/163/

19.
Contatti diplomatici
presso i governi di Francia e d’Inghilterra.

consegna del giovane Giorgio al collegio di prop.
[22.10.1850]
intelligenze prese con essa relativamente ad Aden.
Ciò fatto, consegnato il giovane Giorgio al Rettore del collegio Urbano per essere allievo del medesimo, e congedatomi dal S. Padre, dal P. Generale, e dal Cardinale Franzoni, sono partito per Marsilia, e per Lione, dove ho trattato l’affare della Missione di Aden per un soccorso, distinto da quello della Missione Galla, perché col tempo poteva darsi il caso di una separazione. Per questa missione stessa di Aden ho fatto conoscere al Consiglio come io lasciava in Aden il Padre Luigi Sturla con doppia qualità di mio Vicario Generale della costa, e di mio Procuratore per la missione dell’interno dei paesi Galla, affinché riconoscessero i suoi ricorsi, sia per Aden, e sia ancora per l’interno dei paesi Galla, dove io doveva andare. mia partenza per la Francia
[22.10.1850].
Ciò fatto sono partito per Parigi, dove ancora mi sono inteso coll’Consiglio centrale della Propagazione, come ho fatto in Lione.

[arrivo a Lione: 19.11.1850;
al consiglio: 22.11.1850;
a Parigi: 26.11.1850]
In Parigi, non essendovi ancora il Convento [dei Cappuccini], aveva preso stanza presso i Fratelli [p. 264] di S. Giovanni di Dio, dove sono rimasto circa tre settimane, perché aveva molti altri affari da trattare col ministero sopratutto. In Lione aveva conosciuto particolarmente il Marchese d’Herculais mio antico amico, il quale nella mia partenza mi aveva dato molte lettere di raccomandazione, fra le quali una per il Barone du Havelt. raccomandazioni a Parigi e simpatie ivi trovate. In casa di questo signore ho conosciuto Monsignor Valerga Patriarca di Gerusalemme col quale sono divenuto molto amico, ed abbiamo fatto molti affari insieme. Il Barone du Havelt ci faceva come di guida e di Procuratore, risparmiando così molte spese di vettura. Abbiamo fatto molte visite di persone influenti dei ministri, e dello stesso Presidente della Republica Luigi Napoleone.

Come già ho parlato da principio di questa storia, l’affare di Hodeida contro la Porta divenuto importante al ministero. passando a Hodejda sono stato come obligato dal rappresentante del gran Scierif capo del governo di Hodejda di scrivere al governo Francese una mia raccoman- /164/ dazione per ottenere una protezione contro la Sublime Porta, la quale cercava d’impadronirsi del Jemen. Come erano passati alcuni anni io non mi aspettava più di essere interpellato a questo riguardo; invece sono stato molto interpellato, sia dal Presidente della republica, sia ai due ministeri degli esteri, e della marina, e sia da molti deputati che si occupavano dell’Oriente. Questo affare mi diede in quel momento a Parigi una tale importanza [p. 265] che con grandi istanze fui pregato di recarmi a molti congressi diplomatici, ed invitato a pranzo da molte persone di gran riguardo. Parlando io aveva lasciato conoscere molte cose intese nei varii paesi di quelle coste, tanto dalla parte dell’Asia, che da quella dell’Africa orientale.

domanda fattami dal ministro. Un giorno il Generale Lahitte Ministro degli esteri e capo del gabinetto mi mandò monsieur Fauger Capo di gabinetto diplomatico per l’oriente, e fui pregato di recarmi al ministero; vi andai con M.r Faujer, ed il ministro mi pregò di scrivere quello che avrei creduto interessare il governo le cose puramente diplomatiche in note particolari da restare secrete al ministero [e per] il testo poi avrei scritto un piccolo fascicolo, che il ministero si sarebbe dato l’incarico di stampare; io poteva scrivere [in] italiano e M.r Faujere era incaricato di tradurre in Francese.

