Il telegrafo ottico
L’invenzione dell’ingegner Claude Chappe
Le télégraphe aérien

Dicendo “telegrafo” viene spontaneo aggiungere “Morse” mentre nessuno lo assocerebbe a “Chappe”.

Chi era costui?

La curiosità c’è sorta quando, alla ricerca di torri più o meno sperdute lungo la valle di Susa, abbiamo scoperto che Napoleone, al tempo della seconda campagna d’Italia (1800) e per l’esattezza, durante il viaggio che lo condusse a Milano per cingere la corona di Re d’Italia, il 18 giugno 1805 ordinò di costruire un collegamento fra Parigi ed i domini italiani, appunto col “telegrafo Chappe”.

Sfogliando l’enciclopedia, troviamo: Morse Samuel Finley Breese, pittore e scienziato statunitense, nato nel 1791 e morto nel 1872. Morse nel 1835 presentò all’Università di New York il suo primo modello per la trasmissione d’informazioni a distanza con segnali elettrici inviati via cavo, utilizzando il codice a punti e linee; nel 1844 realizzò il primo impianto che collegava Washington-Baltimora.

Ma già nel 1794 Claude Chappe, ingegnere francese nato a Brûlon nel 1763 e morto a Parigi nel 1805, realizzò la prima linea telegrafica fra Parigi e Lille su una distanza di 200 chilometri: si trattava di un sistema per la trasmissione delle informazioni a gran distanza, con l’aiuto di un cannocchiale, sistema basato su una catena di stazioni dotate di un dispositivo a braccia mobili; il sistema prese il nome di “telegrafo ottico”.

Ma torniamo alla nostra ricerca.

Provenendo da Parigi, attraverso Lione, prima di attraversare le Alpi Cozie, il collegamento si attestava a Termignon e a Lansleburg, alle spalle del colle del Moncenisio.

Fra il Moncenisio e Torino furono costruite ben 10 stazioni fra le quali si annoverano Mompantero, Frassinere, San Michele, Buttigliera, Rivoli e Grugliasco.

Da Torino la linea telegrafica saliva a Superga per proseguire attraverso il Monferrato con le torri di Albugnano, Cocconato, Tribec di Villadeati, Grazzano e Lu, quindi scendeva verso il Po, a Monte, Sartirana, Semiana e proseguiva verso Milano con le torri di Cergnago, San Siro, Besate, Rosate e San Pietro Cusico.

Su questa direttrice vi erano delle diramazioni che partivano dalla torre di Lu e Montecastello, vicino ad Alessandria e andavano verso il Ducato di Parma, attestandosi a Piacenza e verso la Liguria passando da Novi, Monte Mesimo, Tenaglie, Genova Monte Moro, Punta Chiappa (pare così battezzata appunto dal telegrafo Chappe), Porto Fino, Capo Manara Capo Mesco, Colle di Biassa terminando a La Spezia.

L’interesse per queste notizie è stato risollevato da un Convegno tenutosi ad Alessandria, al palazzo Guasco nel maggio del 1995, promosso da varie Istituzioni ed enti fra i quali vanno ricordati la Regione Piemonte, l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Alessandria, il Politecnico di Torino, la Fédération National des Associations de Recherche Historique, la Società Napoleonica di Marengo, con la collaborazione di Telecom Italia, France Telecom, Rai, Poste Italiane e vari Istituti Bancari; coordinatrice del Comitato scientifico é stata la professoressa Anna Marotta del Politecnico di Torino che ha pure partecipato con una relazione dal titolo “Le scienze e le arti visive e della comunicazione per il telegrafo Chappe”.

In quell’occasione è stata inaugurata a Spinetta Marengo, nel Museo della Battaglia la mostra permanente “Chappe e il telegrafo di Napoleone”.

Al Convegno, intitolato ”La comunicazione dalla guerra alla pace. Chappe e il telegrafo di Napoleone”, l’ingegnere francese Guy De Saint Denis ha illustrato la storia del collegamento fra Parigi ed il nord Italia (la sua relazione portava il titolo “À propos de la suprématie télégraphique Chappe”).

Attraverso la sua relazione abbiamo scoperto che con il sistema Chappe, l’italiano Gonella costruì nel 1808 una linea telegrafica che congiungeva Torino a Genova con antenne verso Piacenza e Pavia ma ben più importante fu la realizzazione dell’amministrazione Chappe fra Parigi e Milano, trait d’union tra l’Impero francese ed il Regno d’Italia.

Un primo progetto di collegamento telegrafico tra la Francia e l’Italia risale alla fine del Direttorio.

In conseguenza delle vittorie di Bonaparte durante la sua prima campagna d’Italia (1796-1797) la Repubblica Francese condusse oltre le Alpi una politica espansionistica e promosse la formazione delle repubbliche-sorelle (cisalpina, ligure...) più o meno vassalle della Francia ed occupò militarmente il Piemonte.

Per permettere a Parigi di comunicare rapidamente con l’Italia, il Direttorio dispose nel 1799 che Claude Chappe tracciasse una linea passante per Lione; due erano i possibili tracciati, uno attraverso Chambery ed il Moncenisio e l’altro attraverso la valle del Rodano e la costa mediterranea servendo pure Tolone.

Di questo progetto non se ne fece nulla in seguito al colpo di Stato di Brumaio che mette fine al Direttorio (novembre 1799).

