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38.
Religione e poligamia di Mohammed Gura.
Catechesi: Trinità e Incarnazione.

Mahumed Gura Appena arrivati a Mullù non tardò ad arrivare il famoso Mahumed Gura con una bella pecora a noi, ed alcuni regali al capo della carovana. Mahumed Gura era un capo tribù fra i denakil con famiglia e figli; egli sopra le vicine montagne Galla era possessore di molti terreni con moglie di grande aristocrazia [p. 199] galla, e figli; egli aveva pure in Scioha terreni che gli diede il Re Menilik, con casa, moglie, e figli. sua religione Quest’uomo era uno di quegli originali fatti per tutti i paesi, il quale si adattava a tutti gli usi, ed a tutte le religioni. Egli nel suo paese era un vero Patriarca dankali gelosissimo delle sue tradizioni; fra i Galla era come uno del paese, parlava la loro lingua, e sedeva fra i vecchj in consiglio. Nel paese dello Scioha aveva una moglie fanatica musulmana, la quale lo obligava anche a fare il digiuno e la preghiera quando si trovava là con essa. Cosa sei tu? lo interrogai io una volta da solo, quale è la tua religione? sei tu Dankali? sei tu Galla? sei tu musulmano? io, rispose egli, sono dankali perché son nato dankali; non sono galla, perché vi adorano gli alberi ed il diavolo; sopratutto non sarò mai musulmano, perché vendono gli uomini, ed amano più i maschi che le femine. Io sono dankali, perché non conosco una religione migliore.

perché non sei cristiano? E perché non sei cristiano? allora gli dissi. Io non sono cristiano, mi rispose egli, perché essi adorano tre Dei, ed io stento [ad] adorarne uno. Io non sono cristiano, perché non posso comprendere il Cristo Dio e uomo; forze che il sole e la terra possono essere una cosa sola? Io poi non sono cristiano, perché i cristiani, dopo aver preso moglie, e [di] avere mescolato il loro sangue, e [di] aver fatto figli insieme, la caciano [p. 200] via, e ne prendono un’altra. Per tutto il resto poi io amo molto le feste, le chiese, le preghiere, e le dieci parole (decalogo) dei cristiani. Sopratutto perché essi non vendono schiavi, non amano che una sola moglie, e fanno limosina ai poveri. Io quando era piccolo /337/ faceva il Tabor coi miei compagni, come i ragazzi dei cristiani. (1a) Il mio Padre osservava il Felsità, (2a) e due volte ogni anno versava il sangue ai piedi del monte Azzelo, dove si trovano i Santi cristiani. (3a) Dopo la morte del mio Padre, il desiderio della pace cogli Ittu Galla, i quali discendevano soventi sopra i nostri pascoli di Mullà e contorni con grande pericolo delle nostre mandre, e delle carovane che vi passavano, mi son fatto Galla ed ho preso moglie in quel paese. Per questo medesimo motivo ho preso anche una moglie musulmana in Iffat di Scioha, per diventare anche là come [uno] del paese, e poter trattare gli interessi del mio paese coll’Abegaz, e col Re. Oggi con tutti questi imbrogli non posso più farmi cristiano, perché mai potrò risolvermi di lasciare queste mogli, dopo di avere mischiato il mio sangue con esse, e di essere divenuto padre di figli colle medesime. Ecco le mie ragioni, per le quali io non posso farmi cristiano.

la gran difficoltà di lasciare le mogli Che bel cuore avete voi, o caro Mahumed Gura, gli dissi io, ma sapete che siete ammirabile! Solamente ditemi una cosa: questo vostro attaccamento, e questa vostra fedeltà a tutte queste vostre mogli ha per fine di piacere a Dio vostro creatore e padrone, o piuttosto quello di piacere alle mogli, opure ad una cieca ripugnanza [p. 201] del vostro cuore appassionato? Non credo che siate persuaso con ciò di piacere a Dio, avendomi voi già lodato i cristiani, perché prendono una sola moglie, come cosa più perfetta. Pure [è] evidente adunque che questa vostra estrema delicatezza di non ripudiare le vostri mogli non sia per rispetto a qualche legge divina che proibisca di lasciare una donna colla quale vi è stata qualche relazione carnale, ma piuttosto una tenera passione che vi unisce alla medesima. Ciò posto, invece di lodare la vostra delicatezza morale, o caro, io vi domando permesso e vi ricordero il proverbio del leopardo, come suol raccontarsi nel vostro stesso paese (1b), oppure /338/ quella [leggenda] dell’unione sessuale dei rospo (2b) in bocca a tutti. In ciò, mio caro, invece di onorare troppo l’unione con una donna qualunque, io vi esorterei ad alzare il vostro cuore dal pantano dell’amore naturale, verso Dio, verso la giustizia colla vostra prima moglie, l’unica vostra vera moglie, la quale divide con voi l’eguale diritto di fedeltà conjugale che voi pretendete. Questo solo è nobile e discende dal Cielo.