publicazione di un mio manoscritto. Avendo in quel momento gran bisogno del ministero per alcune cose che mi erano state raccomandate anche dallo stesso Monsignore Dejacobis, non ho potuto rifiutarmi. Ho scritto un quinterno di cose puramente diplomatiche che ho consegnato al ministero. Quindi ho colto l’occasione per scrivere un bel quinterno da publicarsi sulla Propaganda mussulmana in Arabia e nelle Indie, il quale è stato tradotto in Francese, e publicato dal Burrò du Corrispondent giornale officiale del Ministero [p. 266] in quel tempo. Di questa brossura io ne ho ricevuto dieci coppie, e dieci altre coppie sono State mandate al ministero degli esteri a Londra, di dove io ho ricevuto una lettera di ringraziamento, e debbo dire che dietro di questo, io ho avuto molti aiuti per la costruzione della Chiesa e della casa dei missionarii di Aden.

l’originale manoscritto sopradetto mandato da me al P. Generale Venanzio:
deve trovarsi nell’archivio di Roma, o di Torino
Dopo che M.r Faugère ha finita la traduzione di questo mio manoscritto io ho spedito a Roma, al P. Generale Venanzio l’originale italiano, affinche lo mettesse negli archivii, come egli avrebbe creduto meglio. Non dubito che detto manoscritto debba trovarsi ancora attualmente o nell’archivio generale, oppure nell’archivio della Procura Generale. Debbo poi ancora aggiungere, che in seguito ho ricevuto molte lettere di congratulazione per questa publicazione frà le altre una del Conte Chanbòr, in una sua lettera al Baron du Havek, la quale si trova nelle /165/ raccolte delle lettere del medesimo stampate in Francia. Quindi per finirla in questa materia [rivoluzione:
1857-1858]
nell’occasione della rivoluzione dei mussulmani che ebbe luogo nelle Indie, se non erro, nel 1856. mi arrivarono molte lettere di congratulazione all’interno, nelle quali fui trattato da Profeta per avere predetto questa rivoluzione nel suddetto fascicolo.

sono partito per Londra col passaporto sotto nome di Bartorelli
[15.2.1851].
Tutti questi lavori mi ritardarono il viaggio d’Inghilterra di tre settimane; ma pure bisognava andarvi. Ne ho parlato al ministro Lahite, e l’ho pregato di darmi un passaporto sotto il nome di Bartorelli, nome di famiglia dalla parte di mia madre, ed egli mi diede un passaporto con una lettera all’ambasciata Francese, nella quale ordinava di assistermi in tutto ciò [p. 267] che avrei avuto bisogno per eseguire i miei affari, e di farmi accompagnare da persona onorata dell’ambasciata con vettura a carico della medesima; mi volle pagare il viaggio per l’andata e ritorno, aggiungendo ancora qualche somma per le spese che potevano occorrere. Così un bel giorno, preso congedo dagli amici, ho preso il passaggio direttamente per Londra.

Arrivato a Londra, per assicurarmi di poter restare incognito prima di andare all’Ambasciata Francese ho voluto andare direttamente dal Cardinale Wisman, perché egli conoscendomi, senza pensarvi avrebbe potuto scoprire la mia condizione di Vescovo. Ho dato qualche cosa ad una guida, la quale non avendo ben compreso le mie parole mi portò dall’Arcivescovo di Londra. Arrivato là, suonato ii campanello, ho domandato alla persona che mi aprì se vi era il Cardinale Wisman, ma quella persona mi disse[:] forse Ella si è sbagliata qui sta l’arcivescovo anglicano, aspetti un momento e vengo: aspettai un momento, subito venne, e politamente mi accompagnò dal Cardinale Wisman. Egli stesso suonò il campanello, disse al domestico, questo signore si è sbagliato e venne da noi; ciò detto mi salutò, e ringraziatolo se ne andò.