Come s’è detto all’inizio, sotto il Consolato, le vittorie di Bonaparte al tempo della 2a campagna d’Italia aprirono di nuovo ai francesi il Nord della penisola.

Napoleone (Re d’Italia a Milano) ritenne indispensabile disporre di due linee telegrafiche, l’una verso Mantova (per trasmettere gli ordini sull’Adige, frontiera del Regno d’Italia con la Venezia Austriaca) e l’altra verso Parigi e Lione.

Su questa linea si è soffermata la nostra attenzione e curiosità.

Nel 1807 l’ispettore Lair è promosso direttore del telegrafo di Torino ed è secondo il suo progetto che da Torino a Milano anziché un tracciato rettilineo viene realizzato un itinerario “a gomito” per trarre vantaggio dalle colline del Monferrato.

Nel 1809 Lair viene nominato direttore del telegrafo di Milano e progetta il raccordo con Mantova attraverso un tracciato che sfrutti le alture del Bergamasco e del Bresciano ma il suo successore alla direzione di Milano l’ingegner De Moraiville, secondo il progetto dell’ingegner Offroy che si avvalse della collaborazione dell’astronomo italiano Carlini, realizzò la linea fra Milano e Mantova passando a Sud nella pianura via Crema

Nel novembre dello stesso anno entrato in funzione il collegamento Milano Mantova, viene deciso il prolungamento immediato fino a Venezia; Offroy progetta un tracciato che passando a Sud de i Colli Euganei raggiunge la città lagunare attraverso 13 nuove stazioni; viene nominato direttore del seggio veneziano Dubois de Montulé ed a metà luglio del 1810 la Serenissima può conversare telegraficamente con Parigi a circa 850 Km di distanza!

Le notizie (raccolte in una decina di cartelle) che al Convegno di Alessandria l’ingegnere francese Guy De Saint Denis fornì, non si esauriscono con quanto finora raccontato, noi ci limitiamo a riportare solo alcune curiosità.

Le postazioni nel settore del Moncenisio erano situate a più di 2000 metri e le avverse condizioni atmosferiche (nebbia, vento, neve e tormenta), suggerirono di raddoppiare la linea esistente a strapiombo sulla valle della Dora Riparia, con una seconda linea nel fondovalle, organizzando anche un sistema di staffette tra Bard e Ramasse per valicare il colle del Moncenisio, ma non risultando sufficienti questi provvedimenti fu progettata la linea alternativa che da Lione scendeva a Tolone per proseguire verso Genova e risalire verso Alessandria.

Le staffette Milano-Parigi, le più rapide, trasportavano i messaggi in cinque giorni, il telegrafo non ne impiegava più di uno.

Il servizio del telegrafo era talmente apprezzato che nell’agosto del 1811, il Viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais accordò agli impiegati della linea Milano-Venezia “dei segni della sua soddisfazione” e al direttore di Morainville una gratifica di 1200 franchi

Nel 1813 venne progettata anche, attraverso un “antenna” a Mantova, la linea Venezia-Ancona, per “ragguagliare rapidamente Milano sulle manovre della flotta inglese e dei corsari dell’Adriatico che trovavano riparo nell’isola croata di Lissa”.

Il personale era organizzato in “direttori”, “ispettori” e “stazionari”; i direttori, depositari dei “vocabolari” necessari per codificare e decodificare i dispacci, erano di nazionalità francese; gli ispettori, fatta eccezione per l’italiano Cattaneo, erano francesi con l’obbligo di conoscere la lingua italiana; gli stazionari invece erano reclutati sul posto per cui dalla cresta delle Alpi all’Adriatico, se il francese era di rigore per la direzione e la sorveglianza della linea, era all’italiano che si faceva ricorso per la manipolazione dei telegrafi.

L’ingegner De Saint Denis nella sua relazione al Convegno ha citato “rimunerazioni, encomi e rimbrotti”, malattie epidemiche che si manifestavano nelle zone più disagiate (congelamenti, polmoniti e malaria), episodi di malcostume degli ispettori che “manipolavano elargizioni, salari, prezzi e condizioni di lavoro”, e di abusi “... gli stazionari di Villadeati e Grazzano utilizzarono il telegrafo per comunicare tra di loro...” e tante altre notizie che arricchiscono i documenti custoditi negli archivi storici di Parigi ed anche di Milano.

L’interesse per il telegrafo Chappe non si è esaurito al Convegno di Alessandria od al Museo della Battaglia di Marengo a Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria; a Valle San Bartolomeo il gruppo degli “Amici del Museo di Valle San Bartolomeo” (seguito attentamente dalla Società Napoleonica) è impegnato nella ricerca delle torri che nell’alessandrino venivano utilizzate per le comunicazioni: i documenti parigini citano le stazioni di Grazzano, di Lù e di Montevalenza; ed appunto in quest’ultima località è stata identificata la torre indicata sulle carte dell’archivio parigino.

La nostra ricerca ci ha portato a Spinetta Marengo, al Museo (tel. 0131 216344) dove si può anche ammirare un plastico riproducente le linee telegrafiche Chappe realizzate nell’Italia governata da Napoleone.

adriano fogliasso

Pino Torinese, 29 marzo 2001
Riletto il 28 settembre 2008