due altre difficoltà Ciò detto di passaggio, vengo ora a sciogliervi le due altre difficoltà che vi impediscono di farvi cristiano, quella cioè che noi cristiani crediamo a tre Dei, e quell’altra relativa a Cristo Dio e uomo, perché il sole non può essere una cosa sola colla terra. [p. 202] il mistero della ss. Trinità In quanto alla prima difficoltà, sappiate che è una vera calunnia dei mussulmani. Quella che noi diciamo Trinità di Dio, [significa che] non sono tre Dei di diversa natura, ma sono solamente due qualità diverse, e distinte fra [di] loro, ma tutte [e] due essenziali allo stesso Dio che noi di necessità confessiamo [essere] un solo, e non due, e non tre. Benché questo sia un gran mistero, perché Iddio Infinito non può essere compreso nella sua natura divina dal uomo dotato di facoltà molto limitate, perché la fede per essere tale, e tributo sincero della nostra creata intelligenza verso il suo creatore, dovrà sempre ancora essere involta da una nube che segna i limiti del creato e finito, dall’increato ed essenzialmente infinito; Ciò non ostante con alcune parità, oppure esempi che vogliamo chiamargli, studierò di farvi capire questa gran verità, o mistero della fede cristiana.

una domanda a Maometto Gurra È inutile che io vi domandi se il sole è un solo, oppure due, o anche tre, perché voi subito mi risponderete, io non sono matto per dirvi che sono due [i soli] oppure tre, non vedendone che un solo, il quale ben soventi coi suoi raggi [mi] scotta la mia testa, le mie mani, e le mie gambe, ed abbaglia, oppure offusca i miei occhj. Voi mi rispondete molto bene nel dire che il sole è un solo, e ne io, ne voi siamo matti per dire che sono due. il sole uno e trino Ma ditemi di grazia, credete voi che il raggio del sole, il quale vi scotta la testa o le vostre gambe sino a rendervi ammalato sia la stessa cosa con quello che vi abbaglia gli occhj vostri o gli offusca sino a rendervi cieco? voi forze mi direte di sì, ma pure io debbo dirvi di no, essendo quello che vi scotta il calore del sole, e /339/ quello [p. 203] ché [vi] abbaglia i vostri occhi, e gli offusca sino ad acciecarvi, la sua luce, due cose molto diverse e distinte, e talmente distine, che per persuadervi ho bisogno di ricorrere ad un’altro esempio, similitudine, o fatto, altrimenti, stenterete a persuadervene; anzi arriverete a darmi del matto, perché ve lo assicuro. prove di fatto Andiamo al fatto: prendete un ferro oppure una pietra fredda e quasi ghiacciata, mettetela al sole, essa dopo mezz’cira o al più un’ora la troverete calda e quasi rovente, perché ha radunato molto calore, e se vi mettete un uovo sopra l’arena riscaldata dal sole, dopo un’ora lo troverete anche cotto a forza di calore radunato. Ora prendete questo ferro, questa pietra, quest’ovo portatelo in luogo oscuro, essi conserveranno [per] un certo tempo il calore radunato, ma essi potranno servirvi di lume colla luce radunata? certamente no, voi direte; dunque tutti quegli oggetti han ricevuto dal sole il calore e non la luce, e non avendola ricevuta non l’hanno conservata; dunque il calore del sole, e la sua luce sono cose diverse e distinte. Per questa ragione, anche andando al sole cogli occhi chiusi non vedete, benché la luce investa in vostro corpo, perché l’occhio solo è fatto per ricevere la luce e dar vita all’occhio.