Il cardinale mi ricevette molto cortesemente, e [per] la prima cosa gli ho detto che aveva il passaporto coi nome di Bartorelli per essere più libero in quella circostanza di persecuzione per lui; dimostrazioni pro e contro il nuovo cardinale in Londra. era proprio il momento in cui il protestantismo [p. 268] di Londra faceva gli ultimi sforzi contro il Cardinale, mettendo con denari in movimento la bassa plebe, e gli faceva fare delle dimostrazioni più ridicole che altro, alle quali le persone onorate, non solo non prendevano parte ma si dimostravano sdegnate. Mentre si stavano facendo tutte le più villane dimostrazioni contro il Cardinale Wi[s]man, giorno e notte la sua casa era piena di gente, e non del basso popolo, ma della più alta aristocrazia, di modo che appena io poteva trovare un momento per discorrere da solo con lui.

/166/ grandi servizii prestatimi dal cardinale e dall’ambasciata francese. Sono andato pure dall’Ambasciadore Francese, il quale ricevendo le lettere del Ministro, mi ricevette in modo che non posso descrivere; egli avrebbe voluto tenermi presso di se, ma io ho rifiutato dicendo che non era abbastanza in etichetta inglese per assistere a tutte le società che si radunavano in casa sua, essendo venuto incognito per alcuni affari, e non voleva espormi a conversazioni nelle quali avrei politamente dovuto farmi conoscere. E per questa stessa ragione che non aveva acettato [ospitalità] presso altri amici. Io passava la mia giornata a girare la città di Londra, accompagnato qualche volta dal Segretario del Cardinale, e qualche volta dal canceliere dell’Ambasciata. Il mio alloggio però era l’albergo, benché avessi la mia camera presso l’Arcivescovo, ed anche presso l’Ambasciatore.

come ricevuto e come trattato al Ministero in Londra. Tanto il Cardinale, quanto l’ambasciatore si occuparono molto degli affari [p. 269] e non ho tardato a mettermi in contatto col ministero degli esteri e della marina. Al ministero vi era Palmerston, il quale era più Re che Ministro, io l’ho potuto vedere per pochi minuti, ma mi diede un capo dicastero che doveva occuparsi di me; ho veduto però il ministro della marina, di cui non mi ricordo più il nome. Ho significato la mia posizione o condizione di Vescovo in secreto, esternando il mio piano di restarmene incognito. Mi fecero molte questioni sull’Abissinia, dove [3.1.1848] di recente avevano mandato il Signor Walter Plauden come Console, e mi domandarono informazioni di lui, e del Signor Bel. Sentirono volontieri le mie relazioni sopra Ras Aly, e sopra Degiace Ubiè. Parlando poi di Aden mi dissero che il governo di là si lodava molto della missione cattolica. Allora presi la parola in favore del missionario, il quale non era riconosciuto, e non era retribuito, benché avesse tutto il peso di Cappellano di quasi mille soldati cattolici parte indiani, e parte europei. Ho parlato pure [parlato] della costruzione della Chiesa e della casa del missionario, di cui vi era tutto il bisogno. Questi signori allora mi dissero di dare una memoria distinta. anche la regina mi fu liberale assai. Avendo aggiunto se sarebbe stato conveniente presentare una memoria anche a S. M. la Regina; [osservai:] io nelle attuali circostanze non voglio domandare di vederla, tanto più che, essendo incognito, non potrei presentarmi colle dovute convenienze; va bene, disse, io verrò a trovarla con un uffiziale [p. 270] della corte della regina, il quale farà tutti i passi necessarii da questa parte; Ella prepari solamente tutte le memorie, e verremo da lei a prenderle all’albergo.

Prese tutte queste intelligenze coi due ministeri, sono andato all’ambasciata, e coll’ajuto del canceliere, furo[no] subito presentate le memorie, ed all’ora convenuta vennero tutti i suddetti all’albergo a trovarmi, /167/ e tutto andò a puntino, anche quello di S. M. la Regina. modo schietto e pronto degli impiegati nell’eseguire gli ordini. Come poi questi signori discorrendo esternavano sempre un desiderio di parlare, e cercare informazioni io dissi loro [che] si stava imprimendo una relazione, e che appena sortita l’avrei mandata da Parigi, dove io aveva premura di ritornare. Passarono appena due giorni che mi venne una risposta d’officio dal ministero, la quale mi diceva che tutti i documenti sarebbero mandati a Bombaj al governo, di dove tutti gli ordini dovevano partire per la regolarità, essendo Aden una stazione unita al governo delle indie. Da parte di Sua M. la Regina la cosa fù ancora più semplice, perché Essa mi fece rispondere che si sarebbe diretta alla banca di Aden, come soccorso privato.

