sua egli mi faceva bere un caffè molto potente, dopo il quale io mi trovava un poco ubriacco, e soleva dire tutto quello che egli voleva; dopo [questo,] prima di mettersi a dormire col suo figlio si facevano unzioni di unguenti odorosi a uso mussulmano, i quali non producevano altro che un poco di riscaldamento della persona: dopo tutto ciò molte volte passava la notte, e molte volte ritornava a casa senza che nessuno se ne accorgesse. Ho fatto questa interrogazione, perche alcune delle sue nonne dubitavano che l’impotenza del giovane dovesse attribuirsi a prestigio magico. La seconda domanda che gli ho fatto era questa: Siete contento che io mi serva di queste cognizioni, parlando colla vostra madre o colle vostre nonne? Al che egli aderì semplicemente senza nessuna condizione.

ragioni diplomatiche incoraggianti a proseguire Pensando all’avvenire della missione, io avrei voluto riuscire in questo affare. Natan era un grande amico nostro, ma non bastava, perché, benché potente in quel momento, come Abba Dula, ed anche per richezza mobile, nell’aristocrazia del paese però non era dei primi; la famiglia appunto di questo giovane, e quella della sua sposa erano calcolate come le due prime famiglie di Nunnu; dimodoché aggiustando io quell’affare [p. 409] avrei fatto un gran servizio a tutte [e] due quelle grandi famiglie. gravi difficoltà in famiglia per causa di un mussulmano. Ma le difficoltà erano così gravi, che quasi mi sentiva venir meno il coragio. Il giovane era guasto quanti si poteva dire, ma intanto si trovava colpito sufficientemente, e coll’aggiunta di un poco di dottrina cristiana, avrei potuto sperare di ridurlo [al bene], ma la famiglia era inviluppata da complicazioni tali da quasi disperarne la riuscita. Il mussulmano aveva tese le sue file in modo quasi inestricabile. Egli ha colto l’età in cui questo giovane incomminciava a farla da padrone, per impadronirsi di quasi tutta l’amministrazione della sua casa; non bastava tutto questo[:] col mezzo dei schiavi aveva fatto una specie di rivoluzione in casa. Egli aveva fatto il suo piano di fargli sposare la propria /335/ figlia, colla quale il giovane quasi già coabitava [insieme] da molto tempo; a questo scopo maneggiava i schiavi e le schiave per corromperlo ed allontanarlo dalla propria sposa, quasi abbandonata. Sollevava destramente la questione dell’impotenza per venire nel suo intento. La povera sposa incomminciava [a] lasciar correre delle lagnanze ai suoi parenti, di segno di compromettere la pace publica del paese.

miei sforzi per salvare quella famiglia Ognun vede quanto la questione fosse delicata per me. Eppure, dissi fra me stesso[:] io non voglio abbandonare questo povero giovane, il quale ha posto in me tutta la sua confidenza, tanto più che, sposando quella mussulmana, sarebbe [p. 410] stato un gran danno al giovane in tutti i sensi, ed anche per l’avvenire della nostra missione. Come il giovane non si allontanava da me ne giorno ne notte, io con lui poteva tutto; egli prima di tutto mi giurò di non aver promesso di sposare la mussulmana, come cosa disonorante in paese, in tutto il restante poi non ho mancato di rilevare il suo amor proprio molto compromesso, sia nello spirituale che nel temporale. Mi restava ancora un passo [da fare], ed era quello di chiamare la madre e le nonne per conferire con loro sulla maniera di allontanare il mussulmano dalla loro casa, oppure che la famiglia se ne vada in altra casa; [soggiunsi:] io poi per parte mia farò in modo che il giovane ne sia contento. Quando quelle donne han sentito questo mi hanno come adorato per riconoscenza; creda, dissero, noi eravamo divenute schiave di quel mussulmano, e la sola paura di disgustare il giovane ci faceva stare quiete; dica al giovane di lasciarci fare che noi aggiusteremo tutto, e la sposa sarà fuori di se di contentezza.