applicazione a Dio[:] la trinità di Dio Così, in certo modo, possiamo dire di Dio vero sole e delle due qualità diverse, e distinte che si trovano in lui, le quali, unite a Dio, formano tre che noi chiamiamo Trinità Santissima. Ma andiamo avanti nella similitudine: senza, il sole tutto è morto in questo mondo, non solo [p. 204] perché in lui e per lui nasce il movimento di ogni cosa, ma anche perché senza di lui ogni movimento sarebbe un movimento cieco e senza una norma o ragione, oppure forma di esistenza, la quale regga quel movimento medesimo, e questa si chiama idea, o verbo in Dio; questa idea è la forma o ragione di ogni cosa, la quale ha preceduto la creazione di ogni cosa. Come poi in Dio tutte le qualità essenziali e relative sono infinitamente perfette e realmente distinte fra loro; in modo, che una non può essere l’altra, esse sono e devono chiamarsi anche persone distinte. Ecco in breve un’idea di ciò che i cristiani chiamano, unità e trinità di Dio, uno in natura, e trino in persone. Queste tre persone sono distinte fra [di] loro in modo che una non può essere l’altra, ma in natura non sono separate, e formano un Dio solo;

Caro Maumed Gura, io finisco la mia risposta sopra la trinità di Dio, perché voi non conoscendo i libri santi dei cristiani, ho dovuto condurvi per un campo e seminato intelligibile al vostro paese, altrimenti con altra persona già abituata in queste materie, sarei appena da principio della mia conferenza per provare che i Cristiani credono [in] un Dio solo in tre persone, che si chiamano[:] Padre, Figliuolo, e Spirito San- /340/ to. sul Verbo incarnato Passo quindi a rispondete all’altra difficoltà riguardo a Cristo, che voi mi opponete dicendomi di non poter comprendere, come Cristo possa nel tempo stesso chiamarsi Dio e uomo. Anche [p. 205] questa difficoltà voi non l’avete certamente sentita dal vostro Padre, ma in ciò ancora avete parlato il linguagio dei mussulmani, i quali sono pagani peggiori ancora di voi. argomento contro i musulmani Vedete, caro mio, i mussulmani conoscono Iddio, come l’ultimo schiavo di casa vostra conosce i misteri più segreti del vostro cuore e della vostra casa. Per convincervi di questa gran verità voglio servirmi della stessa preghiera che il loro così detto profeta Maumetto ha insegnato loro, e di quella che il nostro Signore Gesù Cristo ha insegnato a noi cristiani. Difatti ascoltatemi un momento, e sarete persuaso di quanto vi ho detto. differenza dei cristiani dai musulmani Quall’è la preghiera dei musulmani? Hallah akbar, la quale significa[:] Iddio è grande... mentre prostrati, come sapete meglio di me, battono della testa in terra,.. All’opposto, quall’è la preghiera che Gesù Cristo ha insegnato ai suoi cristiani? voi, disse loro, alzati gli occhj vostri al cielo, direte, Padre nostro che siete nel cielo. Ora giudicate voi, mio caro, i cristiani guardano il cielo come loro patria, e chiamano Iddio come loro padre qualificandosi come figli; dunque, non pare a voi che i figli di casa non debbano saperne di più che i schiavi?

il sole e la terra Ciò posto io incommincio per battere la vostra ragione, che cioè il sole non possa essere una cosa sola colla terra, e vi assicuro, che questa nostra terra senza il sole non potrebbe sussistere, e tanto meno essere abitata da noi. Vi sembrerà questa una mia stravaganza, oppure un grande mio [p. 206] sproposito; eppure è questa una grande verità. una bella similitudine Noi siamo soliti [a] calcolare il sole nel solo disco visibile di una grandezza quasi simile alla luna; ma il disco o la figura solare non è che il centro del sole, come la regia del Re Menilik è il centro di tutto il suo regno; ora, come sarebbe uno sciocco chi dicesse che il regno di Menilik sia limitato al solo Ankober città di questo principe; così il gran calcolista suole calcolare la grandezza del sole in tutte le sue dipendenze, dove egli arriva colla forza del suo calore e della sua luce, le quali sono emanazioni sortite da quel centro. In questo senso la nostra stessa piccola terra, ed una gran parte degli astri, si possono dire come ovicoli nel seno della madre, dalla quale ricevono la loro vita e tutti i loro movimenti. In questo stesso senso, caro mio Maometto Gurra, non sarebbe più una stravaganza, oppure uno sproposito mio il dire che questa nostra stessa terra riconosca in certo modo la sua stessa esistenza nel sole.