Per ultimare l’affare non mi restava altro che far passar ogni cosa in testa del P. Sturla, oppure di qualunque altro missionario pro tempore, ed a questo riguardo ho dato una seconda memoria, sia al ministero, sia all’intendente della casa di S. Maestà [p. 271] adducendo per motivo che io doveva partire per l’interno, e non sarei rimasto abitualmente in Aden, ed anche per questo ebbi una pronta risposta affermativa.

tutti i documenti furono spediti a Aden diretti a Sturla. Di tutte queste lettere ho fatto un piego, e l’ho spedito in Aden al P. Sturla. Questi molto tempo dopo mi rispose che da Bombay furono fissate cento rupie al mese per il Missionario, coll’aggiunta [di un ordine] al governo di Aden di tener conto dei bisogni a misura che la costruzione della Chiesa si sarebbe fatta, per aggiungere [denaro] a titolo di sussidio, e di prestarsi, quando occorresse, per oggetti o per servizii occorrenti nella costruzione suddetta. La Regina poi mandò una volta per sempre un’ordine alla banca per venti mille rupie da ritirarsi a misura che l’opera si faceva.

prima di partire mie impressioni su Londra. Vorrei scrivere qui le [mie] impressioni che ho provato nella visita di questa gran Babilonia dei nostri giorni, ma non posso vagare troppo fuori dello scopo di questa mia storia, dirò solo che Londra nei suoi monumenti è cattolica, e posso dire forse con più sicurezza, che è cattolica nelle sue interiori tendenze più di quello che sia la nostra razza latina, perché Londra ha il sangue dei martiri che colà l’invita, un capitale di pazienza di tre secoli nei suoi cattolici che [che] la spinge, ed ho ferma fiducia che arriverà a tempo per consolare la Chiesa nelle sue più gravi ossilazioni [p. 272] di morte che gli tenteranno i suoi figli di razza latina passati in gran parte sotto il ferreo giogo del grande Oriente anticristo; il quale col coltello alla gola governa già i due terzi del mondo divenuto libero giuocando la sua libertà. Mentre diceva nei mio cuore [diceva:] evviva il carattere inglese di Londra, io ne sortiva ubriacco di simpatia.

/168/ partenza da Londra per Parigi
[18.2.1851].
la cattedrale d’Amien[s].
arrivo a Parigi.
Finiti i miei affari, e congedatomi dal Cardinale Visman, e dall’Ambasciata, sono partito la sera per arrivare la mattina seguente a sentire la S. Messa nella Cattedrale Ambianense e visitare uno dei grandi monumenti di architettura gotica di Francia. Veduta la Cattedrale di Amien[s] sono ritornato alla stazione per aspettare un secondo treno che doveva arrivare, venuto questi mi condusse a Parigi sul far della notte, e subito mi sono ritirato allo stabilimento dei fate bene Fratelli di S. Giovanni di Dio.

affare del console di Massawah presso il ministro. L’indomani volendo riprendere le mie operazioni, sono andato al ministero degli esteri per trattare un’affare che mi era rimasto, quello del Vice Console di Massawah. Alcuni europei avevano scritto contro il Vice Console Degoutin per l’affare della bandiera stata abbruciata dagli abissinesi discesi alla costa. Il ministero invece di compensare Degutin per la grave perdita sofferta a Umkullu, fu invece levato dal suo impiego, e messo in suo luogo un giovinotto senza famiglia e senza condotta, persona che non amava di restarvi. la missione d’Abissinia ed il consolato di Massawah. Come quel Vice consolato fù stabilito ad istanza [p. 273] della missione lazzarista, per la protezione degli europei, ma sopratutto dei cristiani abissinesi ben soventi [de]rubati e venduti in Massawah; sarebbe stato desiderabile che il ministero avesse consultato la Missione in questo affare, tanto più che la sola missione avrebbe potuto informare il ministero sulla vera posizione della questione sull’affare della bandiera abbruciata, essendo stata la Missione che prese parte attiva nelle trattative della pace trà il Governo di Massawah ed il Generale delle truppe abissinesi Blata Cuocabiè. Degutin aveva dei meriti[:] 1. perché fundatore del V.[ice] Consolato 2. Per aver molto attivato il commercio di Massawah in favore dell’Europa. 3. Benveduto dal Governo di Massawah, e dagli abissinesi. 4. Benveduto dalla missione, perché maritato con famiglia presentava un vero tipo di famiglia cristiana, cosa molto importante per l’Abissinia priva di matrimonio cristiano, epperciò senza ordine domestico.

il ministro giustifica Degoutin.
Cap.o Bisson.
Fr. Pasquale.
Il Ministro ha acettato la giustificazione del Signor De Gutin, ed anche decise di compensarlo, almeno in parte per le perdite avute nella discesa dell’armata abissina; ritornare poi sui suoi passi per rimetterlo in carica è una cosa che sorpassa il sistema del potere, epperciò stette fermo; ma avendo mandato un giovane, il quale, appena arrivato, non trovando di suo genio il paese, un bel giorno, consegnate le chiavi del consolato a M.r Bisson Capitano della Granuille [p. 274] bastimento appartenente all’armatore Regis di Marsilia, il quale si lagnava, mandò un’algerino a Vice Console di Massawah, il quale era divenuto cristiano per aver impieghi, ma [che] era mussulmano fanatico; ora questo nuo- /169/ vo console di Massawah, mussulmano come era, come poteva essere mandato a controllare la schiavitù dei Cristiani? Fatta questa osservazione al ministro, lo fece ritornare indietro, ed allora si risolse finalmente di mandarne uno della taglia di Degutin.

successione di varii consoli in Massawah.
venuto il console.
fr. Pasquale
[console dal 19.5.1850]
libero parte per Aden
[6.12.1852].
Tutto questo cangiamento di consoli portò a Massawa un’interregno di quasi tre anni senza vice Console [a Massawa], pendente il qual tempo fece quasi sempre le veci di Console il mio Fr. Pasquale, e non fù che all’arrivo di questo terzo Vice Console che io ho potuto ordinare a Fr: Pasquale di andarsene in Aden per la costruzione della nuova Chiesa e casa del missionario. Fratel Pasquale, benché non fosse un’architetto patentato, era tuttavia molto capace in questo genere, e mi aveva già presentato due dissegni rapporto a questo lavoro, dissegni che io feci esaminare in Europa da Architetti, dei quali approvato uno, ho mandato il decreto di [iniziare la] costruzione.

marche[se] Brignole-Sale;
notizia dei missionarii caciati
[23.7.1850];
mie grandi agitazioni.
Mentre io stava facendo in Parigi tutte queste operazioni, un bel giorno venne a trovarmi il Marchese Brignole Sale di Genova, uno dei più accreditati diplomatici Piemontesi, in tempo di Carlo Alberto, il quale si era ritirato da tutti gli impieghi nel 1848. per le novità della giovane Italia [p. 275] a cui Carlo Alberto prese parte; questo distinto personaggio, col quale io era stato molto in relazione in tutto il tempo dell’educazione dei figli del Re suddetto in Moncalieri, mi portò una lettera venutagli dall’Egitto, in cui si diceva che i miei missionarli Padri Giusto da Urbino, Cesare da Castelfranco, e Felicissimo da Cortemilia, che io aveva lasciato in Tedba Mariam, erano stati caciati di là, e si trovavano in viaggio per la costa di Massawah.

Questa notizia mi arrivò come un fulmine a sconcertare tutti i miei piani; solamente la lettera suddetta non era che una semplice lettera di un’amico, il quale gli scriveva dietro notizie volanti, e mi lasciavano ancora un barlume di speranza. Ad ogni modo non lasciava di molto conturbarmi, perche un ritorno alla costa di tutti quei missionarii sarebbe stato un passo retrogrado terribile per la missione. Questa stessa notizia non lasciò tuttavia di conturbarmi assai e procaciarmi grandi tentazioni, per parte di molti amici, i quali tendevano a non lasciarmi più partire, come in seguito si vedrà.