Una volta dilatate così le nostre idee, ci sarà più facile comprendere il /341/ gran mistero della divinità e dell’umanità del nostro Signore Gesù Cristo, di cui il stile e la terra ne sarebbero la semplice figura. idea di Dio e degli spiriti Prima di tutto dobbiamo noi formarsi una giusta idea del nostro buon Dio, il quale non è un’essere come noi piccolo, che ha bisogno di un luogo determinato per esistere, [p. 207] fuori del quale luogo noi siamo più niente; Iddio invece è un’essere infinito, in tutta la terra, ed in tutto il mondo, ma ancora fuori del mondo. Egli, come creatore, esisteva già prima di tutte le cose create, e prima che altre esistenze determinassero uno spazio, egli era l’unico essere esistente nello spazio e fuori di esso, e tale continuò ad essere nella sua qualità di conservatore e vivificatore di tutto il creato. loro esistenza che si sente Noi poi abituati alle creature sensibili che si vedono cogli occhj materiali, e si toccano colle nostre mani, stentiamo [a] formarsi un’idea, non solo di Dio creatore, ma di tutti gli altri esseri spirituali creati da lui, come le anime nostre e la natura angelica. Tuttavia una voce secreta dal fondo del nostro cuore ci avverte che Iddio non è lontano, e quando siamo tribolati, per un certo naturale bisogno di appellarci a Lui, oh mio Dio! diciamo, e siamo intimamente persuasi di essere sentiti e veduti da Lui; dimmi la verità! non è vero, o caro mio Maometto? Lo stesso ci arriva dell’anima nostra; e di certi Spiriti tanto boni, che cattivi che girano intorno a noi; una certa voce del cuor nostro si fa sentire nostro malgrado che l’anima nostra pensa e risolve ben soventi contro il pronto della carne, ci parla di ajana, di ucabie, e di diavoli, non è vero?

Ora tutti questi esseri che non si vedono, non si toccano, ma pure si sentono, esistono in luogo e fuori di luogo; essi sono spiriti di una natura e qualità che non si può misurare da noi [p. 208] essi sono sempre intieri dovunque, ed in tutti i luoghi, e sono indivisibili; l’anima nostra è sempre intiera e vivente in noi, ed in qualunque parte della nostra persona. Così Iddio è sempre uno, intiero e vivente in noi, intorno a noi, ed in tutti i luoghi del mondo e fuori di esso; anzi, secondo le parole di un grande oracolo che si chiama S. Paolo, noi stessi viviamo in Dio, ci moviamo in Dio, ed esistiamo in Dio, come il pesce vive, si muove, ed esiste nell’aqua. la fede nel uomo-Dio Ora, o caro, [se] ciò [è] ben fisso nella nostra mente, non è più difficile comprendere come un uomo, senza lasciare di essere uomo a noi eguale, può in modo tutto particolare e misterioso, come sono per lo più tutte le operazioni divine, può trovarsi personalmente, non solo unito, ma posseduto dalla divinità, divenuta una persona sola coll’umanità, come un piccolo lume si trova assorbito da un gran lume. Caro padre mio, io ho sentito oggi dalla sua bocca, esclamò quì il nostro Maometto Gurra con grande entusiasmo, delle /342/ cose mai sentite, e mi pare di aver sentito Iddio stesso [a] parlare; no, io non dubito più che Cristo possa essere nel tempo stesso Dio e uomo.

differenza tra la cognizione e la fede Dunque Maometto Gurra sarà divenuto cristiano, mi dirà quì qualcheduno che leggerà queste mie memorie: no, non è questa ancora la legittima e naturale conseguenza, perché l’aver conosciuto è una cosa, l’aver creduto è tutt’altra cosa: il conoscere è un’atto naturale del uomo, e può aver luogo senza [p. 209] alcun merito della persona che conosce; il credere poi è un’atto di sua natura sopranaturale che discende dal Cielo, come prodotto della grazia; non tutti i dotti sono cristiani frà gli stessi nostri cristiani si trovano molti che conoscono, e forze pochissimi quelli che veramente credono con una fede sopranaturale e cristiana. La scienza invece di aggiungere merito, e di avvicinare maggiormente a Dio, lo distrugge anzi e lo allontana di più col divenire un’esca del suo orgoglio. Quanti dottoroni non portano in testa una biblioteca di scienze, senza possedere la fede di una donniciuola? risultato di Maometto Gurra Il nostro Maometto Gurra, non arrivò a tanto di meritarsi il titolo di dottore, perché non lasciò di essere un denakil, ma arrivò al punto da farmi ovunque dei grandi elogi, di lodare molto i cristiani, ed anche sino a gloriarsi di esserlo, ma poi, da quanto mi risulta, essendo ancor vivo in questi ultimi tempi, egli rimase sempre colle sue mogli, e forze ne avrebbe ancora aggiunto un’altra cristiana in onore del cristianesimo che in seguito onorò sempre ed amò sinceramente, come suole arrivare all’asino che porta il fieno o l’orzo, e poi muore di fame.