In questo stato di cose è naturale come io abbia dovuto precipitare tutte le mie operazioni di Parigi, per prendere al più presto le mosse verso Lione, dove ancora mi restavano molti affari da terminare, e dove mi aspettava il P. Agostino d’Alghero [p. 276] antico Prefetto di Mesolcina ed Esprovinciale che in Roma mi era stato dato come Segretario, e /170/ che io aveva lasciato in Marsilia per alcune operazioni da farsi colà ed in Lione.

mio arrivo in Lione
[23.2.1851]
[al consiglio: 28.2.1851]
presso m.r Franzoni esiliato:
sue idee.
mie tentazioni;
progetti col p. Lorenzo provinciale.
Terminate perciò alla meglio, ed al più presto le operazioni principali, sono partito per Lione, dove già da molti giorni, Monsignor Franzoni Arcivescovo di Torino colà esiliato da alcuni anni, mi aspettava con grande anzietà.

Arrivato a Lione andai subito da lui e mi parlò molto dell’esilio dei miei missionarii da Tedba Mariam; mi sono accorto che era una cosa intesa col Marchese Brignole Sale, il quale pure era aspettato in Lione per darmi l’ultimo assalto. Più conversava cogli uomini, più la mia agitazione cresceva, tuttavia ho sempre tenuto fermo. La provincia nostra di Torino di cui io era figlio, ed a cui apparteneva la missione, essendo tutta in disordine per la rivoluzione, e sotto i colpi della soppressione, non poteva più sperare gran cosa per l’avvenire. La Provincia dei Cappuccini di Francia era ancora da principio, ma prometteva molto, ed aveva per Provinciale il Padre Lorenzo d’Aosta, col quale già si era parlato di qualche cosa per l’avvenire; stetti con lui due giorni in conferenze, e si presero alcune risoluzioni per l’avvenire.

Era questa la prima operazione da farsi in Lione, e l’ho terminata per quanto era possibile in quel momento di gran tentazione per la Missione. Mi restava ancora di finire i miei affari col Consiglio della Propagazione, e coll’ajuto del Marchese d’Herculais, anche questo con una seduta [p. 277] del primo venerdì seguente fù terminata, sia relativamente alla missione di Aden, sia rapporto a quella dell’interno dei paesi Galla.

Tutto andava bene in Europa, solamente aspettava una lettera più decisiva sull’espulzione del missionari dell’interno, la quale sgraziatamente arrivò. lettera del P. Cesare
[2.10.1850]:
dispersione dei missionarii in Abissinia:
mia risoluzione meditata.
Era una lettera del P. Cesare da Castelfranco, la quale mi parlava dell’espulzione avvenuta da Tedba Mariam per la rivolta di quel clero eretico contro tutte le buone volontà dì Degiace Tokò Brillè; in seguito a questa espulzione il P. Cesare aveva preso la via del Gogiam. Il P. Giusto era andato a stabilirsi in Betlemme, ed il P. Felicissimo era disceso alla costa di Massawah in cerca di me. Tutti i missionarii dunque erano dispersi.

In Africa la situazione si era fatta molto difficile. Il mio cuore anelava una risoluzione di partire all’improvviso direttamente per l’Africa, ma da una parte io era aspettato a Roma dal P. Generale e dallo stesso Papa, dall’altra [c’erano i] due amici che io molto venerava come veri martiri della buona causa, i quali mi stavano dietro con altri piani, ed al /171/ postutto vi era l’affare di Aden per cui io era compromesso con promesse di quà e di là.