Difatti incomminciando da quel giorno in Mullù il nostro Maometto Gurra si affezionò molto a noi e ci fece grandi servizii. mercato in Mullù
[28.2.1868]
Noi siamo rimasti un giorno intiero in Mullù, dove vi fu un mercato [p. 210] e si radunò anche molta gente, venuta anche dalle vicine montagne degli Ittu Galla. Noi tre europei eravamo chiusi in una specie di camerino provisoriamente fabricato a forza di involti. Il consorso di gente curiosa di vederci faceva forza alle nostre guardie, ed i nostri di casa non bastavano per tenergli indietro. Maometto Gurra, come uomo di autorità, sia coi denakil, sia coi Galla, ebbe [d]a fare tutto il giorno per custodirci. Ma non fu solamente questa la sua sollecita occupazione in nostro favore, egli, sia dalle proprie case, sia ancora da quelle di alcuni suoi amici ci fece venire qualche cosa da mangiare; dai Galla che sono coltivatori ci fece venire un poco di pane fresco, ed una polenta di lusso con molto butirro. Dai suoi fratelli denakil poi, fece venire molto latte coagulato, ed un poco di butirro fresco. Il mercato di Mullù non è un gran mercato; vi si trovano alcuni centinaja di persone la più parte donne, le /343/ quali portano per lo più farina o grani per le carovane, e vi si trovano delle tele americane bianche o nere. Si trova anche butirro, o latte coagulato che cangiano con verroterie.

alcuni furti fatti dal capo In Mullù il nostro capo della carovana passò il giorno vendendo tele nere e bianche delle nostre in piccoli detagli per il suo vantagio. Nella sera alcuni fidi nostri ci portarono molti detagli di simili furti; [p. 211] ci vendette molto pepe ed altri oggetti nostri venuti dal mare, anche commestibili necessarii alla nostra sussistenza. Alcuni erano di parere di fare riclami, ma poi si giudicò più a proposito [di] mantenere il nostro sistema di pazienza per la sola ragione che eravamo ancora troppo lontani per sollevare questioni. partenza da Mullù
[29.2.1868];
Dopo le tre di sera il mercato era già tutto sciolto, e mentre noi credevamo di passarvi la notte, tutto all’improvviso sortì l’ordine di partenza, e si fecero ancora alcune ore di viaggio delle stessa sera. ragioni della partenza Alcuni cercavano di fare alcune osservazioni al capo della carovana, ma egli fù inesorabile, lasciate, disse Maometto Gurra nostro sincero amico, meglio andare, perché la notte dopo il mercato è raramente tranquilla, meglio passarla in luogo incognito. Difatti si camminò alcune ore, e quando si fece notte si scaricarono i cameli, affinché i male intenzionati da lontano non potessero vedere dove ci eravamo fermati.


(1a) Tabor, festa della transfigurazione di N. S., la quale in Abissinia presso i cristiani è festa dei piccoli ragazzi, che in detto giorno trattano [con] i loro compa[gni] in una nuova capanna fatta a parte per questo. [Torna al testo ]

(2a) Felsità è il digiuno di 15 giorni precedenti l’Assunzione della Madonna; è il più sacro digiuno dell’Abissinia, pendente il quali si fanno molte preci. [Torna al testo ]

(3a) Azzelo è un’antico vulcano, il quale si trova alcune leghe a levante del fiume Awaz, e non a ponente di questo stesso fiume, come lo fanno alcune carte. È una specie di luogo mitologico che si attacca alla storia dell’Abissinia cristiana di alcuni secoli prima, come dirò più tardi parlando della mia colonia. Versare il sangue vuol dire fare sacrifizii mosaïci. [Torna al testo ]

(1b) Il leopardo appena gettatosi sopra una vittima umana, presala per il collo, e gustato il suo sangue, muore, ma non la lascia più, fino a tanto che l’ha succhiato tutto per lasciarla esangue, perché vi trova gusto. [Torna al testo ]

(2b) Si trovano ben soventi due rospi morti nel loro concubiro sull’aqua stagnante, morti per eccesso di amore naturale, spargendo gli ovicoli fecondati per la propagazione della specie. Gli indigenì si servono di questa storia per significare l’attaccamento di due amanti. Si noti che per lo più i selvaggi non sogliono distinguere la rana dal rospo, motivo per cui essi considerano la rana immonda come il rospo. [Torna al testo ]