Con belle parole mi sono staccato dall’Arcivescovo Franzoni e dal Marchese Brignole, dicendo che il tutto si sarebbe finito in Roma, dove io era aspettato, preso congedo da questi, dal P. Provinciale, e dal Marchese d’Herculais, sono partito direttamente per Marsilia.

arrivo a Marsilia
[5.3.1851].
armatore Regis.
armatore Vital benefatto[re]
[p. 278] Sono arrivato a Marsilia, se non erro, il 10. Marzo 1851., e riposatomi due giorni, ho fatto visita all’Armatore Regis, il quale mi aspettava per informarsi sul conto del Capitano Bisson e del bastimento la Granuille di cui non aveva più notizie, ho fatto pure una visita a M.r Vidal, anche egli gran negoziante con molti bastimenti, e nostro insigne benefattore. Fatto questo ho pensato di pensare all’anima mia, e di consultare Iddio facendo un ritiro rigorosissimo sorto la guida di un bravo Confessore persona tutta di Dio. Ho detto perciò al P. Segretario di non lasciarmi più entrare nessuno; i piccoli affari restavano a lui, e gli affari più importanti aspettassero dopo [25.3.1851] la festa della SS. Annunziata.

ritiro rigoroso.
scopo del ritiro
Lo scopo di questo ritiro, oltre ai bisogni che naturalmente deve avere una persona dopo cinque anni passati nella vita di un ministero esteriore pieno di agitazioni di ogni genere, io intendeva poi particolarmente di pregare Iddio, affinché mi facesse conoscere la sua volontà rapporto alla tentazione, o piano che si voglia chiamare presentatomi da alcuni santi uomini in quel momento, piano che sarebbe stato inseparabile da quello di lasciare la missione Galla, a cui senza cercarla sono stato destinato dalla Chiesa. In tutti i dieci giorni di ritiro dopo gli esercizil di uso non ho fatto altro che domandare a Dio di conoscere la sua volontà. consiglio col confessore;
decisione di partire.
Fatta la mia confessione, ed esposto al Confessore il caso prattico suddetto, [p. 279] ho risolto di attenermi alla decisione del Confessore; questi mi disse queste parole = il mio consiglio è che Ella parta subito, e metta in sicuro il capitale del suo apostolato da tutti [gli] attacchi laterali per ben coloriti che siano; ben inteso ciò, se Ella non ha segnali più chiari da Dio = Sentito questo ho lasciato di pensarvi, pensai solo a celebrare la mia S. Messa di chiusa; in questa una voce interna mi ripeteva sempre queste parole = metta in salvo il capitale del suo apostolato da tutti g[l]i attacchi ben coloriti... =

lettere a Roma
[30-31.3.1851].
lettere agli amici;
conferenza col p. Agostino
Celebrata la S. Messa ho scritto tre lettere per Roma, una al S. Padre, un’altra al P. Generale, ed una terza all’Em.mo Prefetto dl Propaganda; quindi due altre lettere, una all’Arcivescovo Franzoni, ed una seconda al Marchese Brignole. Quindi senza che nessuno sapesse il mio mistero, ho mandato il mio Segretario a vedere se partiva un Vapore per l’Egit- /172/ to; il Segretario ritornò dicendomi che un Vapore sarebbe partito la mattina dei 27. Marzo.

Sempre tenendo il più severo segreto, ho preso in disparte il Segretario e gli ho detto di preparare il mio bagaglio, a parte, e di preparare anche il suo per Roma per la prima partenza di Vapore per Civitavecchia. Quindi senza nulla dire, prendesse il biglietto di passaggio per me, e pensasse anche al suo; aggiunsi quindi le istruzioni a lui per Roma [p. 280] sia al Papa, sia al P. Generale, sia ancora all’Em.mo Prefetto.

libro pontificale, rituale, messale manoscritto. Passando a Marsilia per andare a Parigi aveva pregato il P. Maestro di farmi scrivere un manuale contenente le funzioni principali del prete e del Vescovo da un suo novizio, il quale avesse una scrittura cursiva, ma chiara e leggibile, e ciò per ogni caso di dover ridurre il mio bagaglio in piccolo, per dispensarmi dall’avere rituali, pontificali, e messali, e ciò per una circostanza straordinaria, che in Abissinia può accadere; tutto era già scritto, e vi feci aggiungere anche una Messa votiva della Madonna. Ho messo questo nella mia valigia.